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NOCIVITA LAVORO, SANITA
Una strage da oro
Marina Forti
2010.06.05
E' cominciato tutto in marzo, quando tra gli abitanti di alcuni remoti villaggi della Nigeria settentrionale decine di persone hanno accusato strani malesseri - dolori addominali, vomito, nausea, convulsioni. Da allora la strana «malattia» ha ucciso 163 persone, di cui 111 bambini, per lo più sotto i 5 anni di età. E non è una malattia, in senso proprio: è un caso collettivo di avvelenamento da piombo causato dall'estrazione artigianale dell'oro - in una zona dove è presente anche piombo.
Il luogo di questa strage da inquinamento è lo stato di Zamfara, uno dei più poveri (e aridi) della Nigeria, nella regione del Sahel, cioè ai bordi del deserto del Sahara. Povero per chi ci abita (una popolazione di poco più di 2 milioni che vive per lo più di agricoltura di sussistenza), ma in realtà ricco di risorse minerarie tra cui oro, rame, ferro e manganese che lo stato spera di sfruttare. Proprio una settimana fa il presidente nigeriano Goodluck Jonathan è volato nel Zamfara per inaugurare uno stabilimento di lavorazione dei minerali, costruito in joint venture con la cinese Fame Corporation, cerimonia riportata dalla stampa nigeriana come l'avvio di una nuova fase di sviluppo economico dello stato saheliano. In quei resoconti non c'era parola dell'avvelenamento da piombo. Ieri però l'agenzia reuter riferiva che il ministero della sanità nigeriano ha chiesto assistenza all'organizzazione mondiale della sanità e al Center for Disease Control and Prevention di Atlanta (il maggiore centro di studio delle malattie negli Usa e probabilmente nel mondo).
Il dottor Henry Akpan, epidemiologo capo del ministero della sanità nigeriano, ha spiegato che le autorità hanno contato un totale di 355 casi di avvelenamento in sei villaggi dello stato, con un tasso di mortalità del 46%. «Questa gente era sparpagliata nella zona a cercare oro, ma la zona ha anche grandi concentrazioni di piombo», ha spiegato. Cercare oro in modo artigianale significa lavorare con strumenti rudimentali, in condizioni di lavoro dure, e spesso a contatto con sostanze tossiche: per separare l'oro dalla roccia in cui è racchiuso si usano di solito amalgame di mercurio, roba che rilascia grandi quantità di metalli pesanti mettendo in pericolo la salute dei minatori, e della popolazione della zona, oltre a contaminare territorio e corsi d'acqua. Il piombo, metallo che può danneggiare le connessioni nervose (specialmente nei bambini) e causare disordini del sangue e del cervello; proprio come il mercurio è un potente neurotossico e si accumula col tempo nei tessuti e nelle ossa.
Di recente lo stato di Zamfara aveva dato una concessione a un'azienda cinese per estrarre oro nella zona - e nei villaggi circostanti era cominciata una poverissima, miserabile corsa all'oro «in proprio». Il dottor Akpan riferisce di aver trovato bambini che giocavano in acqua vicino ai siti di estrazione, quando ha visitato la zona colpita - ha detto anche che il numero dei casi è crollato dopo che in aprile le autorità locali hanno bloccato l'estrazione illegale e cominciato a evacuare la popolazione. Ma ora bisogna bonificare quelle zone, prima che comincino le piogge causando ulteriore contaminazione. E non è semplice, si tratta di villaggi remoti: uno, Dareta «è poco più di una collezione di capanne di fango a tre ore e mezzo di strada e poi pista dalla capitale Gusau», riferisce il cronista della Reuter. Quasi ovvio, sono per lo più comunità marginalizzate e impoverite a buttarsi in un'attività dura come l'estrazione artigianale, sperando di sfuggire alla povertà.
Il luogo di questa strage da inquinamento è lo stato di Zamfara, uno dei più poveri (e aridi) della Nigeria, nella regione del Sahel, cioè ai bordi del deserto del Sahara. Povero per chi ci abita (una popolazione di poco più di 2 milioni che vive per lo più di agricoltura di sussistenza), ma in realtà ricco di risorse minerarie tra cui oro, rame, ferro e manganese che lo stato spera di sfruttare. Proprio una settimana fa il presidente nigeriano Goodluck Jonathan è volato nel Zamfara per inaugurare uno stabilimento di lavorazione dei minerali, costruito in joint venture con la cinese Fame Corporation, cerimonia riportata dalla stampa nigeriana come l'avvio di una nuova fase di sviluppo economico dello stato saheliano. In quei resoconti non c'era parola dell'avvelenamento da piombo. Ieri però l'agenzia reuter riferiva che il ministero della sanità nigeriano ha chiesto assistenza all'organizzazione mondiale della sanità e al Center for Disease Control and Prevention di Atlanta (il maggiore centro di studio delle malattie negli Usa e probabilmente nel mondo).
Il dottor Henry Akpan, epidemiologo capo del ministero della sanità nigeriano, ha spiegato che le autorità hanno contato un totale di 355 casi di avvelenamento in sei villaggi dello stato, con un tasso di mortalità del 46%. «Questa gente era sparpagliata nella zona a cercare oro, ma la zona ha anche grandi concentrazioni di piombo», ha spiegato. Cercare oro in modo artigianale significa lavorare con strumenti rudimentali, in condizioni di lavoro dure, e spesso a contatto con sostanze tossiche: per separare l'oro dalla roccia in cui è racchiuso si usano di solito amalgame di mercurio, roba che rilascia grandi quantità di metalli pesanti mettendo in pericolo la salute dei minatori, e della popolazione della zona, oltre a contaminare territorio e corsi d'acqua. Il piombo, metallo che può danneggiare le connessioni nervose (specialmente nei bambini) e causare disordini del sangue e del cervello; proprio come il mercurio è un potente neurotossico e si accumula col tempo nei tessuti e nelle ossa.
Di recente lo stato di Zamfara aveva dato una concessione a un'azienda cinese per estrarre oro nella zona - e nei villaggi circostanti era cominciata una poverissima, miserabile corsa all'oro «in proprio». Il dottor Akpan riferisce di aver trovato bambini che giocavano in acqua vicino ai siti di estrazione, quando ha visitato la zona colpita - ha detto anche che il numero dei casi è crollato dopo che in aprile le autorità locali hanno bloccato l'estrazione illegale e cominciato a evacuare la popolazione. Ma ora bisogna bonificare quelle zone, prima che comincino le piogge causando ulteriore contaminazione. E non è semplice, si tratta di villaggi remoti: uno, Dareta «è poco più di una collezione di capanne di fango a tre ore e mezzo di strada e poi pista dalla capitale Gusau», riferisce il cronista della Reuter. Quasi ovvio, sono per lo più comunità marginalizzate e impoverite a buttarsi in un'attività dura come l'estrazione artigianale, sperando di sfuggire alla povertà.





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