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AMBIENTE, AGRICOLTURA
Messico senza nuvole
Manuela Cartosio
2009.08.28
«Speriamo che gli uragani si dirigano verso il Messico». E' un augurio paradossale e sconveniente, soprattutto se a formularlo sono delle autorità pubbliche. Ma la siccità sta mettendo a dura prova il Messico al punto che non resta che sperare negli uragani. Oppure, riferisce El País, si invoca la Vergine di Zapopan perché faccia piovere. Proprio in questi giorni la statuetta della Vergine, fatta di canna da zucchero, viene portata in giro a Guadalajara, nello Stato di Jalisco, uno tra i più colpiti dalla siccità.
E' stato il luglio meno piovoso degli ultimi 60 anni, in Messico. Le precipitazioni sono state inferiori del 18% rispetto alla media. Peggio che nel 1994, quando erano scese del 14%. Colpa del Niño, si dice sbrigativamente in questi casi, per evitare di addentrarsi nel complicato fenomeno climatico che coinvolge l'Oceano Pacifico e l'atmosfera. In un paese dove la metà dei 21 milioni di ettari coltivati dipendono dalla stagione delle piogge, le conseguenze della siccità sono drammatiche e facilmente intuibili. Già ora si calcola sia stato perso il 2% della produzione agricola nazionale. Se non pioverà nel giro di qualche settimana, avverte la Confederazione nazionale degli agricoltori, si perderanno i raccolti di un terzo della superficie coltivata e 10 milioni di capi di bestiame soffriranno la sete.
Nello Stato di Jalisco, secondo produttore nazionale di mais, il raccolto potrebbe essere dimezzato. Vengono da lì il 20% del latte e il 50% delle uova che si consumano in Messico. La produzione di latte è già crollata del 30% (mentre il prezzo alla stalla è cresciuto del 25%). Se non pioverà a breve, gli effetti negativi si moltiplicheranno l'anno prossimo perchè la scarsità d'acqua deprime la fertilità delle mucche.
Ma non tutti i problemi «cadono» dal cielo. Alla siccità si somma lo spreco d'acqua. I dati dello scialacquamento messicano assomigliano parecchio a quelli nostrani. Il 36% dell'acqua potabile si perde nei meandri di una rete idrica obsoleta e colobrodo. Gli abitanti di Città del Messico - 25 milioni se si considera l'intera area urbana, pari a un quarto dell'intera popolazione messicana - consumano ovviamente parecchia acqua. Ma molta ne sprecano. L'amministrazione della capitale ha cercato di metterli in riga aumentando le tariffe e imponendo delle multe per il sovraconsumo. Gli effetti per ora non si sono visti.
In Kenia la siccità, che in diverse regioni si accanisce da più stagioni, il conto l'ha già presentato. Ed è crisi alimentare conclamata. A lanciale l'allarme è l'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione che in Kenia assiste 2,6 milioni di persone. Sarebbe indispensabile assicurare il cibo almeno a un altro milione di persone, afferma Burkard Oberle, direttore del World Food Programme in Kenia, «ma mancano i soldi». (Il Wfp registra quest'anno uno sbilancio senza precedenti di 3 miliardi di dollari. I paesi donatori donano sempre meno.) La siccità in Kenia ha decimato il bestiame e ridurrà di un terzo la produzione di mais. La popolazione più povera ha ridotto il numero dei pasti, mangia cibi più economoci e di scarso valore nutritivo. Molti migrano negli slums, quasi tutti si indebitano. Tra i bambini sotto i 5 anni la percentuale della malnutrizione grave supera il 20% (la soglia d'emergenza fissata dagli organismo internazionali è il 15%).
E' stato il luglio meno piovoso degli ultimi 60 anni, in Messico. Le precipitazioni sono state inferiori del 18% rispetto alla media. Peggio che nel 1994, quando erano scese del 14%. Colpa del Niño, si dice sbrigativamente in questi casi, per evitare di addentrarsi nel complicato fenomeno climatico che coinvolge l'Oceano Pacifico e l'atmosfera. In un paese dove la metà dei 21 milioni di ettari coltivati dipendono dalla stagione delle piogge, le conseguenze della siccità sono drammatiche e facilmente intuibili. Già ora si calcola sia stato perso il 2% della produzione agricola nazionale. Se non pioverà nel giro di qualche settimana, avverte la Confederazione nazionale degli agricoltori, si perderanno i raccolti di un terzo della superficie coltivata e 10 milioni di capi di bestiame soffriranno la sete.
Nello Stato di Jalisco, secondo produttore nazionale di mais, il raccolto potrebbe essere dimezzato. Vengono da lì il 20% del latte e il 50% delle uova che si consumano in Messico. La produzione di latte è già crollata del 30% (mentre il prezzo alla stalla è cresciuto del 25%). Se non pioverà a breve, gli effetti negativi si moltiplicheranno l'anno prossimo perchè la scarsità d'acqua deprime la fertilità delle mucche.
Ma non tutti i problemi «cadono» dal cielo. Alla siccità si somma lo spreco d'acqua. I dati dello scialacquamento messicano assomigliano parecchio a quelli nostrani. Il 36% dell'acqua potabile si perde nei meandri di una rete idrica obsoleta e colobrodo. Gli abitanti di Città del Messico - 25 milioni se si considera l'intera area urbana, pari a un quarto dell'intera popolazione messicana - consumano ovviamente parecchia acqua. Ma molta ne sprecano. L'amministrazione della capitale ha cercato di metterli in riga aumentando le tariffe e imponendo delle multe per il sovraconsumo. Gli effetti per ora non si sono visti.
In Kenia la siccità, che in diverse regioni si accanisce da più stagioni, il conto l'ha già presentato. Ed è crisi alimentare conclamata. A lanciale l'allarme è l'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione che in Kenia assiste 2,6 milioni di persone. Sarebbe indispensabile assicurare il cibo almeno a un altro milione di persone, afferma Burkard Oberle, direttore del World Food Programme in Kenia, «ma mancano i soldi». (Il Wfp registra quest'anno uno sbilancio senza precedenti di 3 miliardi di dollari. I paesi donatori donano sempre meno.) La siccità in Kenia ha decimato il bestiame e ridurrà di un terzo la produzione di mais. La popolazione più povera ha ridotto il numero dei pasti, mangia cibi più economoci e di scarso valore nutritivo. Molti migrano negli slums, quasi tutti si indebitano. Tra i bambini sotto i 5 anni la percentuale della malnutrizione grave supera il 20% (la soglia d'emergenza fissata dagli organismo internazionali è il 15%).




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