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AGRICOLTURA
La fattoria di Puncak
Paola Desai
2010.10.08
Una piccola storia su come dei giovani disoccupati di Java, in Indonesia, trovano qualcosa da fare in un progetto per diffondere l'agricoltura sostenibile in una delle terre più sovraffollate e sfruttate del pianeta. La riprendiamo da Irin news, bollettino pubblicato dall'Ufficio onu per gli affari umanitari. Siamo a Puncak, poche ore di strada dalla capitale Jakarta. Qui c'è la «learning farm», o «fattoria-scuola», che gestisce mezzo ettaro di terra sulle verdi colline giavanesi. Gli «scolari» della fattoria sono 45 ragazzi tra i 16 e i 24 anni - per lo più disoccupati, qualcuno con piccoli precedenti penali, nessuno che abbia finito le scuole. Nella fattoria di Puncak frequentano un programma residenziale di 5 mesi per imparare le tecniche della coltivazione biologica, che al momento rifornisce la mensa di un orfanotrofio. Sperano di trovare poi il modo di andare avanti diffondendo l'agricoltura biologica, che poi significa recuperare alcune delle tecniche di coltivazione tradizionali di quelle campagne.
La «learning farm» di Puncak è una piccola iniziativa (sponsorizzata dal Undp, il programma delle Nazioni unite per lo sviluppo, con 40mila dollari), se si pensa che quasi metà degli indonesiani tra 16 e 18 anni non va a scuola (o la abbandona), secondo l'ufficio centrale di statistica. D'altra parte, anche con un diploma non è facile trovare lavoro: secondo le statisciche ufficiali 9 milioni di persone, o l'8% della popolazione attiva, è disoccupata (ma le stime più realistiche dicono almeno il 10%), ma queste sono statistiche che considerano solo il lavoro «formale». Secondo il programma alimentare mondiale oltre la metà dei 245 milioni di indonesiani vivono con meno di 2 dollari al giorno, e molti ragazzi e ragazze lasciano la scuola anzitempo per aiutare il reddito familiare con lavoretti vari. La povertà in Indonesia è un fenomeno ampiamente rurale, aggiunge la Banca mondiale: le famiglie rurali sono il 57% di quelle considerate «sotto la soglia» di povertà. D'altra parte, tre quinti della popolazione vive in zone rurali e ha come principale occupazione l'agricoltura. E dalla povertà rurale molti tentano di scappare andando in qualche slum urbano, dove tutti sperano di trovare lavoro e fortuna - ma molti restano semplicemente arenati in un'altri tipo di povertà.
Ecco perché gli ideatori della «fattoria-scuola» di Puncak sperano di avere successo, Finora, dicono, il 40% dei giovani che sono passati per quei corsi hanno trovato qualcosa da fare: chi ha cominciato la propria coltivazione di vegetali organici, chi insegna le tecniche di agricoltura sostenibile e educazione ambientale, chi ha trovato un impiego presso qualche azienda agricola commerciale. L'agricoltura biologica è ancora una piccola nicchia in Indonesia, dove gran parte degli agricoltori - dalle grandi imprese agro-industriali ai piccoli coltivatori diretti - fanno grande uso di fertilizzabnti chimici e pesticidi, al punto che molte derrate prodotte in indonesia non sono ammesse in altri paese per i residui troppo alti di pesticidi. Ma anche per questo gli iniziatori della fattoria-scuola sperano che l'agricoltura biologica si conquisti uno spazio. Per il momento, oltre all'orfanotrofio, i prodotti della fattoria di Puncak hanno clienti i benestanti di Jakarta, disposti a spendere per avere prodotti più sani, e puntano a entrare in qualche catena di supermercati.
La «learning farm» di Puncak è una piccola iniziativa (sponsorizzata dal Undp, il programma delle Nazioni unite per lo sviluppo, con 40mila dollari), se si pensa che quasi metà degli indonesiani tra 16 e 18 anni non va a scuola (o la abbandona), secondo l'ufficio centrale di statistica. D'altra parte, anche con un diploma non è facile trovare lavoro: secondo le statisciche ufficiali 9 milioni di persone, o l'8% della popolazione attiva, è disoccupata (ma le stime più realistiche dicono almeno il 10%), ma queste sono statistiche che considerano solo il lavoro «formale». Secondo il programma alimentare mondiale oltre la metà dei 245 milioni di indonesiani vivono con meno di 2 dollari al giorno, e molti ragazzi e ragazze lasciano la scuola anzitempo per aiutare il reddito familiare con lavoretti vari. La povertà in Indonesia è un fenomeno ampiamente rurale, aggiunge la Banca mondiale: le famiglie rurali sono il 57% di quelle considerate «sotto la soglia» di povertà. D'altra parte, tre quinti della popolazione vive in zone rurali e ha come principale occupazione l'agricoltura. E dalla povertà rurale molti tentano di scappare andando in qualche slum urbano, dove tutti sperano di trovare lavoro e fortuna - ma molti restano semplicemente arenati in un'altri tipo di povertà.
Ecco perché gli ideatori della «fattoria-scuola» di Puncak sperano di avere successo, Finora, dicono, il 40% dei giovani che sono passati per quei corsi hanno trovato qualcosa da fare: chi ha cominciato la propria coltivazione di vegetali organici, chi insegna le tecniche di agricoltura sostenibile e educazione ambientale, chi ha trovato un impiego presso qualche azienda agricola commerciale. L'agricoltura biologica è ancora una piccola nicchia in Indonesia, dove gran parte degli agricoltori - dalle grandi imprese agro-industriali ai piccoli coltivatori diretti - fanno grande uso di fertilizzabnti chimici e pesticidi, al punto che molte derrate prodotte in indonesia non sono ammesse in altri paese per i residui troppo alti di pesticidi. Ma anche per questo gli iniziatori della fattoria-scuola sperano che l'agricoltura biologica si conquisti uno spazio. Per il momento, oltre all'orfanotrofio, i prodotti della fattoria di Puncak hanno clienti i benestanti di Jakarta, disposti a spendere per avere prodotti più sani, e puntano a entrare in qualche catena di supermercati.





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