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ETNIE
Shell torna tra gli Ogoni?
Marina Forti
2009.12.02
In ritardo di almeno 15 anni. In Nigeria comincia questa settimana un'indagine per valutare lo stato di inquinamento provocato da decenni di attività petrolifere nella regione Ogoni, nel delta del Niger. E' stata lanciata formalmente venerdì scorso congiuntamente dall'Unep, il Programma dell'Onu per l'ambiente, e dal governo dello stato di Rivers, in cui si trova la regione Ogoni. Sarà condotta da esperti internazionali, che esamineranno oltre 300 siti per determinare l'impatto del petrolio disperso terreni e corsi d'acqua, i suoi effetti sull'agricoltura, la pesca, la biodiversità in genere, la salute umana. L'indagine è stata chiesta dal governo della Nigeria. Il rapporto finale sarà pubblicato alla fine del 2010, annuncia l'Unep - che ha aperto un ufficio a Port Harcourt, capitale del Rivers State, per dare sostegno logistico alle operazioni.
Il budget totale dell'indagine si aggira sui 9,5 milioni di dollari, a carico della Shell Petroleum Development Company - la joint venture tra Shell, alcune altre compegnie petrolifere (Elf/Total e Agip) e l'ente petrolifero dello stato nigeriano, dove il governo della Nigeria ha il 55% della joint venture.
La presenza della Shell in veste di finanziatore è da un lato ovvia, dall'altro spiega perché questa indagine ambientale sia circondata da polemiche. Ovvia, perché è la Royal Dutch Shell che nel 1958 ha cominciato a estrarre petrolio in quella regione del delta abitata da mezzo milione di persone, etnia Ogoni, per lo più pescatori e agricoltori. I suoi pozzi e una ragnatela di oleodotti hanno lasciato devastazione: terre fertili divenute sterili, palme bruciate da petrolio e piogge acide, animali domestici avvelenati, il terreno costellato da fanghiglia nera, fonti d'acqua contaminate, pesce scomparso dai fiumi. Finché la protesta è esplosa. Nei primi anni '90 è nato un movimento molto politico, il Movimento per la Sopravvivenza del Popolo Ogoni (Mosop nell'acronimo in inglese), guidato da un noto scrittore, Ken Saro-Wiwa. Nel gennaio 1993 ha guidato una memorabile marcia di almeno 300 mila persone a Port Harcourt: il Mosop chiedeva a Shell di bonificare la regione e risarcire la popolazione; dal governo rivendicava anche una redistribuzione dei proventi del petrolio e qualche forma di autonomia politica. Proteste e sabotaggi si sono moltiplicati. La repressione è stata durissima. Al culmine della rivolta Shell è stata infine costretta ad abbandonare la regione in stato d'assedio dal governo (era una dittatura militare). Intanto, nel novembre '95 Ken Saro Wiwa e altri 8 attivisti del Mosop sono stati processati in modo sommario e impiccati.
L'esecuzione di Ken Saro-Wiwa continua a essere un imbarazzo per la Shell, che solo all'ultimo prese le distanze dal governo militare nigeriano. Ma non è solo per questo che oggi la compagnia petrolifera finanzia l'indagine ambientale nella regione Ogoni. E' che spera di tornarvi. Da quindici anni infatti nessuno estrae petrolio in quella regione del delta. Anzi, gli impianti in abbandono hanno continuato a disperdere residui di greggio. Del resto, una bonifica ambientale non è mai avvenuta. Così, l'indagine condotta ora dall'Unep dovrebbe proprio indicare le misure necessarie per ripristinare condizioni accettabili secondo standard internazionali. Ma il Mosop guarda con sospetto l'indagine ambientale: dice che l'operazione non è trasparente. Che non è il primo passo per la bonifica tanto attesa, ma bensì un'operazione «per raggiungere lo scopo predeterminato di riportare Shell a etrarre petrolio nella regione Ogoni». Sospetto legittimo, tutto sommato...
 
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