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ANIMALI
L'anno della tigre
Paola Desai
2009.12.31
Secondo il calendario cinese, il prossimo sarà l'anno della tigre. Il capodanno cinese per la verità dista ancora qualche settimana, ma non è questo che importa: molte organizzazioni ambientaliste e consessi scientifici conservazionisti hanno pensato di adottare il suggerimento della tradizione cinese e dichiarare il 2010 anno della tigre. Ovvero, di una specie che popolava il continente asiatico ma ora è sempre più rara. Si pensi che all'inizio degli anni '90 vivevano nell'ambiente naturale circa 100mila tigri in Asia - da quella indiana alla tigre «reale» del Bengala a quella siberiana - mentre ora se ne contano meno di 3.500, secondo il segretariato della Convenzione sul commercio internazionale in specie minacciate (Cites, l'istituzione internazionale incaricata del monitoraggio delle specie viventi protette). Decimate, quasi cancellate in meno di vent'anni... Di tigri trattava un seminario internazionale tenuto di recente a Kathmandu, in Nepal - il cui governo ha annunciato che per «celebrare» l'anno dellla tigre espanderà il Parco nazionale Bardia, nella regione del Terai, di 900 kmq, in modo da espandere l'habitat naturale critico per la tigre. Il premier Madhav Kumar Nepal ha anche detto che il suo governo istituirà un'Authority nazionale per la Conservazione della tigre, e un centro di controllo sui crimini ambientali - e ha parlato di protezione della biodiversità, tanto importante per la specie minacciata quanto per la sopravvivenza delle popolazioni locali... Il governo del signor Kumar Nepal potrebbe non durare a lungo, stretto com'è da molte incertezze politiche. Ma non c'è dubbio che la protezione degli ecosistemi sia questione di sopravvivenza per le popolazioni rurali. E che la tigre sia minacciata sia dal bracconaggio e commercio illegale di pelli e altri parti dell'animale, sia dal fatto che l'ecosistema naturale in cui il grande felino vive è sempre più ridotto e «colonizzato» dagli umani. Ma è anche vero che, pur con tutti i suoi problemi, il Nepal ha registrato qualche successo: all'inizio di quest'anno il primo censimento nazionale della specie minacciata ha rivelato l'esistenza di 121 tigri che vivono e si riproducono «in natura» in quattro aree protette del paese. L'incontro di Kathmandu serviva a preparare il terreno a un Summit della Tigre, che si terrà nell'anno che viene con la partecipazione dei 12 paesi popolati dal felino minacciato e sarà presieduto da incontri preparatori - il prossimo a Bangkok in gennaio. Si discuterà di sicuro di misure comuni per controllare il traffico illegale di parti di tigre: le pelli sono la parte più ambita dalla caccia di frodo, ma anche altre parti sono ricercate, dai denti ad alcuni organi, per usi decorativi e per preparazioni della medicina tradizionale. La Cites poi vuole coinvolgere l'Interpol nella lotta al bracconaggio: dopotutto si tratta di un traffico internazionale, e che muove anche parecchio denaro. Ma non si tratta solo di caccia. Gran parte delle popolazioni di tigri oggi esistenti sono di fatto isolate in piccole «isole» di territorio in cui sopravvivono sull'orlo dell'estinzione, non potendo più muoversi in spazi più ampi. In Russia ad esempio il Wwf locale sta lanciando programmi di informazione e «coscienza» pubblica sulla situazione della tigre dell'Amur: pare che ne restino circa 500 individui. Il ministero russo delle risorse naturali ha annunciato che elaborerà un programma di protezione della tigre che, oltre alle misure antibracconaggio, includerà la protezione delle foreste di cedri, habitat naturale della tigre, e l'espansione di zone naturali protette. Salvare le tigri salverà anche l'ambiente umano.





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