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PETROLIO, AMBIENTE
Bp, disastro «sistemico»
Giorgia Fletcher
2011.01.07
L'esplosione a bordo della piattaforma petrolifera Deepwater Horizon, il 20 aprile scorso nel golfo del Messico, e la gigantesca fuoriuscita di petroliio che ha provocato, sono stati un incidente del tutto evitabile, causato da una serie di errori e manovre inappropriate da parte delle compagnie responsabili delle operazioni e degli organismi pubblici incaricati di monitorare la sicurezza. L'avevate già capito? Il fatto è che ad affermarlo ora è la commissione d'indagine nominata dalla Casa bianca, cioè dal presidente degli Stati uniti - commissione co-presieduta dall'ex senatore Bob Graham e dall'ex capo dell'Ente federale di protezione ambientale (Epa), quindi bipartisan. E se su molti aspetti - ad esempio la successione dei fatti - l'indagine conferma quanto ormai già stabilito, le conclusioni vanno oltre. Infatti la commissione presidenziale conclude che «la causa prima \ è sistemica e, in assenza di una riforma significativa sia delle pratiche industriali che delle politiche governative, possono benissimo ripetersi».
Una conclusione simile è devastante per l'industria petrolifera, che sta aspettando con il fiato sospeso di vedere se gli enti governativi concederanno nuovi permessi per perforare nuovi pozzi off shore: ogni nuovo permesso è sospeso da quel 20 aprile.
Nella parte che riguarda le cause dell'incidente, il rapporto della commisisone presidenziale chiarisce che un pessimo management, soprattutto da parte della Bp - ma anche di Transocean, proprietaria della piattaforma, e Halliburton che ha operato la cementificazione del pozzo - ha portato all'esplosione che ha ucciso 11 lavoratori della piattaforma e profocato la fuoriuscita di quasi 5 milioni di barili di greggio nel golfo del Messico. «Che sia stato intenzionale o no, molte delle decisioni prese da Bp, Halliburton e Transocean - e che hanno aumentato il rischio di far saltare il pozzo Macondo - hanno chiaramente fatto risparmiare a queste aziende molto tempo e denaro», afferma il rapporto. Segue una minuziona analisi delle decisioni manageriali prese circa la perforazione del pozzo macondo, le scelte tecniche in fatto di valvole di sicurezza, cemento e così via. Migliori decisioni avrebbero quasi certamente evitato che il pozzo rimanesse scoperchiato dall'esplosione sulla piattaforma, continua il rapporto, e avrebbero permesso ai tecnici coinvolti di comprendere quanto stava succedendo. Ma la commissione non attribuisce l'incidente a una singola specifica causa, piuttosto alla somma degli errori e facilonerie commessi: Bp ha fatto una serie di «compromessi» che hanno messo al primo posto rapidità, facilità e risparmio, non la sicurezza. Non solo: «Considerati i documentati fallimenti di Transocean e di Halliburton, e il fatto che entrambe le aziende forniscono servizi l'industria petrolifera off-shore in praticamente ogni oceano, se ne conclude che siamo di fronte a un problema che riguarda tutto il sistema», ha dichiarato Reilly illustrando la prima parte dell'indagine - il rapporto completo sarà diffuso martedì, e includerà un'analisi dei meccanismi di monitoraggio pubblici e la risposta delle agenzie governative a simili disastri.
Ce n'è per tutti, dunque. E con simili conclusioni, c'è da sperare che la moratoria su nuove piattaforme offshore duri ancora qualche tempo.
Una conclusione simile è devastante per l'industria petrolifera, che sta aspettando con il fiato sospeso di vedere se gli enti governativi concederanno nuovi permessi per perforare nuovi pozzi off shore: ogni nuovo permesso è sospeso da quel 20 aprile.
Nella parte che riguarda le cause dell'incidente, il rapporto della commisisone presidenziale chiarisce che un pessimo management, soprattutto da parte della Bp - ma anche di Transocean, proprietaria della piattaforma, e Halliburton che ha operato la cementificazione del pozzo - ha portato all'esplosione che ha ucciso 11 lavoratori della piattaforma e profocato la fuoriuscita di quasi 5 milioni di barili di greggio nel golfo del Messico. «Che sia stato intenzionale o no, molte delle decisioni prese da Bp, Halliburton e Transocean - e che hanno aumentato il rischio di far saltare il pozzo Macondo - hanno chiaramente fatto risparmiare a queste aziende molto tempo e denaro», afferma il rapporto. Segue una minuziona analisi delle decisioni manageriali prese circa la perforazione del pozzo macondo, le scelte tecniche in fatto di valvole di sicurezza, cemento e così via. Migliori decisioni avrebbero quasi certamente evitato che il pozzo rimanesse scoperchiato dall'esplosione sulla piattaforma, continua il rapporto, e avrebbero permesso ai tecnici coinvolti di comprendere quanto stava succedendo. Ma la commissione non attribuisce l'incidente a una singola specifica causa, piuttosto alla somma degli errori e facilonerie commessi: Bp ha fatto una serie di «compromessi» che hanno messo al primo posto rapidità, facilità e risparmio, non la sicurezza. Non solo: «Considerati i documentati fallimenti di Transocean e di Halliburton, e il fatto che entrambe le aziende forniscono servizi l'industria petrolifera off-shore in praticamente ogni oceano, se ne conclude che siamo di fronte a un problema che riguarda tutto il sistema», ha dichiarato Reilly illustrando la prima parte dell'indagine - il rapporto completo sarà diffuso martedì, e includerà un'analisi dei meccanismi di monitoraggio pubblici e la risposta delle agenzie governative a simili disastri.
Ce n'è per tutti, dunque. E con simili conclusioni, c'è da sperare che la moratoria su nuove piattaforme offshore duri ancora qualche tempo.




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