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AGRICOLTURA
L'acqua e il qat
Marina Zenobio
2009.09.05
Gli arbusti verdi che crescono nelle vallate tra le montagne di Haraz, nello Yemen, le cui vette possono arrivare anche a 3000 metri di altitudine, producono le foglie amare e dolcemente narcotizzanti del qat, consumate da sette milioni di yemeniti - praticamente un terzo della popolazione totale di questo paese della penisola araba, poco più di 20 milioni di abitanti.
Il qat - che in arabo significa arbusto e nel regno dei vegetali si chiama Catha edulis della famiglia delle Celastraceae -, è stato classificato come droga dall'Organizzazione mondiale della sanità nel 1980 perché contiene un alcaloide dall'azione stimolante che provoca stati di eccitazione e di euforia. Ma in Yemen il suo uso è tollerato, si consuma soprattutto in compagnia, le foglie vengono masticate per ore - mentre si sorseggia te o caffè - fino ad ottenere un pallina macerata da tenere tra denti e guancia, cosa che col tempo può provocare la deformazione della guancia stessa. Ma non è l'unica conseguenza, l'uso costante di qat può portare alla dipendenza psicofisica, all'insorgenza di seri problemi renali e gastrointestinali, mentre la continua masticazione può danneggiare denti e gengive. Per soddisfarne la sempre più crescente richiesta tra la popolazione yemenita, le coltivazioni di Catha edulis si espandono a vista d'occhio su tutto il territorio nazionale (in 10 anni da 80 mila ettari è passata ad occuparne 145 mila) provocando danni non indifferenti anche per quanto riguarda le già limitate riserve di acqua sotterranee.
L'allarme, raccolto da Ips, è stato lanciato dall'idrogeologo del ministero per l'acqua e l'ambiente yemenita Noori Gamal secondo il quale il suo paese ogni anno può contare su 2500 milioni di metri cubi di acqua da fonti rinnovabili, ma la richiesta è molto più alta arrivando anche ad un consumo annuale pari a 3400 milioni di metri cubi. Il 90% di quest'acqua serve all'agricoltura di cui il 30% utilizzata solo per la coltivazione di Catha edulis e, dato che il consumo complessivo supera di molto il riapprovvigionamento naturale, il fatto che le risorse di acqua sotterranea si esauriscano è solo una questione di tempo. In alcune aree - ha denunciato Noori - la falda freatica si sta riducendo ogni anno di sei metri, in alcuni luoghi dove in passato l'acqua si avvicinava alla superficie ora sono necessarie perforazioni di centinaia di metri per trovarla e alcune riserve sotterranea già sono state prosciugate.
Secondo stime del Ministero per l'agricoltura e l'irrigazione, in Yemen ogni persona utilizza 125 metri cubi di acqua l'anno, una quota già tra le più basse al mondo che rischia di dimezzarsi entro 15 anni, se non saranno adottate misure drastiche di contenimento, a partire dallo scoraggiare la coltivazione di qat concedendo sussidi ai contadini che decidono di passare ad altra coltivazione che necessita di meno acqua.
Ma non sarà semplice perché, in termini economici, la pianta rende ai contadini 5 volte più dell'uva e 20 più delle patate, mentre per il governo il qat rappresenta un'importante fonte di tassazione. Ma anche di corruzione perché, sempre secondo Noori, se è vero che il 50% dei tributi proviene proprio dalla sua produzione e vendita, è altrettanto vero che tale percentuale rappresenta solo un terzo dei guadagni reali che genera e tutti, dai coltivatori a massimi funzionari governativi, sono coinvolti nel commercio di qat.
Il qat - che in arabo significa arbusto e nel regno dei vegetali si chiama Catha edulis della famiglia delle Celastraceae -, è stato classificato come droga dall'Organizzazione mondiale della sanità nel 1980 perché contiene un alcaloide dall'azione stimolante che provoca stati di eccitazione e di euforia. Ma in Yemen il suo uso è tollerato, si consuma soprattutto in compagnia, le foglie vengono masticate per ore - mentre si sorseggia te o caffè - fino ad ottenere un pallina macerata da tenere tra denti e guancia, cosa che col tempo può provocare la deformazione della guancia stessa. Ma non è l'unica conseguenza, l'uso costante di qat può portare alla dipendenza psicofisica, all'insorgenza di seri problemi renali e gastrointestinali, mentre la continua masticazione può danneggiare denti e gengive. Per soddisfarne la sempre più crescente richiesta tra la popolazione yemenita, le coltivazioni di Catha edulis si espandono a vista d'occhio su tutto il territorio nazionale (in 10 anni da 80 mila ettari è passata ad occuparne 145 mila) provocando danni non indifferenti anche per quanto riguarda le già limitate riserve di acqua sotterranee.
L'allarme, raccolto da Ips, è stato lanciato dall'idrogeologo del ministero per l'acqua e l'ambiente yemenita Noori Gamal secondo il quale il suo paese ogni anno può contare su 2500 milioni di metri cubi di acqua da fonti rinnovabili, ma la richiesta è molto più alta arrivando anche ad un consumo annuale pari a 3400 milioni di metri cubi. Il 90% di quest'acqua serve all'agricoltura di cui il 30% utilizzata solo per la coltivazione di Catha edulis e, dato che il consumo complessivo supera di molto il riapprovvigionamento naturale, il fatto che le risorse di acqua sotterranea si esauriscano è solo una questione di tempo. In alcune aree - ha denunciato Noori - la falda freatica si sta riducendo ogni anno di sei metri, in alcuni luoghi dove in passato l'acqua si avvicinava alla superficie ora sono necessarie perforazioni di centinaia di metri per trovarla e alcune riserve sotterranea già sono state prosciugate.
Secondo stime del Ministero per l'agricoltura e l'irrigazione, in Yemen ogni persona utilizza 125 metri cubi di acqua l'anno, una quota già tra le più basse al mondo che rischia di dimezzarsi entro 15 anni, se non saranno adottate misure drastiche di contenimento, a partire dallo scoraggiare la coltivazione di qat concedendo sussidi ai contadini che decidono di passare ad altra coltivazione che necessita di meno acqua.
Ma non sarà semplice perché, in termini economici, la pianta rende ai contadini 5 volte più dell'uva e 20 più delle patate, mentre per il governo il qat rappresenta un'importante fonte di tassazione. Ma anche di corruzione perché, sempre secondo Noori, se è vero che il 50% dei tributi proviene proprio dalla sua produzione e vendita, è altrettanto vero che tale percentuale rappresenta solo un terzo dei guadagni reali che genera e tutti, dai coltivatori a massimi funzionari governativi, sono coinvolti nel commercio di qat.




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