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ANIMALI
Convivere con l'elefante
Marina Forti
2010.07.10
Migliaia di sfollati stanno tornando ai loro villaggi nella provincia orientale di Sri Lanka. Alcuni tornano dopo parecchi anni, altri avevano abbandonato case e campi nei primi mesi del 2009, quando l'esercito governativo ha lanciato la sua offensiva finale contro i ribelli, le Tigri tamil. Offensiva sanguinosa, in cui la popolazione civile è stata ostaggio: presa a bersaglio dai militari e usata dai ribelli come scudo, poi trattenuta per mesi in campi profughi che sembravano piuttosto luoghi di prigionia ... Ora, oltre un anno dopo la conclusione dell'offensiva militare gli sfollati delle regioni tamil tornano ai loro villaggi.
Molti però vi trovano dei nuovi occupanti. Gli «abusivi» sono elefanti: circolano felicemente tra le capanne abbandonate, soprattutto apprezzano i campi coltivati. Gli elefanti non sono una presenza nuova a Sri Lanka: ma il punto sta nei numeri, e forse nella «contrattazione» degli spazi reciproci. Un dispaccio di irin News, l'agenzia on-line dell'ufficio Onu per gli affari umanitari, descrive ad esempio il villaggio di Mahaweva: da quando la popolazione è tornata ha trovato che un branco di tre dozzine di elefanti, tra cui tre maschi, visita regolarmente il villaggio, devasta le coltivazioni, divora le piantine, rivolta la terra: anche gli elefanti asiatici, di taglia piccola rispetto ai cugini africani, sono capaci di fare gran danno. Gruppi di elefanti, di solito sulla decina di individui, sono regolarmente avvistati nelle campagne dei distretti di Batticaloa e Trincomalee, nel nord-est del paese, e soprattutto nelle zone che erano state abbandonate dagli umani durante la guerra. Il dispaccio di Irin cita un signore di 72 anni tornato, dopo 26 anni, nel suo villaggio di Kithuluthuva, distretto di Trincomalee: il mese scorso un suo vicino è stato ucciso da un elefante, e il suo bambino di 9 anni malamente ferito, racconta: erano proprio accanto al muro di casa, «l'elefante non era abituato a vedere degli umani qui, così è stato preso dal panico e ha buttato giù il muro». Anche gli «incontri fatali» tra umani ed elefanti non sono una novità assoluta - il ministero dello sviluppo di Sri lanka ha detto di recente in parlamento che nel 2009 in tutto il paese 220 elefanti e 50 umani hanno perso la vita in «incontri». Nel villaggio di Rukam, distretto di Batticaloa, gli abitanti tornati dopo 19 anni hanno deciso di dormire in capanne costruite sugli alberi, a 10 metri da terra, per evitare le visite dei pachidermi. «Non c'è modo di fermarli. A volte non aspettano che venga notte, nel pomeriggio sono nel mio campo», spiega un abitante. Quando gli elefanti hanno finito di banchettare resta ben poco: «Stavamo sull'albero e non potevamo fare altro che guardarli. I rumori non li spaventano», neppure i mortaretti accesi nella speranza di spingerli via. Semplice: quando gli umani se ne sono andati, gli elefanti hanno riempito il vuoto. Jayantha Jayewardene, un esperti del Asian Elephant Specialist Group, interrogato da Irin spiega che a loro piace moltissimo la crescita secondaria delle piante lasciate a se stesse: «quando gli agricoltori se ne sono andati, i campi si sono riempiti di crescita secondaria, e questa piace agli elefanti molto più dei rami». Secondo l'esperto non c'è altro modo per salvare i raccolti - e gli umani - che mettere delle recinzioni elettriche attorno ai campi. Insomma, «ricontrattare» gli spazi. Un anziano abitante dice a Irin: «Ci sono sempre stati. Dobbiamo adattarci a convivere».
Molti però vi trovano dei nuovi occupanti. Gli «abusivi» sono elefanti: circolano felicemente tra le capanne abbandonate, soprattutto apprezzano i campi coltivati. Gli elefanti non sono una presenza nuova a Sri Lanka: ma il punto sta nei numeri, e forse nella «contrattazione» degli spazi reciproci. Un dispaccio di irin News, l'agenzia on-line dell'ufficio Onu per gli affari umanitari, descrive ad esempio il villaggio di Mahaweva: da quando la popolazione è tornata ha trovato che un branco di tre dozzine di elefanti, tra cui tre maschi, visita regolarmente il villaggio, devasta le coltivazioni, divora le piantine, rivolta la terra: anche gli elefanti asiatici, di taglia piccola rispetto ai cugini africani, sono capaci di fare gran danno. Gruppi di elefanti, di solito sulla decina di individui, sono regolarmente avvistati nelle campagne dei distretti di Batticaloa e Trincomalee, nel nord-est del paese, e soprattutto nelle zone che erano state abbandonate dagli umani durante la guerra. Il dispaccio di Irin cita un signore di 72 anni tornato, dopo 26 anni, nel suo villaggio di Kithuluthuva, distretto di Trincomalee: il mese scorso un suo vicino è stato ucciso da un elefante, e il suo bambino di 9 anni malamente ferito, racconta: erano proprio accanto al muro di casa, «l'elefante non era abituato a vedere degli umani qui, così è stato preso dal panico e ha buttato giù il muro». Anche gli «incontri fatali» tra umani ed elefanti non sono una novità assoluta - il ministero dello sviluppo di Sri lanka ha detto di recente in parlamento che nel 2009 in tutto il paese 220 elefanti e 50 umani hanno perso la vita in «incontri». Nel villaggio di Rukam, distretto di Batticaloa, gli abitanti tornati dopo 19 anni hanno deciso di dormire in capanne costruite sugli alberi, a 10 metri da terra, per evitare le visite dei pachidermi. «Non c'è modo di fermarli. A volte non aspettano che venga notte, nel pomeriggio sono nel mio campo», spiega un abitante. Quando gli elefanti hanno finito di banchettare resta ben poco: «Stavamo sull'albero e non potevamo fare altro che guardarli. I rumori non li spaventano», neppure i mortaretti accesi nella speranza di spingerli via. Semplice: quando gli umani se ne sono andati, gli elefanti hanno riempito il vuoto. Jayantha Jayewardene, un esperti del Asian Elephant Specialist Group, interrogato da Irin spiega che a loro piace moltissimo la crescita secondaria delle piante lasciate a se stesse: «quando gli agricoltori se ne sono andati, i campi si sono riempiti di crescita secondaria, e questa piace agli elefanti molto più dei rami». Secondo l'esperto non c'è altro modo per salvare i raccolti - e gli umani - che mettere delle recinzioni elettriche attorno ai campi. Insomma, «ricontrattare» gli spazi. Un anziano abitante dice a Irin: «Ci sono sempre stati. Dobbiamo adattarci a convivere».





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