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ENERGIA
Jadarite e bastnasite
Manuela Cartosio
2009.09.02
Appena finiranno le guerre per il petrolio, cominceranno quelle per il litio. E' uno degli esempi usati da David Rothkopf (su Il Sole 24 ore di domenica scorsa) per avvertirci che la green economy non sarà indolore. Senza batterie a ioni di litio, niente auto elettriche. Tre quarti delle riserve mondiali conosciute di litio sono concentrate nel deserto di Atacama, tra la Bolivia e il Cile. Ovvio prevedere che, per metterci le mani sopra, si scateneranno conflitti globali.
Non confligge, anzi srotola il tappeto rosso alla multinazionale Rio Tinto, il governo della Serbia. Il colosso minerario ha confermato l'intenzione di sfruttare i giacimenti di jadarite. Dal minerale, chiamato così perchè il giacimento si trova nei pressi del fiume Jadar, si ricava carbonato di litio. In quantità notevoli, precisa il governo serbo, sufficienti a soddisfare la domanda europea di litio «per diversi decenni». Una domanda che crescerà ogni anno del 10%. Il litio, oltre che per le batterie delle auto ibride, è usato nei cellulari e nei computer. A identificare la jadarite nel 2006 era stato Chris Stanley, del Museo di storia naturale di Londra. La notizia fece un certo scalpore perché la formula della jadarite assomiglia a quella fantasiosa della kryptonite, che esiste solo nei fumetti e nei film di Superman (nella seconda c'è il fluoro che nella prima non c'è).
Sembrerebbe un parto della fantasia anche la bastnasite. Invece, è un minerale da cui si ricavano materiali indispensabili per le auto elettriche e per le turbine a vento, come il lantanio e neodimio. Questi ultimi fanno parte delle cosiddette «terre rare», la serie di 15 elementi chimici che nella tavola periodica vanno dal lantanio al lutezio. Rientra in questa famiglia l'europio, che ebbe il suo momento di gloria con l'avvento delle tv a colori. Per produrre la Prius Toyota, l'auto ibrida più venduta nel mondo, occorrono 1 chilo di neodimio (per i magneti permantenti) e oltre 10 chili di lantanio (per la batteria). Bastano queste cifre per capire perché la Molycorp Mineral Limited scalpiti per riaprire la miniera a cielo aperto di Mountain Pass, in California. Si stima sia la più grande riserva al mondo di bastnasite, benedetta da una concentrazione di «terre rare» che arriva al 9%. Prima di poter arrivare al tesoro, dovranno passare un paio d'anni, necessari per togliere i 360 milioni di litri d'acqua che hanno sommerso la miniera, abbandonata qualche anno fa. Il motivo principale dello stop era stata la concorrenza cinese. La Cina, ricca di «terre rare», nel 2008 ha prodotto 139 mila tonnellate di materiali raffinati, pari al 97% della domanda globale. Finora i prezzi cinesi sono stati imbattibili. Ma la Cina nei prossimi anni esporterà meno «terre rare», le impiegherà per i suoi prodotti «verdi». Contemporaneamente, il green deal obamiano farà crescere la domanda interna. Quindi sfruttare la miniera di Mountain Pass tornerà a essere un'impresa remunerativa. Anche perché la Molycorp ha messo a punto un sistema d'estrazione più vantaggioso. L'obiettivo è di estrarre nel 2012 mille tonnellate di bastnasite al giorno, sufficienti per produrre 20 mila tonnellate di «terre rare» l'anno. Prima di buttarsi nell'impresa, Molycorp ha stretto una joint venture con un'azienda statunitense specializzata nella produzione di magneti permanenti (quelli che non hanno bisogno di uno stimolo esterno per generare un campo magnetico) e per finanziarsi ha rastrellato milioni di dollari tra gli investitori equity.
Non confligge, anzi srotola il tappeto rosso alla multinazionale Rio Tinto, il governo della Serbia. Il colosso minerario ha confermato l'intenzione di sfruttare i giacimenti di jadarite. Dal minerale, chiamato così perchè il giacimento si trova nei pressi del fiume Jadar, si ricava carbonato di litio. In quantità notevoli, precisa il governo serbo, sufficienti a soddisfare la domanda europea di litio «per diversi decenni». Una domanda che crescerà ogni anno del 10%. Il litio, oltre che per le batterie delle auto ibride, è usato nei cellulari e nei computer. A identificare la jadarite nel 2006 era stato Chris Stanley, del Museo di storia naturale di Londra. La notizia fece un certo scalpore perché la formula della jadarite assomiglia a quella fantasiosa della kryptonite, che esiste solo nei fumetti e nei film di Superman (nella seconda c'è il fluoro che nella prima non c'è).
Sembrerebbe un parto della fantasia anche la bastnasite. Invece, è un minerale da cui si ricavano materiali indispensabili per le auto elettriche e per le turbine a vento, come il lantanio e neodimio. Questi ultimi fanno parte delle cosiddette «terre rare», la serie di 15 elementi chimici che nella tavola periodica vanno dal lantanio al lutezio. Rientra in questa famiglia l'europio, che ebbe il suo momento di gloria con l'avvento delle tv a colori. Per produrre la Prius Toyota, l'auto ibrida più venduta nel mondo, occorrono 1 chilo di neodimio (per i magneti permantenti) e oltre 10 chili di lantanio (per la batteria). Bastano queste cifre per capire perché la Molycorp Mineral Limited scalpiti per riaprire la miniera a cielo aperto di Mountain Pass, in California. Si stima sia la più grande riserva al mondo di bastnasite, benedetta da una concentrazione di «terre rare» che arriva al 9%. Prima di poter arrivare al tesoro, dovranno passare un paio d'anni, necessari per togliere i 360 milioni di litri d'acqua che hanno sommerso la miniera, abbandonata qualche anno fa. Il motivo principale dello stop era stata la concorrenza cinese. La Cina, ricca di «terre rare», nel 2008 ha prodotto 139 mila tonnellate di materiali raffinati, pari al 97% della domanda globale. Finora i prezzi cinesi sono stati imbattibili. Ma la Cina nei prossimi anni esporterà meno «terre rare», le impiegherà per i suoi prodotti «verdi». Contemporaneamente, il green deal obamiano farà crescere la domanda interna. Quindi sfruttare la miniera di Mountain Pass tornerà a essere un'impresa remunerativa. Anche perché la Molycorp ha messo a punto un sistema d'estrazione più vantaggioso. L'obiettivo è di estrarre nel 2012 mille tonnellate di bastnasite al giorno, sufficienti per produrre 20 mila tonnellate di «terre rare» l'anno. Prima di buttarsi nell'impresa, Molycorp ha stretto una joint venture con un'azienda statunitense specializzata nella produzione di magneti permanenti (quelli che non hanno bisogno di uno stimolo esterno per generare un campo magnetico) e per finanziarsi ha rastrellato milioni di dollari tra gli investitori equity.





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