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PETROLIO, AMBIENTE
Bp, reazione tossica
Paola Desai
2010.10.29
È una «catastrofe ambientale senza precedenti», secondo un chimico intervistato dalla tv satellitare araba al Jazeera. Bob Naman è un chimico che lavora presso un laboratorio di Mobile, cittadina dell'Alabama nella zona che fu investita dalla «marea nera» provocata dall'esplosione della piattaforma petrolifera Deepwater Horizon, l'aprile scorso: come si ricorderà, l'esplosione lasciò aperto un pozzo offshore alla profondità di 1.600 metri sotto il livello del mare, e ci vollero oltre due mesi prima che i tecnici dell'azienda petrolifera riuscissero a tapparlo. Nel frattempo almeno 4,9 milioni di barili di petrolio greggio sono andati dispersi nel Golfo del Messico, il più massiccio sversamento accidentale di greggio mai avvenuto nella storia. Di fronte a quella catastrofe, una cosa più di tutte la Bp ha cercato di evitare: che sui media arrivassero troppe foto «strappacuore» di uccelli marini ricoperti di petrolio barcollanti sulle spiagge di Louisiana, Alabama, Mississippi, Florida. E per ridurre al minimo il petrolio visibile, uno dei provvedimenti escogitati dall'azienda petrolifera è stato aggredire la «marea nera» con solventi: la Bp ha ammesso di aver usato almeno 500mila litri di solventi, un mix di diluenti e altre sostanze che rompono la tensione superficiale della macchia di petrolio e la frantumano di particelle minuscole, così che parte evapora, parte ha maggiore probabilità di affondare o di rimanere sospesa in profondità invece di galleggiare e riaggregarsi in una «macchia» visibile. Le microparticelle sono più facilmente disperse dalla marea e dalle onde. Insomma: il petrolio non è dissolto, nessuna «magia»: è sempre là, solo meno visibile. In più, quelle tonnellate di solventi contengono sostanze altamente tossiche.
Sono proprio queste che ora cominciano a rivelare i propri effetti, secondo l'indagine compiuta da al Jazeera. La tv ha raccolto diverse testimonianze di persone che vivono sulle coste del Golfo del Messico che soffrono degli effetti di intossicazioni acute. Molti sono pescatori, che ricordano di aver visto addetti della Bp spruzzare i solventi da aerei e barche al largo. Uno ricorda di aver visto l'acqua ribollire di bolle bianche, e anche di aver cominciato a star male subito dopo: vomito scuro, orina pure marrone, poi notti di diarrea e sudore, nausea, irritazioni alla pelle. Decine di persone descrivono malori simili. Famiglie intere cominciano a star meglio quando si allontanano in vacanza, poi i malori riprendono al ritorno. A metà estate, il Dipartimento di salute pubblica dell'Alabama conferma che 65 persone a Mobile e Baldwin hanno chiesto cure per quelle che i medici considerano conseguenze del disastro petrolifero. Le testimonianze si accumulano: una ricercatrice a New Ideria, Luoisiana, analizza il sangue di otto persone che hanno lavorato nella bonifica delle spiagge investite dalla marea nera: ci trova etil-benzene, mp-xilene e esano, composti organici volatili presenti nel greggio - con ogni evidenza li hanno inalati. Ancora più preoccupante è quanto spiega ad al Jazeera Bob Naman, chimico al Analytical Chemical Testing Lab di Mobile, Alabama: da quest'estate sta lavorando a rintracciare i marker chimici dei solventi usati dalla Bp e dice che sono gli idrocarburi policiclici aromatici contenuti in quel mix chimico a provocare le malattie ora tanto diffuse tra gli abitanti della costa. «Sono terrorizzato da quello che sto trovando», dice il ricercatore. Gli effetti carcinogeni, teratogeni e mutageni di quelle sostanze sono noti, sottolinea. È questo che chiama una catastrofe ambientale.
 
Alias:11 settembre, Ground Zero. La guerra in Afghanistan  Ultraoltre: intervista a Massimo Guerrini autore di Murasaki Baby Ultrasuoni: la scena di Manchester Ultrasport Action City, le attrezzature per lo sport nei luoghi pubblici: intervista al prof. Antonio Borgogni
 
    in edicola
sabato 14 settembre
 
Le «maschiette»
di Riyad
Ispirate da serie televisive sia locali che americane, alcune studentesse saudite,indipendentemente dal loro orientamento sessuale, adottano uno stile di abbigliamento androgino. E si autodefiniscono «buya» («maschiette»).

  In edicola
da martedì 17 settembre
 
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