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ENERGIA
Energie del popolo
Marinella Correggia
2010.10.21
L'energia è uno degli aggrovigliati nodi dell'ingiustizia e insostenibilità internazionali. Là dove è sprecata è causa dei cambiamenti climatici vista l'elevata dipendenza della domanda da petrolio, gas e carbone. E là dove l'accesso alle fonti energetiche manca, sono difficili tutte le attività umane di base - coltivare, conservare alimenti, costruire, cucinare, illuminare, pompare l'acqua, potabilizzare l'acqua - per le quali spesso non rimane che ricorrere alla fatica umana: un disagio che grava sulle spalle di alcuni anziché essere distribuito fra tutti.
Fortunatamente, tante soluzioni vengono dal combinare l'intelligenza umana e il Sole: fonte dell'energia del popolo, così diceva l'ambientalista tedesco Hermann Scheer. Soluzioni «democratiche» e applicabili anche nel Nord del mondo: se non vogliamo perpetuare l'apartheid tecnologico e il debito ecologico verso il Sud . Ed è proprio la «democrazia energetica» il centro della campagna «Spegni lo spreco...accendi lo sviluppo», promossa dalle associazioni italiane Cope, Energetica, Oltreilconfine, Tamburi di pace. L'utile sito www.spegnilospreco.org consente un virtuale giro del mondo fra mille tecnologie semplici, oltretutto parte delle soluzioni vere alla crisi climatica.
La campagna «Spegni lo spreco...accendi lo sviluppo» si completa con una mostra itinerante destinata alle scuole e il libro didattico «Spegni lo spreco...accendi lo sviluppo. Viaggio nel Sud e nel Nord dell'energia» a cura di Mercedes Mas (che con Oltre il confine diffonde la pratica delle cucine solari in Italia e ne sostiene l'autocostruzione in Africa) e Rosita Folli. Il 23 ottobre la campagna organizza due convegni, a Milano e a Catania.
Prendiamo dal sito alcune delle idee di «giustizia energetica» messe in pratica da cooperative, gruppi di villaggio, associazioni e piccole imprese in diversi paesi. Biciclette portamerci in Africa (ma sono tante anche nelle civili strade di Copenaghen; a quando in Italia?). Forni solari per evitare il taglio della legna da ardere in luoghi aridi (ma funzionano anche qui, per parzialmente sostituire il gas di cucina). Stufe «a razzo» e «scatole di cottura» che minimizzano il ricorso al combustibile (le abbiamo viste funzionanti anche al raduno della permacultura europea). Essiccatore solare per alimenti in Tanzania (ma è stato progettato da studenti tecnici di Desio; e uno simile era esposto sempre al raduno di cui sopra). Pompe e mulini a energia solare in alternativa all'utilizzo del gasolio in Africa (e magari dell'elettricità da fonti fossili qui). Pompe a pedali in India (e perché non in pianura padana dove la falda è superficiale?). Toilette a secco e compostanti per minimizzare il consumo di acqua (sono una necessità in contesti di crisi idrica ma anche la Svezia le ha omologate!). Lanterne solari e microcentrali idroelettriche, insomma piccole de-centrali per lo sganciamento energetico. Cisterne per la raccolta di acqua dai tetti di scuole e altri edifici: ne è maestro il Barefoot College in Rajasthan, ma sono una tradizione ora in revival in tante aree rurali italiane. Irrigazione fotovoltaica goccia a goccia in Benin (ottima per qualunque orto del mondo). Contenitore refrigerante ad acqua ideato da insegnante africano e autocostruibile, copiabile. E l'ospedale fotovoltaico di Emergency in Sud Sudan, copiabile anch'esso.
E sul fronte del riciclo dei rifiuti, che dire della bellissima carta dalla cacca di elefante prodotta in Sri Lanka? Beh, almeno quella, qui la possiamo solo acquistare.
Fortunatamente, tante soluzioni vengono dal combinare l'intelligenza umana e il Sole: fonte dell'energia del popolo, così diceva l'ambientalista tedesco Hermann Scheer. Soluzioni «democratiche» e applicabili anche nel Nord del mondo: se non vogliamo perpetuare l'apartheid tecnologico e il debito ecologico verso il Sud . Ed è proprio la «democrazia energetica» il centro della campagna «Spegni lo spreco...accendi lo sviluppo», promossa dalle associazioni italiane Cope, Energetica, Oltreilconfine, Tamburi di pace. L'utile sito www.spegnilospreco.org consente un virtuale giro del mondo fra mille tecnologie semplici, oltretutto parte delle soluzioni vere alla crisi climatica.
La campagna «Spegni lo spreco...accendi lo sviluppo» si completa con una mostra itinerante destinata alle scuole e il libro didattico «Spegni lo spreco...accendi lo sviluppo. Viaggio nel Sud e nel Nord dell'energia» a cura di Mercedes Mas (che con Oltre il confine diffonde la pratica delle cucine solari in Italia e ne sostiene l'autocostruzione in Africa) e Rosita Folli. Il 23 ottobre la campagna organizza due convegni, a Milano e a Catania.
Prendiamo dal sito alcune delle idee di «giustizia energetica» messe in pratica da cooperative, gruppi di villaggio, associazioni e piccole imprese in diversi paesi. Biciclette portamerci in Africa (ma sono tante anche nelle civili strade di Copenaghen; a quando in Italia?). Forni solari per evitare il taglio della legna da ardere in luoghi aridi (ma funzionano anche qui, per parzialmente sostituire il gas di cucina). Stufe «a razzo» e «scatole di cottura» che minimizzano il ricorso al combustibile (le abbiamo viste funzionanti anche al raduno della permacultura europea). Essiccatore solare per alimenti in Tanzania (ma è stato progettato da studenti tecnici di Desio; e uno simile era esposto sempre al raduno di cui sopra). Pompe e mulini a energia solare in alternativa all'utilizzo del gasolio in Africa (e magari dell'elettricità da fonti fossili qui). Pompe a pedali in India (e perché non in pianura padana dove la falda è superficiale?). Toilette a secco e compostanti per minimizzare il consumo di acqua (sono una necessità in contesti di crisi idrica ma anche la Svezia le ha omologate!). Lanterne solari e microcentrali idroelettriche, insomma piccole de-centrali per lo sganciamento energetico. Cisterne per la raccolta di acqua dai tetti di scuole e altri edifici: ne è maestro il Barefoot College in Rajasthan, ma sono una tradizione ora in revival in tante aree rurali italiane. Irrigazione fotovoltaica goccia a goccia in Benin (ottima per qualunque orto del mondo). Contenitore refrigerante ad acqua ideato da insegnante africano e autocostruibile, copiabile. E l'ospedale fotovoltaico di Emergency in Sud Sudan, copiabile anch'esso.
E sul fronte del riciclo dei rifiuti, che dire della bellissima carta dalla cacca di elefante prodotta in Sri Lanka? Beh, almeno quella, qui la possiamo solo acquistare.




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