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SANITA/EMARGINAZIONE
La salute a Freetown
Marina Forti
2010.04.29
La Sierra Leone può essere tranquillamente definita uno dei paesi può poveri al mondo. Ha anche uno dei tassi più alti al mondo di mortalità materna e infantile: una donna su 8 rischia la morte in gravidanza o durante il parto, 140 neonati su 1000 nati vivi non supera i primi giorni di vita e la mortalità sotto i 5 anni è la più alta al mondo.
Da ieri però ha anche un altro primato, molto più positivo: è uno dei pochi paesi africani ad aver lanciato un programma di assistenza sanitaria gratuita per le madri, dalla gravidanza all'allattamento, e per i bambini fino a 5 anni. Lo ha annunciato ieri il governo di Freetown, e la cosa è stata salutata in modo molto positivo dall'Unicef e dalle molte organizzazioni non governative straniere che lavorano nel settore sanitario in cooperazione con il governo sierraleonese.
Il direttore del ministero della sanità per la salute riproduttiva, il dottor A.A.S. Kargbo, l'ha definita ieri «la svolta più importante» nel servizio sanitario nazionale del paese: «l'impatto nel salvare le vite di donne e bambini sarà significativo».Il costo delle cure e dei medicinali, tutti sono concordi, è una delle cause di una mortalità materna e infantile così alta. Certo, non l'unica. Molto dipende anche dall'organizzazione sanitaria. La Sierra leone è uscita da un lungo ciclo di guerra civile nel 2002, e la ricostruzione è ancora parziale. Il presidente Ernest Bai Koroma, che ha girato gli ospedali del paese insieme ai dirigenti del servizio sanitario, ha trovato che mnolti mancano di acqua potabile e elettricità, i generatori non sono sufficenti, c'è una «acuta mancanza di personale» medico e paramedico e mancano letti e equipaggiamenti medici, dice un comunicato del governo (lo riferisce un dispaccio di Irin news, bollettino online dell'ufficio Onu per gli affari umanitari). Il governo dice che sta provvedendo ad adeguare l'infrastruttura sanitaria, anche con il sostegno finanziario di diversi paesi donatori, ma sarà un processo lento. E poi la Sierra leone ha circa 3 medici ogni 100mila abitanti - l'organizzazione mondiale per la sanità raccomanda almeno 228. Il gap è colmato solo in parte dai medici nigeriani e cubani che lavorano negli ospedali sierraleonesi. Così molti tra i medici temono che il programma di cure gratuirte si tradurrà per loro in più pazienti, e più lavoro, e più pressione sull'insieme del sistema. Al punto da minacciare uno sciopero: che hanno accettato di revocare, il 28 marzo, solo quanto il presidente Koroma ha annunciato un aumento dei salari (tra il 200 e il 500%) per il personale medico e paramedico, riconoscendo che è gravemente sottopagato.
Il programma di cure gratuite per madri e bambini avrà un costo iniziale di 19 milioni di dollari (sostenuto dall'Onu e in parte dal Regno unito). Tra l'altro, il ministero della sanità progetta di aumentare il numero di ostetriche e levatrici addestrate ogni anno - da 30 a 150 -. E resta il problema della disponibilità di medicinali. I primi mesi del programma saranno critici, dice l'Unicef, e il programma delle cure gratuite va inteso come un passo di un processo di riorganizzazione sanitaria più ampio. Intanto Irin news fa l'esempio di una paziente del dispensario medico di Makeni, 200 chilometri a nordest di Freetown; pescatrice, guadagna al massimo 2 dollari e mezzo al giorno e ne sta pagando 2,95 per ricoverare suo figlio nel reparto pediatrico. Le cure gratuite sono un passo da non sottovalutare.
 
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