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AMBIENTE, ETNIE
Le mosse di Vedanta
Patrizia Cortellessa
2010.08.19
Le agenzie di questi giorni raccontano dei successi della società mineraria britannica Vedanta Resources, come l'accordo appena concluso con la Cairn Energy per l'acquisto della maggioranza del capitale della società petrolifera Ciarn India (dal 51 al 60%, per una somma compresa tra gli 8,5 e i 9, 6 miliardi di dollari). Notizie di tutt'altro tenore su Vedanta arrivano invece dallo stato indiano dell'Orissa, dove le intimidazione nei confronti dei Dongria Kondh (circa 8.000 persone, una delle tribù più isolate del continente indiano) si moltiplicano tanto quanto le critiche al suo contestasto progetto, la costruzione di una miniera di bauxite a cielo aperto sulle alture di Niyamgiri - la «montagna sacra» dei Dongria Kondh.
Per capire l'aria che si respira da quelle parti basta raccontare gli ultimi fatti: sono stati liberati dopo tre giorni di sequestro due rappresentanti Dongria Kondh, Lado Sikaka (il più anziano della comunità), e Sena Sikaka. Erano stati sequestrati da una quindicina di uomini armati di fucili K-47, in divisa da poliziotti, alle pendici della collina dove vivevano. Il primo ad essere rilasciato, riferiscono attivisti del posto e giornalisti, è stato Sana Sikaka. Lado - che qualche settimana fa era stato intervistato da Channel 4 News proprio sulla sua opposizione alla miniera - ha raccontato di essere stato interrogato e picchiato per due notti di seguito in una stazione di polizia. E' stato rilasciato solo dopo aver firmato alcune carte ma, non sapendo né leggere né scrivere, non ha saputo dire cosa abbia firmato. E' cosa nota invece - la loro battaglia è diventato caso internazionale - che i Dongria Kondh, con la realizzazione della miniera, vedono messa a rischio la loro stessa sopravvivenza e per questo da anni sono impegnati in una estenuante campagna di resistenza contro Vedanta. Sul rapimento dei due leader indigeni è scesa in campo anche Amnesty International che ha chiesto alle autorità indiane una indagine trasparente e l'arresto dei rapitori. A denunciare gli atteggiamenti intimidatori e repressivi della Vedanta non ci sono solo i «tribali» e le associazioni che li sostengono da sempre.
Il comportamento della multinazionale britannica, il cui progetto sconta un ritardo di almeno tre anni, è dettagliatamente condannato nel rapporto (124 pp), di recente pubblicazione, realizzato dai quattro membri della commissione investigativa nominata dal Ministro dell'ambiente indiano. Ricordiamo che alla fine di una precedente indagine, condotta sempre dal ministero dell'ambiente, la riflessione finale era stata quella che la realizzazione della miniera avrebbe potuto distruggere l'esistenza dei Dongria Kondh e che dunque non doveva essere autorizzata. L'ultimo report non fa altro che confermare quei risultati, utilizzando parole ancora più dure nei confronti della Vedanta, «che ha agito illegalmente e nel più totale disprezzo della legge», e dei funzionari locali «che hanno agito in collusione con la compagnia».
Come termina il rapporto? «Consentire alla Vedanta di aprire la miniera sarebbe illegale», come da sempre denunciano i Dongria e chi li sostiene. Il gigante britannico continua a negare le accuse, ma il ministero dell'ambiente e delle foreste fa sapere che l'ultima decisione sul sì o no alla concessione della licenza dipenderà proprio da quel rapporto. Quale sarà la prossima mossa dell'azienda mineraria?
Per capire l'aria che si respira da quelle parti basta raccontare gli ultimi fatti: sono stati liberati dopo tre giorni di sequestro due rappresentanti Dongria Kondh, Lado Sikaka (il più anziano della comunità), e Sena Sikaka. Erano stati sequestrati da una quindicina di uomini armati di fucili K-47, in divisa da poliziotti, alle pendici della collina dove vivevano. Il primo ad essere rilasciato, riferiscono attivisti del posto e giornalisti, è stato Sana Sikaka. Lado - che qualche settimana fa era stato intervistato da Channel 4 News proprio sulla sua opposizione alla miniera - ha raccontato di essere stato interrogato e picchiato per due notti di seguito in una stazione di polizia. E' stato rilasciato solo dopo aver firmato alcune carte ma, non sapendo né leggere né scrivere, non ha saputo dire cosa abbia firmato. E' cosa nota invece - la loro battaglia è diventato caso internazionale - che i Dongria Kondh, con la realizzazione della miniera, vedono messa a rischio la loro stessa sopravvivenza e per questo da anni sono impegnati in una estenuante campagna di resistenza contro Vedanta. Sul rapimento dei due leader indigeni è scesa in campo anche Amnesty International che ha chiesto alle autorità indiane una indagine trasparente e l'arresto dei rapitori. A denunciare gli atteggiamenti intimidatori e repressivi della Vedanta non ci sono solo i «tribali» e le associazioni che li sostengono da sempre.
Il comportamento della multinazionale britannica, il cui progetto sconta un ritardo di almeno tre anni, è dettagliatamente condannato nel rapporto (124 pp), di recente pubblicazione, realizzato dai quattro membri della commissione investigativa nominata dal Ministro dell'ambiente indiano. Ricordiamo che alla fine di una precedente indagine, condotta sempre dal ministero dell'ambiente, la riflessione finale era stata quella che la realizzazione della miniera avrebbe potuto distruggere l'esistenza dei Dongria Kondh e che dunque non doveva essere autorizzata. L'ultimo report non fa altro che confermare quei risultati, utilizzando parole ancora più dure nei confronti della Vedanta, «che ha agito illegalmente e nel più totale disprezzo della legge», e dei funzionari locali «che hanno agito in collusione con la compagnia».
Come termina il rapporto? «Consentire alla Vedanta di aprire la miniera sarebbe illegale», come da sempre denunciano i Dongria e chi li sostiene. Il gigante britannico continua a negare le accuse, ma il ministero dell'ambiente e delle foreste fa sapere che l'ultima decisione sul sì o no alla concessione della licenza dipenderà proprio da quel rapporto. Quale sarà la prossima mossa dell'azienda mineraria?




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