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AGRICOLTURA, COOPERAZIONE
Niger, aiuti in viaggio
Paola Desai
2010.08.20
Il raccolto del 2009 è fallito, per quello nuovo mancano almeno due mesi. E nel frattempo il Niger è alla fame: secondo il governo, quasi metà dei 15 milioni di abitanti del paese affronta una «grave carenza di cibo». La notizia però qui è che il paese intero è mobilitato per fare fronte all'emergenza. Già in marzo il governo ha cominciato a organizzare distribuzioni del grano stoccato nei magazzini di stato. In maggio un inviato delle Nazioni unite, il capo dell'ufficio per gli affari umanitari John Holmes, ha visitato il paese e constatato la situazione: nell'anno passato è caduto il 70% meno delle abituali piogge, e per un paese semiarido è stato il tracollo: e non solo nel nord semidesertico perché anche nel sud, la valle del fiume Niger, la carestia galoppa.
I dispacci di Irin news, il servizio di notizie del medesimo ufficio Onu per gli affari umanitari, forniscono qualche aggiornamento. «Benchéil Niger fronteggi una severia penuria di cibo, una massiccia risposta nelle prime fasi ha permesso finora di evitare il deteriorarsi della situazione nutrizionale dei bambini», dice un dispaccio del 13 agosto. «Per ora abbiamo evitato il peggio», dice la signora Harouna Hamani, coordinatrice del sistema di «allarme precoce»: precisa che la malnutrizione c'è, è diffusa, «ma sarebbe stata catastrofica senza un intervento tempestivo». parla di distribuzioni pubbliche di farina arricchita, olio e zucchero per i bambini sotto i 2 anni nelle zone dove il tasso di malnutrizione grave supera la «soglia» del 15% - è un programma sostenuto dall'Onu e da diverse organizzazioni non governative. Lo stesso dispaccio spiega che da aprile una ong nigerina, Concern, ha mandato squadre di volontari 8oltre 300) nei villaggi della regione centrale di Tahoua, per monitorare lo stato dei bambini e segnalare casi di malnutrizione al servizio sanitario pubblico.
Il programma alimentare mondiale (Pam), agenzie dell'Onu per le emergenze alimentari, conta di distribuire oltre 212mila tonnellate di cibo tra agosto e settembre nelle zone più colpite dalla carestia. Ma spesso si tratta di zone remote: e un nuovo dispaccio di Irin, il 17 agosto, racconta il difficile viaggio degli aiuti. Il Niger è un paese saheliano senza sbocchi al mare, racchiuso tra il Sahara a nord e il bacino del fiume Niger a sud. Dall'inizio dell'anno il Pam ha acquistato nei paesi vicini (Benin, Mali, Nigeria, Ghana) il 70% delle 114 tonnellate di cibo già in distribuzione - grazie ai loro surplus di cereali e legumi. il resto - ad esempio l'olio per cucinare, la farina «arricchita» - è arrivato da più lontano, e avrà presumibilmente transitato per i porti di Cotonou (Benin), o Lomé (Togo). Il viaggio continua su camion. Le città nigerine di Diffa (nel nord, vicino alla frontiera con il Ciad) e N'Guigmi (più a sud), sono dei punti di snodo: qui dunque i magazzini si riempiono di «olio malaysiano, sale della finlandia, riso americano, fabioli maliani, farina belga», recita a mo' di esempio un magazziniere di Diffa.
Questa parte del viaggio richiede circa tre o quattro mesi per le derrate venute al oltremare, circa 2 mesi per quelle arrivare dalla regione vicina. Poi comincia la seconda parte: e Irin descrive una rete di camion, barchette nelle zone fluviali, cammelli in quelle desertiche, carretti. Così anche nel sud e est - zone di attività di gruppi armati legati a «al Qaeda del Nord Africa» - dove però l'Onu non manda il personale occidentale, questione di sicurezza. Ma la mobilitazione continua - e il governo spera di aver evitato la fame di massa.
I dispacci di Irin news, il servizio di notizie del medesimo ufficio Onu per gli affari umanitari, forniscono qualche aggiornamento. «Benchéil Niger fronteggi una severia penuria di cibo, una massiccia risposta nelle prime fasi ha permesso finora di evitare il deteriorarsi della situazione nutrizionale dei bambini», dice un dispaccio del 13 agosto. «Per ora abbiamo evitato il peggio», dice la signora Harouna Hamani, coordinatrice del sistema di «allarme precoce»: precisa che la malnutrizione c'è, è diffusa, «ma sarebbe stata catastrofica senza un intervento tempestivo». parla di distribuzioni pubbliche di farina arricchita, olio e zucchero per i bambini sotto i 2 anni nelle zone dove il tasso di malnutrizione grave supera la «soglia» del 15% - è un programma sostenuto dall'Onu e da diverse organizzazioni non governative. Lo stesso dispaccio spiega che da aprile una ong nigerina, Concern, ha mandato squadre di volontari 8oltre 300) nei villaggi della regione centrale di Tahoua, per monitorare lo stato dei bambini e segnalare casi di malnutrizione al servizio sanitario pubblico.
Il programma alimentare mondiale (Pam), agenzie dell'Onu per le emergenze alimentari, conta di distribuire oltre 212mila tonnellate di cibo tra agosto e settembre nelle zone più colpite dalla carestia. Ma spesso si tratta di zone remote: e un nuovo dispaccio di Irin, il 17 agosto, racconta il difficile viaggio degli aiuti. Il Niger è un paese saheliano senza sbocchi al mare, racchiuso tra il Sahara a nord e il bacino del fiume Niger a sud. Dall'inizio dell'anno il Pam ha acquistato nei paesi vicini (Benin, Mali, Nigeria, Ghana) il 70% delle 114 tonnellate di cibo già in distribuzione - grazie ai loro surplus di cereali e legumi. il resto - ad esempio l'olio per cucinare, la farina «arricchita» - è arrivato da più lontano, e avrà presumibilmente transitato per i porti di Cotonou (Benin), o Lomé (Togo). Il viaggio continua su camion. Le città nigerine di Diffa (nel nord, vicino alla frontiera con il Ciad) e N'Guigmi (più a sud), sono dei punti di snodo: qui dunque i magazzini si riempiono di «olio malaysiano, sale della finlandia, riso americano, fabioli maliani, farina belga», recita a mo' di esempio un magazziniere di Diffa.
Questa parte del viaggio richiede circa tre o quattro mesi per le derrate venute al oltremare, circa 2 mesi per quelle arrivare dalla regione vicina. Poi comincia la seconda parte: e Irin descrive una rete di camion, barchette nelle zone fluviali, cammelli in quelle desertiche, carretti. Così anche nel sud e est - zone di attività di gruppi armati legati a «al Qaeda del Nord Africa» - dove però l'Onu non manda il personale occidentale, questione di sicurezza. Ma la mobilitazione continua - e il governo spera di aver evitato la fame di massa.





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