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ANIMALI, UNIONE EUROPEA
Tristi primati
Marinella Correggia
2009.09.29
«Salviamo i primati» è un video scioccante, diffuso nel quadro della campagna internazionale lanciata da Animal Defenders International (Adi) e a livello italiano dal network Agire ora, per fermare la sperimentazione sulle scimmie nei laboratori d'Europa e del mondo. Il film mostra animali selvatici spaventati e sotto shock - fra questi le scimmie gufo, primati notturni dai grandi occhi marroni- strappati dagli alberi, imprigionati in piccole gabbie e trasportati anche su lunghe distanze fino ai laboratori, dove sono sottoposti a esperimenti dolorosi, spesso a ripetizione di quanto già noto. Il video mostra però anche gli esempi di metodi alternativi moderni, scientifici e, udite udite, molto meno costosi. Del resto, anche rapporti pubblicati sul «Journal of the American Medical Association» e sul «British Medical Journal» hanno criticato gli esperimenti sui primati, facendo notare che essi sbagliano in modo grossolano nello stabilire la sicurezza e l'efficacia dei farmaci sugli umani.
In Europa la campagna «Salviamo i primati» ha lo scopo di far pressione sul Consiglio dei ministri dell'Ue, che a metà ottobre sottoporrà a revisione la Direttiva Europea 86/609 sulla sperimentazione animale. La Commissione Europea ha proposto alcune restrizioni sull'uso dei primati negli esperimenti e un giro di vite sulle catture dei primati in natura da parte delle aziende che riforniscono i laboratori europei. A sostegno di queste modifiche, è possibile firmare la petizione on-line al Parlamento europeo e al Consiglio dei ministri (http://www.adinternational.org/petitions/?a-sign&l-it&pid-1). Quel che si chiede fra l'altro è che tutti gli esperimenti siano autorizzati da parte dei governi con un processo giustificabile al pubblico, indipendente e trasparente, che il permesso sia concesso solo dopo aver preso in considerazione tecniche sostitutive; che sia bandito l'uso delle grandi scimmie e dei primati selvatici catturati; che si crei un centro europeo per la definizione di alternative agli esperimenti sugli animali; che ci siano standard europei per l'allevamento e la cura degli animali, in linea con i bisogni etologici degli animali stessi.
Intanto negli Stati uniti è stato nuovamente sottoposto al Congress il «Great Ape Protection Act» (Protezione delle grandi scimmie), una proposta di legge che impedirebbe la ricerca sui primati, in particolare gli scimpanzè, smetterebbe di finanziare gli allevamenti federali di primati e affiderebbe a rifugi permanenti quelli che si trovano nei laboratori, «in gabbie piccole come tavoli da cucina», denuncia la primatologa Debra Surham, del Physicians Committee for Responsible Medicine (Pcrm). Un numero crescente di paesi sta mettendo al bando gli esperimenti sui primati. Alcune organizzazioni per la salute umana e altre per il benessere animale si sono unite ai timori dei residenti nell'isola di Portorico, rispetto al progetto di un nuovo allevamento di primati a Guayama.
La compagnia specializzata nella fornitura di scimmie cavia è la Bioculture, con base alle isole Mauritius; vende in diverse parti del mondo macachi dalla lunga coda anche catturati in natura. Se alcuni di questi riuscissero a scappare dall'allevamento a Guayama, si replicherebbero i danni alle colture e alla fauna indigena provocati da altre specie non autoctone, le scimmie pata e rhesus, scappate anni fa da un altro laboratorio - considerato anch'esso a prova di fuga - e poi moltiplicatesi in colonie. A Guayama, anche l'inceneritore delle scimmie una volta «sperimentate» non è visto di buon occhio.
In Europa la campagna «Salviamo i primati» ha lo scopo di far pressione sul Consiglio dei ministri dell'Ue, che a metà ottobre sottoporrà a revisione la Direttiva Europea 86/609 sulla sperimentazione animale. La Commissione Europea ha proposto alcune restrizioni sull'uso dei primati negli esperimenti e un giro di vite sulle catture dei primati in natura da parte delle aziende che riforniscono i laboratori europei. A sostegno di queste modifiche, è possibile firmare la petizione on-line al Parlamento europeo e al Consiglio dei ministri (http://www.adinternational.org/petitions/?a-sign&l-it&pid-1). Quel che si chiede fra l'altro è che tutti gli esperimenti siano autorizzati da parte dei governi con un processo giustificabile al pubblico, indipendente e trasparente, che il permesso sia concesso solo dopo aver preso in considerazione tecniche sostitutive; che sia bandito l'uso delle grandi scimmie e dei primati selvatici catturati; che si crei un centro europeo per la definizione di alternative agli esperimenti sugli animali; che ci siano standard europei per l'allevamento e la cura degli animali, in linea con i bisogni etologici degli animali stessi.
Intanto negli Stati uniti è stato nuovamente sottoposto al Congress il «Great Ape Protection Act» (Protezione delle grandi scimmie), una proposta di legge che impedirebbe la ricerca sui primati, in particolare gli scimpanzè, smetterebbe di finanziare gli allevamenti federali di primati e affiderebbe a rifugi permanenti quelli che si trovano nei laboratori, «in gabbie piccole come tavoli da cucina», denuncia la primatologa Debra Surham, del Physicians Committee for Responsible Medicine (Pcrm). Un numero crescente di paesi sta mettendo al bando gli esperimenti sui primati. Alcune organizzazioni per la salute umana e altre per il benessere animale si sono unite ai timori dei residenti nell'isola di Portorico, rispetto al progetto di un nuovo allevamento di primati a Guayama.
La compagnia specializzata nella fornitura di scimmie cavia è la Bioculture, con base alle isole Mauritius; vende in diverse parti del mondo macachi dalla lunga coda anche catturati in natura. Se alcuni di questi riuscissero a scappare dall'allevamento a Guayama, si replicherebbero i danni alle colture e alla fauna indigena provocati da altre specie non autoctone, le scimmie pata e rhesus, scappate anni fa da un altro laboratorio - considerato anch'esso a prova di fuga - e poi moltiplicatesi in colonie. A Guayama, anche l'inceneritore delle scimmie una volta «sperimentate» non è visto di buon occhio.




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