terra terra
COMMERCIO, AMBIENTE
Piccolo mondo antico
Marinella Correggia
2010.02.06
Ecco una storia locale, localissima, ma che potrebbe servire da modello per «tutti i negozi del mondo». A Capannoni, frazione Marlia, ha aperto da cinque mesi la cooperativa Effecorta che offre solo prodotti alimentari e di igiene a «chilometro corto» - un incentivo all'economia locale - e alla spina. Già: i contenitori e gli imballaggi che altrove avvolgono ogni singolo prodotto nelle allucinanti corsie di supermercato, sono sostituiti da dispenser e di vasi di vetro sormontati dalle spiegazioni sul prodotto. Dal negozio entra ed esce solo merce sfusa, sistemata in contenitori «dalle molte andate e dai molti ritorni». Niente usa e getta.
L'offerta è ampia, ma è evitata la disorientante differenziazione di marche e prodotti. Ci sono naturalmente gli ormai diffusi detersivi e detergenti alla spina, e anche i prodotti per l'igiene (shampoo e affini) da acquistare nella quantità desiderata con un qualunque flacone portato da casa o con uno di quelli forniti dal negozio, a pagamento affinché lo si riporti la volta dopo: «Attiriamo l'attenzione dei nuovi clienti sul fatto che il flacone vuoto costa quasi un terzo del prodotto, conviene che usino sempre lo stesso!». E «pensiamo di mettere un angolo sul fai da te per la pulizia: vendendo o suggerendo l'uso di prodotti di base come bicarbonato, aceto». Ci sono i pannolini lavabili a sostituire gli usa e getta. C'è il sapone a taglio prodotto da una giovane coppia della zona. Ci sono il vino e la birra cruda. C'è l'olio e le olive e diversi sottoli e sottaceti. C'è il banchetto dell'ortofrutta.
Ma l'abbattimento di qualunque rifiuto da imballaggio non finisce lì. Passa per i vari cereali, per le farine (sfuse anche quelle) e per i trasformati: la pasta (tanti tipi, da pastificio locale), gli ottimi biscotti. L'elenco degli ingredienti è scritto sul pezzetto di carta adesiva che la cassa incolla al contenitore portato da casa (ad esempio una di quelle scatole di plastica dura da frigo con coperchio, utilissime per l'asporto e per portarsi il cibo al lavoro), o al sacchetto di carta.
Se poi il prodotto è particolare, sull'etichetta adesiva c'è scritto anche qualcosa della sua storia. Ad esempio, quella di un ottimo fagiolo autoctono che Effecorta ha contribuito a rilanciare: è detto «malato» per il colore gialloverde ed era quasi abbandonato dai produttori, adesso va alla grande (sempre sfuso).
Perfino le tisane, lo zucchero e il miele sono alla spina. C'è un'eccezione, l'unica: le confetture... «abbiamo provato a conservarle in frigo in bidoni, ma insomma non era pratico. Si sa che le confetture una volta aperte vanno consumate in fretta». Ma i relativi vasetti potranno poi contenere il miele, o i biscotti, o la pasta...«o se ce li riportano restituiamo 30 centesimi». I vasetti, cambiando il coperchio, possono essere rimessi a bagnomaria con la frutta molte volte.
L'altra eccezione riguarda la provenienza locale: caffé, zucchero, coloniali sono stranieri, il riso e di un'altra regione. Ma sempre tutto sfuso. E ovviamente, niente sacchetti di plastica. Chi non porta una propria borsa potrà acquistare una rete di cotone bianco che sopporta 15 kg e piegata diventa piccola piccola.
Un negozio di vicinato e alla spina fatto per star bene dappertutto, contribuendo all'occupazione locale, alla minimizzazione dei consumi di fossili legati ai trasporti, alla riduzione dei rifiuti. Ricordiamo che di imballaggi soprattutto è fatto il 40% dei rifiuti solidi urbani in Italia e anche l'orrenda isola di plastica semisciolta che inquina l'Oceano Pacifico.
L'offerta è ampia, ma è evitata la disorientante differenziazione di marche e prodotti. Ci sono naturalmente gli ormai diffusi detersivi e detergenti alla spina, e anche i prodotti per l'igiene (shampoo e affini) da acquistare nella quantità desiderata con un qualunque flacone portato da casa o con uno di quelli forniti dal negozio, a pagamento affinché lo si riporti la volta dopo: «Attiriamo l'attenzione dei nuovi clienti sul fatto che il flacone vuoto costa quasi un terzo del prodotto, conviene che usino sempre lo stesso!». E «pensiamo di mettere un angolo sul fai da te per la pulizia: vendendo o suggerendo l'uso di prodotti di base come bicarbonato, aceto». Ci sono i pannolini lavabili a sostituire gli usa e getta. C'è il sapone a taglio prodotto da una giovane coppia della zona. Ci sono il vino e la birra cruda. C'è l'olio e le olive e diversi sottoli e sottaceti. C'è il banchetto dell'ortofrutta.
Ma l'abbattimento di qualunque rifiuto da imballaggio non finisce lì. Passa per i vari cereali, per le farine (sfuse anche quelle) e per i trasformati: la pasta (tanti tipi, da pastificio locale), gli ottimi biscotti. L'elenco degli ingredienti è scritto sul pezzetto di carta adesiva che la cassa incolla al contenitore portato da casa (ad esempio una di quelle scatole di plastica dura da frigo con coperchio, utilissime per l'asporto e per portarsi il cibo al lavoro), o al sacchetto di carta.
Se poi il prodotto è particolare, sull'etichetta adesiva c'è scritto anche qualcosa della sua storia. Ad esempio, quella di un ottimo fagiolo autoctono che Effecorta ha contribuito a rilanciare: è detto «malato» per il colore gialloverde ed era quasi abbandonato dai produttori, adesso va alla grande (sempre sfuso).
Perfino le tisane, lo zucchero e il miele sono alla spina. C'è un'eccezione, l'unica: le confetture... «abbiamo provato a conservarle in frigo in bidoni, ma insomma non era pratico. Si sa che le confetture una volta aperte vanno consumate in fretta». Ma i relativi vasetti potranno poi contenere il miele, o i biscotti, o la pasta...«o se ce li riportano restituiamo 30 centesimi». I vasetti, cambiando il coperchio, possono essere rimessi a bagnomaria con la frutta molte volte.
L'altra eccezione riguarda la provenienza locale: caffé, zucchero, coloniali sono stranieri, il riso e di un'altra regione. Ma sempre tutto sfuso. E ovviamente, niente sacchetti di plastica. Chi non porta una propria borsa potrà acquistare una rete di cotone bianco che sopporta 15 kg e piegata diventa piccola piccola.
Un negozio di vicinato e alla spina fatto per star bene dappertutto, contribuendo all'occupazione locale, alla minimizzazione dei consumi di fossili legati ai trasporti, alla riduzione dei rifiuti. Ricordiamo che di imballaggi soprattutto è fatto il 40% dei rifiuti solidi urbani in Italia e anche l'orrenda isola di plastica semisciolta che inquina l'Oceano Pacifico.




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