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ANIMALI, ANTROPOLOGIA
Strage di ringraziamento
Luca Celada
2009.11.27
Ieri l'America ha celebrato il giorno del ringraziamento con la consueta mattanza di tacchini, la cui carne piuttosto insipida costituisce il piatto di rito per le cene consumate in milioni di case americane. Quello dei tacchini è uno dei grandi allevamenti industriali del paese, quarto per importanza dopo bovini, suini e polli; nel 2006 ne sono stati ingrassati 270 milioni per un valore di 8 miliardi di dollari, un terzo dei quali consumati al Thanksgiving, la festività più solenne del calendario. Una cena ritualizzata in cui le pietanze (il volatile, il ripieno, i contorni di patate dolci e salsa di cranberry, le torte di zucca) sono rigidamente prescritte nella preparazione, presentazione e consumazione. La singolarità del Thanksgiving è che, pur avendo avuto origine dai pellegrini protestanti arrivati nel '600 come profughi a fondare le prime colonie della Nuova Inghilterra, è una festa del tutto laica. L'ecatombe di pollame, per di più, è un rituale appropriato a una ricorrenza che ha radici in una mitologia nazionale legata alla conquista del continente, in cui le mattanze, di tacchini, bisonti o indiani sono eventi chiave.
All'inizio, la festa era quasi sicuramente legata a celebrazioni pagane del raccolto ma nella narrativa apocrifa lo spunto è il pranzo offerto dai pellegrini di Plymouth Colony agli indiani Massachussett, nativi del luogo in cui i coloni giunti in Nordamerica con la nave Mayflower avevano stabilito un avamposto nel 1620 per conto della London Virginia Company. Il primo inverno fu terrible per i 102 pellegrini sopravvissuti al viaggio e il cui primo atto di approvvigionamento fu di razziare le scorte di granturco degli indiani. In seguito i coloni si stabilirono dove precedentemente sorgeva il villaggio nativo di Patuxet, abbandonato dagli indiani dopo un'epidemia di vaiolo provocata da esploratori europei. Col passare dei mesi altri 49 inglesi furono decimati da febbre e pellagra. Nella leggenda i superstiti furono salvati dalla morte per fame dai nativi che li sostentarono insegnando loro tecniche di coltivazione adatte all'ecosistema del nuovo mondo. Un pranzo celebrativo con i sopravvissuti e i 90 indiani al seguito del capo Massassoit ebbe luogo nell'ottobre del 1621, preludio ad un trattato di non belligeranza e collaborazione che fu infranto dagli inglesi. La primavera successiva estesero un nuovo invito a pranzo ai capi Massachusset che accettarono e furono massacrati a tradimento. Evento non celebrato che avvia la pulizia etnica dei successivi 250 anni.
Queste le origini del Thanksgiving, festa autoctona e laica dicevamo, formalmente istituita da Lincoln nel 1863 e spostata alla sua data attuale (il quarto giovedì di ogni novembre) da Franklin Roosevelt. Il «successo» del Thanksgiving, quello che ha permesso ad un rituale inventato a tavolino di diventare la festività americana per eccellenza, fu in seguito chiaramente dovuto alla sua natura ecumenica di ricorrenza capace di portare alla stessa tavola tutti gli americani senza distinzione di fede ed etnia. E se è vero che la ricorrenza non è religiosa, a ben guardare di una cerimonia religiosa si tratta, celebrazione della vera religione nazionale: la fede nell'eccezionalità della nazione americana, che attraversa e forma la storia del paese, dal Manifest Destiny alla dottrina Monroe. Una liturgia, come i molti altri riti quotidiani (il saluto alla bandiera, il canto dell'inno patriottico nelle partite di baseball, il giuramento di fedeltà degli studenti all'inizio di ogni giorno scolastico) utile a promuovere l'assimilazione di «una nazione sotto dio».
All'inizio, la festa era quasi sicuramente legata a celebrazioni pagane del raccolto ma nella narrativa apocrifa lo spunto è il pranzo offerto dai pellegrini di Plymouth Colony agli indiani Massachussett, nativi del luogo in cui i coloni giunti in Nordamerica con la nave Mayflower avevano stabilito un avamposto nel 1620 per conto della London Virginia Company. Il primo inverno fu terrible per i 102 pellegrini sopravvissuti al viaggio e il cui primo atto di approvvigionamento fu di razziare le scorte di granturco degli indiani. In seguito i coloni si stabilirono dove precedentemente sorgeva il villaggio nativo di Patuxet, abbandonato dagli indiani dopo un'epidemia di vaiolo provocata da esploratori europei. Col passare dei mesi altri 49 inglesi furono decimati da febbre e pellagra. Nella leggenda i superstiti furono salvati dalla morte per fame dai nativi che li sostentarono insegnando loro tecniche di coltivazione adatte all'ecosistema del nuovo mondo. Un pranzo celebrativo con i sopravvissuti e i 90 indiani al seguito del capo Massassoit ebbe luogo nell'ottobre del 1621, preludio ad un trattato di non belligeranza e collaborazione che fu infranto dagli inglesi. La primavera successiva estesero un nuovo invito a pranzo ai capi Massachusset che accettarono e furono massacrati a tradimento. Evento non celebrato che avvia la pulizia etnica dei successivi 250 anni.
Queste le origini del Thanksgiving, festa autoctona e laica dicevamo, formalmente istituita da Lincoln nel 1863 e spostata alla sua data attuale (il quarto giovedì di ogni novembre) da Franklin Roosevelt. Il «successo» del Thanksgiving, quello che ha permesso ad un rituale inventato a tavolino di diventare la festività americana per eccellenza, fu in seguito chiaramente dovuto alla sua natura ecumenica di ricorrenza capace di portare alla stessa tavola tutti gli americani senza distinzione di fede ed etnia. E se è vero che la ricorrenza non è religiosa, a ben guardare di una cerimonia religiosa si tratta, celebrazione della vera religione nazionale: la fede nell'eccezionalità della nazione americana, che attraversa e forma la storia del paese, dal Manifest Destiny alla dottrina Monroe. Una liturgia, come i molti altri riti quotidiani (il saluto alla bandiera, il canto dell'inno patriottico nelle partite di baseball, il giuramento di fedeltà degli studenti all'inizio di ogni giorno scolastico) utile a promuovere l'assimilazione di «una nazione sotto dio».




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