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ENERGIA, RIFIUTI URBANI
Non bruciare più
Marinella Correggia
2010.12.17
L'Energy Justice Network è una rete di esperti statunitensi a sostegno delle comunità minacciate da progetti inquinanti di produzione di energia o trattamento dei rifiuti - progetti «mappati» sul sito (www.energyjustice.net/map/). Porta avanti l'agenda «combustione zero», sostenendo che la transizione da un combustibile a un altro non significa cammino verso zero emissioni, verso energia pulita e verso zero rifiuti.
Cosa c'entrano i rifiuti? C'entrano perché una delle «false soluzioni» contro le quali l'Energy Justice Network si batte sono i cosiddetti termovalorizzatori. Non solo, spiegano, perché questi mastodonti sono un incentivo a produrre più rifiuti, in un modello stupido di produzione e consumo; né per l'inquinamento atmosferico che essi producono, ma proprio per le loro emissioni di gas serra. Infatti, le emissioni climalteranti provenienti dalla biomassa (compreso il metano sprigionato dai rifiuti) sono rilevanti. Addirittura, una centrale a carbone emette meno gas serra di un inceneritore di analoghe dimensioni. Certo, i sostenitori dell'energia da biomasse affermano che la biomassa si riforma e assorbirà CO2, rendendo il processo neutrale.
Ma pochi mesi fa, di fronte all'opposizione popolare contro gli inceneritori in Massachusetts, il governo di questo stato Usa ha commissionato uno studio al Manomet Center for Conservation Sciences, il quale ha concluso che in 40 anni, le emissioni nette di gas serra dalla biomassa bruciata per ottenere elettricità sono maggiori di quelle del carbone (che è il più «sporco» dei combustibili fossili), anche considerando la ricrescita della foresta; e che rispetto al gas naturale, le emissioni da combustione della biomassa sono maggiori anche dopo 90 anni. Inoltre, sempre secondo il Manomet, la biomassa, bruciata in sistemi di riscaldamento di piccola scala o in applicazioni industriali che combinano calore ed elettricità, è peggiore dell'uso del gas naturale e migliore dell'uso del petrolio (http://www.energyjustice.net/biomass/).
Anche l'incenerimento dei rifiuti rilascia più gas serra di carbone, petrolio e gas naturale per unità di energia prodotta (http://www.stoptrashingtheclimate.org). Infine anche la produzione di biogas dalle discariche, secondo l'Epa (l'Ente di protezione ambientale degli Usa), produce più gas serra del carbone e del gas naturale, anche senza considerare la quantità di gas che sfugge dalle discariche senza essere catturato da impianti.
Se si conteggia la CO2 emessa da una centrale a carbone, e poi quella da una centrale a gas naturale della stessa dimensione, il carbone risulta peggiore. Ma va detto che il gas naturale è in primo luogo metano, gas serra ben più potente della CO2 soprattutto nel breve periodo (visto che la permanenza in atmosfera del metano è molto più breve di quella della CO2). Durante il People's Oil and Gas Summit, in novembre a Pittsburgh, lo scienziato della Cornell University Bob Howarth ha presentato una ricerca già convalidata da 92 altri studiosi e di prossima pubblicazione. Risulta che a causa della perdita di metano durante l'estrazione o il trasporto in gasdotti, o gli usi finali, su un periodo di venti anni le emissioni legate all'uso di gas naturale sono elevate quanto quelle del carbone, mentre in un periodo molto più lungo (100 anni) sono appena inferiori. Il fatto è che circa metà dei lunghi gasdotti hanno oltre 50 anni di vita e probabilmente perdono gas strada facendo. Insomma, meglio non bruciare nulla. Ma il mondo ne è davvero distante.
Cosa c'entrano i rifiuti? C'entrano perché una delle «false soluzioni» contro le quali l'Energy Justice Network si batte sono i cosiddetti termovalorizzatori. Non solo, spiegano, perché questi mastodonti sono un incentivo a produrre più rifiuti, in un modello stupido di produzione e consumo; né per l'inquinamento atmosferico che essi producono, ma proprio per le loro emissioni di gas serra. Infatti, le emissioni climalteranti provenienti dalla biomassa (compreso il metano sprigionato dai rifiuti) sono rilevanti. Addirittura, una centrale a carbone emette meno gas serra di un inceneritore di analoghe dimensioni. Certo, i sostenitori dell'energia da biomasse affermano che la biomassa si riforma e assorbirà CO2, rendendo il processo neutrale.
Ma pochi mesi fa, di fronte all'opposizione popolare contro gli inceneritori in Massachusetts, il governo di questo stato Usa ha commissionato uno studio al Manomet Center for Conservation Sciences, il quale ha concluso che in 40 anni, le emissioni nette di gas serra dalla biomassa bruciata per ottenere elettricità sono maggiori di quelle del carbone (che è il più «sporco» dei combustibili fossili), anche considerando la ricrescita della foresta; e che rispetto al gas naturale, le emissioni da combustione della biomassa sono maggiori anche dopo 90 anni. Inoltre, sempre secondo il Manomet, la biomassa, bruciata in sistemi di riscaldamento di piccola scala o in applicazioni industriali che combinano calore ed elettricità, è peggiore dell'uso del gas naturale e migliore dell'uso del petrolio (http://www.energyjustice.net/biomass/).
Anche l'incenerimento dei rifiuti rilascia più gas serra di carbone, petrolio e gas naturale per unità di energia prodotta (http://www.stoptrashingtheclimate.org). Infine anche la produzione di biogas dalle discariche, secondo l'Epa (l'Ente di protezione ambientale degli Usa), produce più gas serra del carbone e del gas naturale, anche senza considerare la quantità di gas che sfugge dalle discariche senza essere catturato da impianti.
Se si conteggia la CO2 emessa da una centrale a carbone, e poi quella da una centrale a gas naturale della stessa dimensione, il carbone risulta peggiore. Ma va detto che il gas naturale è in primo luogo metano, gas serra ben più potente della CO2 soprattutto nel breve periodo (visto che la permanenza in atmosfera del metano è molto più breve di quella della CO2). Durante il People's Oil and Gas Summit, in novembre a Pittsburgh, lo scienziato della Cornell University Bob Howarth ha presentato una ricerca già convalidata da 92 altri studiosi e di prossima pubblicazione. Risulta che a causa della perdita di metano durante l'estrazione o il trasporto in gasdotti, o gli usi finali, su un periodo di venti anni le emissioni legate all'uso di gas naturale sono elevate quanto quelle del carbone, mentre in un periodo molto più lungo (100 anni) sono appena inferiori. Il fatto è che circa metà dei lunghi gasdotti hanno oltre 50 anni di vita e probabilmente perdono gas strada facendo. Insomma, meglio non bruciare nulla. Ma il mondo ne è davvero distante.




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