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ANIMALI
La tigre sull'Amur
Paola Desai
2010.09.04
Notizie importanti per la tigre dell'Amur, detta anche tigre siberiana. La provincia cinese di Jilin e la confinante provincia russa di Primorsky hanno firmato domenica scorsa un accordo che istituisce la prima area protetta transfrontaliera abitata da questo gattone. La tigre dell'Amur - il nome proprio è «panthera tigris subspecie altaica» - popola una regione ampia dell'estremo nord-est asiatico, ma è una specie gravemente minacciata: non più di 500 individui vivono allo stato selvatico tra Russia e Cina - e chissà nella penisola coreana: alcuni sperano che si sia spinta nella «zona demilitarizzata» che separa la Corea del Nord e quella del Sud, ma non ci sono veri riscontri. La nuova area protetta, che sarà co-gestita dal dipartimento forestale della provincia cinese e dal dipartimento per la natura e la caccia di quella russa, è stata molto caldeggiata dal Wwf e potrebbe ridare impulso alla popolazione felina. Anche se, ha ricordato Sergey Aramilev, coordinatore della «sezione Amur» del Wwf russo, «resta molto da fare per applicare questo accordo, ad esempio assicurarsi che l'area protetta riceva adeguati finanziamenti dai governi»: ma «è comunque un grande passo avanti».
Proteggere la tigre implica affrontare i problemi del bracconaggio (la caccia illegale) ma anche più in generale la protezione degli habitat naturali - ed è per questo che l'area protetta è così importante. Oggi si stima che in Cina vivano tra 18 e 22 tigri siberiane (secondo il conteggio del governo cinese nel 2007). Molte di più sono nel «far east» russo, dove anzi aveva fatto uno spettacolare ritorno dopo gli anni '30, quando la popolazione era scesa a 20 o 30 esemplari: oggi si contano tra 331 e 393 adulti e subadulti, di cui circa 250 in età riproduttiva, secondo il censimento condotto nel 2005 da Dale Miquelle, della Wildlife Conservation Society di Vladivostok, la città russa sul mar del Giappone. Ma i dati non devono ingannare: perché gli ultimi decenni del secolo il declino della tigre dell'Amur era ricominciato, e dopo una certa stabilità a cavallo del millennio le indagini condotte negli inverni successivi al 2005 mostrano che la popolazione ha ripreso a calare.
A minacciare la tigre - quella siberiana in particolare, ma lo stesso vale per tutte le subspecie del felino asiatico - sono diversi fattori. Uno è la caccia di frodo, che alimenta un traffico illegale di parti di tigre: le pelli sono la parte più ambita ma anche altre parti sono ricercate, dai denti ad alcuni organi, per certe preparazioni della medicina tradizionale - e la domanda è in aumento. Ma non solo: la distruzione dell'habitat naturale e la sua frammentazione sono minacce altrettanto se non più gravi. Gran parte delle popolazioni di tigri oggi esistenti sono di fatto assediate in piccole «isole» di territorio in cui sopravvivono sull'orlo dell'estinzione. Il punto è che la tigre di quella regione siberiana ha bisogno di spaziare in un territorio ampio per trovare le prede che costituiscono il suo cibo, e Miquelle, l'autore del censimento sopracitato faceva notare in uno studio del 2006 che le aree protette esistenti nella regione, circa 10mila chilometri quadrati in tutale, non bastano a garantire la sopravvivenza della specie. Anche per questo è importante la nuova area protetta, dove saranno monitorati anche leopardi, cervo muschiato e antilopi: oltre a proteggere la tigre, diceva domenica Zhu Chun quan, del Wwf cinese, «sarà di beneficio alle altre specie, all'habitat della foresta e alla biodiversità tutta».
Proteggere la tigre implica affrontare i problemi del bracconaggio (la caccia illegale) ma anche più in generale la protezione degli habitat naturali - ed è per questo che l'area protetta è così importante. Oggi si stima che in Cina vivano tra 18 e 22 tigri siberiane (secondo il conteggio del governo cinese nel 2007). Molte di più sono nel «far east» russo, dove anzi aveva fatto uno spettacolare ritorno dopo gli anni '30, quando la popolazione era scesa a 20 o 30 esemplari: oggi si contano tra 331 e 393 adulti e subadulti, di cui circa 250 in età riproduttiva, secondo il censimento condotto nel 2005 da Dale Miquelle, della Wildlife Conservation Society di Vladivostok, la città russa sul mar del Giappone. Ma i dati non devono ingannare: perché gli ultimi decenni del secolo il declino della tigre dell'Amur era ricominciato, e dopo una certa stabilità a cavallo del millennio le indagini condotte negli inverni successivi al 2005 mostrano che la popolazione ha ripreso a calare.
A minacciare la tigre - quella siberiana in particolare, ma lo stesso vale per tutte le subspecie del felino asiatico - sono diversi fattori. Uno è la caccia di frodo, che alimenta un traffico illegale di parti di tigre: le pelli sono la parte più ambita ma anche altre parti sono ricercate, dai denti ad alcuni organi, per certe preparazioni della medicina tradizionale - e la domanda è in aumento. Ma non solo: la distruzione dell'habitat naturale e la sua frammentazione sono minacce altrettanto se non più gravi. Gran parte delle popolazioni di tigri oggi esistenti sono di fatto assediate in piccole «isole» di territorio in cui sopravvivono sull'orlo dell'estinzione. Il punto è che la tigre di quella regione siberiana ha bisogno di spaziare in un territorio ampio per trovare le prede che costituiscono il suo cibo, e Miquelle, l'autore del censimento sopracitato faceva notare in uno studio del 2006 che le aree protette esistenti nella regione, circa 10mila chilometri quadrati in tutale, non bastano a garantire la sopravvivenza della specie. Anche per questo è importante la nuova area protetta, dove saranno monitorati anche leopardi, cervo muschiato e antilopi: oltre a proteggere la tigre, diceva domenica Zhu Chun quan, del Wwf cinese, «sarà di beneficio alle altre specie, all'habitat della foresta e alla biodiversità tutta».





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