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AMBIENTE, ETNIE
Allerta «gateadora»
Marinella Correggia
2010.07.14
La «gateadora», l'esondazione, soleva essere un incubo ricorrente nel dipartimento boliviano settentrionale di Beni, dove le acque dei fiumi Mamoeré e Ibare ogni due anni circa si spandevano d'improvviso nella pianura trasfomandola in poche ore in un gigantesco lago e mettendo a repentaglio interi raccolti, le fragili abitazioni e le stesse vite umane. Ogni cinque anni, il disastro diventava gravissimo.
In un'area dove abita la popolazione indigena Canichana, nel municipio di San Javier, il 70% dei suoli si allagano per 4 mesi all'anno almeno. Sono a rischio diciannove comunità di San Javier, costituite da 7mila famiglie Canichana e Sirionó sparse su 8.000 chilometri quadrati.
Sono pianure con pascoli naturali, grandi alberi, le terre divise dai due fiumi che scorrono da sud a nord e si approvvigionano dal Rio delle Amazzoni. È difficile prevedere il momento dell'inondazione. In passato gli indicatori considerati più utili erano le grandi nubi di zanzare che si fiondavano sui centri abitati, e la comparsa di aironi e alligatori.
L'ultima grave esondazione, fra il 2007 e il 2008, fece strage di 165.000 animali allevati. Migliaia di persone persero i raccolti. Allora la Fao propose alle autorità boliviane la messa a punto di un sistema di allerta rapido. Che, entrato in funzione l'anno successivo. adesso coinvolge 63mila persone nei municipi di San Javier, Sand Andrés, San Ignacio de Noxos, Santa Ana, San Ramón, Exaltación e Puerto Siles, tutti nel bacino del Mamoré. Come riferisce un reportage dell'agenzia stampa Inter Press Service, il programma ha subito funzionato benissimo, tanto da essere considerato un modello da replicare altrove. Ecco come lavora.
Un radar sul fiume Grande, al confine fra i dipartimenti di Beni, Cochabamba e Santa Cruz, manda in tempo reale informazioni a un satellite che a sua volta è collegato all'ufficio del Servizio nazionale di meteorologia e idrologia (Senamh) a La Paz. Da lì le informazioni sono trasmesse a un sistema dipartimentale di allerta rapido, e il messaggio è copiato a una rete di computer che servono le municipalità, per annunciare a livello di base l'aumento del livello del fiume e dunque l'inevitabile esondazione. Il fenomeno è inevitabile, ma i danni no. Le radio locali diffondono il messaggio alle popolazioni così velocemente da consentire agli agricoltori di piazzare ovunque le «chapapas», rustiche piattaforme che si ergono di due metri rispetto al terreno e servono a salvare semi, scorte alimentari, animali e persone. Non ci si alza più la mattina con la sorpresa di trovare i pochi beni sparsi sulle acque.
I tecnici delle autorità locali comunicano con le popolazioni nella loro lingua e incoraggiano i municipi ad avere pronte piattaforme di stoccaggio e a trasformare la cassava in vari modi - molita manualmente in farina, essiccata al sole, arrostita - per poterla conservare in sicurezza nei mesi di allagamento. E durante quei mesi, le numerose canoe si convertono in fabbriche di trasformazione degli alimenti, come facevano gli abitanti della regione nei tempi passati. La Fao ha raccolto queste antiche saggezze in un manuale di buone pratiche che, tradotto in diverse lingue, è distribuito alle popolazioni delle aree tropicali.
L'organizzazione delle comunità indigene Canichama considera molto utile il sistema di allerta rapido. E quando questo si mette in moto, le comunità formano subito i comitati di gestione dell'emergenza e di soccorso.
 
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