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COMMERCIO, DIRITTI CIVILI, ONU
Diamanti in Zimbabwe
Marina Forti
2010.06.23
Un giudice dello Zimbabwe ha negato la libertà condizionata a Farai Maguwu, dirigente del Centre for research and development, gruppo zimbabwano di attivisti sociali: secondo il giudice è accusato di reati «abominevoli». Per la verità non sono note le precise imputazioni a carico dell'attivista, arrestato il 3 giugno. E' noto però che Maguwu e il suo gruppo avevano stilato diversi rapporti sulla violenza dell'esercito nella zona diamantifera di Marange, Zimbabwe orientale; due giorni prima dell'arresto aveva incontrato un rappresentante del «Kimberley Process» che era in Zimbabwe per verificare quelle accuse...
Il «Kimberley Process» è un sistema di certificazione internazionale, sponsorizzato dalle Nazioni unite, sorto per impedire che siano messi sul mercato diamanti estratti da zone di guerra o massicce violazioni dei diritti umani, i «diamanti insanguinati». Ne fanno parte 70 paesi produttori o compratori di diamanti grezzi, in partnership con l'Onu, le associazioni rappresentanti l'industria e il commercio diamantifero e organizzazioni della società civile. Ora due ong internazionali, Human Rights Watch e Global Witness, chiedono che lo Zimbabwe sia ne formalmente espulso dal gruppo di paesi che possono legalmente commerciare diamanti. E anche si questo si sta occupando un vertice del «Kimberley process» in corso a Tel Aviv (Israele è l'attuale presidente di turno).
Il giacimento di Marange è stato scoperto nel 2006 e si sta rivelando assai produttivo. Ha attratto cercatori in proprio, artigianali (è un giacimento del tipo alluvionale), alimentando un sistema di intermediazione e contrabbando delle pietre sfruttato da notabili e polizia (vedi terraterra, 30 ottobre 2008). Finché l'esercito ha preso il controllo della zona, manu militari. E' stata una vera e propria guerra, ha poi ricostruito Human Rights Watch intervistando testimoni e sopravvissuti: prima raffiche di mitragliatrice dagli elicotteri sugli insediamenti dei minatori; poi l'intervento delle truppe di terra: oltre 200 persone sono state uccise (il rapporto di Hrw è del giugno 2009). Da allora i militari controllano i giacimenti minerari, e infliggono alla popolazione lavoro forzato, tortura, pestaggi - mentre reprimono gli attivisti locali.
La questione di Marange era approdate al Kimberley Process nel novembre 2009. Lo Zimbabwe si era allora impegnato a ritirare le forze armate dal distretto diamantifero (ma senza fissare tempi), ripristinare l'amministrazione civile, permettere a un ispettore del gruppo di Kimberley di verificare la situazione. Impegni non rispettati, denunciano ora Human Rights Watch e Global Witness: l'esercito resta nel distretto di Marange, lavoro forzato e abusi continuano. Una piccola parte del giacimento è stata data in concessione a due società private, Canadile Miners e Mdaba Diamonds, entrambe legate ad alti dignitari dell'esercito e del partito Zanu-pf (quello del presidente Robert Mugabe). Finora però neppure un centesimo in royalties è entrato nelle casse dello stato, diceva di recente il ministro del tesoro: i diamanti - 4,4 milioni di carato estratti fino a maggio, riferiva ieri il New York Times - arricchiscono (e rafforzano il potere) solo di una piccola élite politico militare. In maggio però l'ispettore del gruppo Kimberley, Abbey Chicane, ha «assolto» lo Zimbabwe. Eppure, nota Hrw, ha potuto ispezionare ben poco: mentre visitava la zona agenti dell'intelligence gli hanno addirittura sequestrato gli appunti. Se il Kimberley Process ignora abusi così evidenti, accusano le ong internazionali, «rischia l'irrilevanza».
 
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