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AMBIENTE, ETNIE
Il parco restituito ai nativi
Paola Desai
2009.10.28
Una cerimonia inusuale si è svolta venerdì scorso a Kowanyama, cittadina nella penisola di Cape York, stato del Queensland, Australia settentrionale. Per la prima volta in assoluto, il ministro «per il clima e la sostenibilità ambientale» dello stato, Kate Jones, ha consegnato - anzi, restituito - una grande area di parco naturale ai suoi abitanti indigeni. Si tratta del Mitchell-Alice Rivers National Park, area protetta dal 1977 che copre un'area di 37mila ettari (371 chilometri quadrati) tra i fiumi Mitchell e Alice, affacciata sul golfo di Carpinteria.
«E' la prima volta che un parco nazionale viene restituito ai suoi proprietari tradizionali», ha detto la ministra durante la cerimonia di trasferimento ai rappresentanti dei popoli nativi Kunjen e Oykangand, originari della penisola: «E' un'occasione storica»: perché rappresenta una svolta rispetto agli annosi conflitti legali alla terra rivendicata dalle popolazioni native. E' il culmine di 19 anni «di duro lavoro e dedizione alla gestione della terra», ha aggiunto Colin Lawrence, uno degli anziani della popolazione Uw Oykangand.
In effetti questa «restituzione» è un precedente importante anche perché stabilisce un bel modello di gestione di questa terra, che resta un'area naturale protetta. Ora dunque il parco è stato ribattezzato Errk Oykangand National Park (Cape York aboriginal land), e sarà gestito congiuntamente dal governo del Qeensland e dai «proprietari originari».
Il parco è popolato da oltre 300 specie endemiche, incluso un coccodrillo «degli estuari» - nel suo ciclo annuale la zona si allaga completamente nella stagione delle piogge, mentre nella stagione secca l'acqua si ritira in lagune e insenature.
«I nostri parchi nazionali, prezioni per il loro valore ecologico, sono anche luoghi dove i proprietari tradizionali devono poter accedere», ha fatto notare la ministra Jones: «Nel parco si trovano molti luoghi sacri \, così una zona importante per l'eredità culturale è stata trasferita ai suoi abitanti ancestrali per assicurare che le tradizioni siano preservate e passate alle generazioni future». I rangers del parco saranno per oltre un terzo aborigeni discendenti delle popolazioni della regione o delle isole di Torres-Strait; nel training saranno coniugate «nuove professionalità con i saperi tradizionali», ha detto ancora la ministra.
Forse a orecchie esterne suona quasi un eccesso di retorica - dai «proprietari originari» ai «saperi tradizionali» ai «diritti ancestrali», in quella cerimonia è stato tenuto un vocabolario estremamente rigoroso. Ma non c'è molto di eccessivo in questo riconoscimento, in una nazione dove fino a non molti decenni fa la popolazione nativa ricadeva sotto le leggi «per la protezione della flora e della fauna». Del resto, solo un anno fa l'attuale governo (laburista) ha finalmente pronunciato le scuse della nazione verso i suoi abitanti nativi, per un passato di sterminio, schiavitù, discriminazioni.
La restituzione del parco ha coinciso con il riconoscimento legale al popolo Kowanyama come titolare nativo di 2.731 chilometri quadrati di terre e acque nella parte sud-occidentale di capo York - solo una parte del territorio rivendicato, ma pur sempre una parte importante. E anche questo è un precedente interesssante, perché le rivendicazioni territoriali dei nativi in Australia sono ancora molte.
 
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