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ENERGIA, AMBIENTE
Puzza di gas
Fulvio Gioanetto
2011.02.19
Accusato dalla impresa energetica statunitense Sempra Energy di essere «l'Hugo Chavez dello stato di Baja California Sur», in Messico, il sindaco della tranquilla cittadina di Ensenada non demorde. La determinazione di un funzionario municipale, Enrique Pelayo, era riuscito a far chiudere l'impianto per la rilavorazione di gas liquido appartenente all'azienda Usa (che opera in territorio messicano), causa di grande inquinamento. Ciò ha fatto impazzire i direttivi della multinazionale energetica e quando il sindaco lo ha spalleggiato, in pochi giorni è diventato lo spauracchio del colosso energetico.
Il braccio di ferro è esploso sabato scorso, quando un centinaio di poliziotti, funzionari e lavoratori del municipio, accompagnati da una nutrita schiera di giornalisti, ambientalisti e semplici cittadini, sono andati in corteo a chiudere i cancelli della fabbrica, a un lato della strada internazionale Tijuana-Ensenada. All'interno dell'impianto gli avvocati della multinazionale sbraitavano che il municipio non aveva nessun diritto a bloccare la lavorazione del gas e impedire l'invio del prezioso gas liquido alla fabbrica termoelettrica di Mexicali, proprietà ovviamente della stessa impresa. Il diritto comunque il municipio ce l'ha, basato su una massa di articoli di varie leggi regionali e statali: puntano a un gran numero di irregolarità e violazioni legali che mettono a rischio non solamente l'ecologia del corridoio turistico Tijuana-Rosarito- Enseñada Bajamar, ma soprattutto la vita e la salute dei cittadini. Scempio paesaggistico a parte, tutti qui ricordano l'esplosione avvenuta all'inizio del 2004 in un impianto simile, questa volta della Chevron-Texaco, in Argelia - che aveva spinto il Congresso (parlamento) statale a cancellare il progetto di una fabbrica che la multinazionale progettava di costruire nelle isole Coronado. Il conflitto attorno all'impianto di Ensenada non è finito. Domenica mattina un convoglio di cinque camionette dell'esercito, accompagnato da funzionari federali e avvocati della Sempra Energy, è arrivato davanti ai cancelli e ha rimosso i sigilli messi dal comune, riaprendo di fatto le attività della fabbrica - che resta sotto la «custodia dalle forze federali».
Questa fabbrica di ritrattamento del gas liquido ha un contratto con la impresa parastatale elettrica nazionale Cfe, per 130 milioni di piedi cubici di gas naturale al giorno, con un valore stimato di 1.200 milioni di dollari in 15 anni. Il gas liquido lavorato dal 2008 è utilizzato in parte in Messico, ma soprattutto a San Diego e in altre città californiane negli Stati Uniti. Lo stato messicano di Baja California Sur sta attraversando un momento difficile, colpito dalla forte crisi economica nella vicina opulenta California, e dalla crescente violenza: tutto questo si è tradotto in una riduzione degli investimenti statunitensi.
Nel nordest del Messico d'altra parte sono attivi cinque impianti di trattamento del gas liquido, attività assai inquinante, tutte gestite da Shell, Chevron-Texaco e dalla Sempra - che beneficiano delle lasche legislazioni di protezione ambientale messicane, che permettono a queste imprese di non implementare le stesse misure di sicurezza che applicano obligatoriamente negli Stati Uniti. A questo stato di cose ha voluto ribellarsi il comune di Ensenada.
Il braccio di ferro è esploso sabato scorso, quando un centinaio di poliziotti, funzionari e lavoratori del municipio, accompagnati da una nutrita schiera di giornalisti, ambientalisti e semplici cittadini, sono andati in corteo a chiudere i cancelli della fabbrica, a un lato della strada internazionale Tijuana-Ensenada. All'interno dell'impianto gli avvocati della multinazionale sbraitavano che il municipio non aveva nessun diritto a bloccare la lavorazione del gas e impedire l'invio del prezioso gas liquido alla fabbrica termoelettrica di Mexicali, proprietà ovviamente della stessa impresa. Il diritto comunque il municipio ce l'ha, basato su una massa di articoli di varie leggi regionali e statali: puntano a un gran numero di irregolarità e violazioni legali che mettono a rischio non solamente l'ecologia del corridoio turistico Tijuana-Rosarito- Enseñada Bajamar, ma soprattutto la vita e la salute dei cittadini. Scempio paesaggistico a parte, tutti qui ricordano l'esplosione avvenuta all'inizio del 2004 in un impianto simile, questa volta della Chevron-Texaco, in Argelia - che aveva spinto il Congresso (parlamento) statale a cancellare il progetto di una fabbrica che la multinazionale progettava di costruire nelle isole Coronado. Il conflitto attorno all'impianto di Ensenada non è finito. Domenica mattina un convoglio di cinque camionette dell'esercito, accompagnato da funzionari federali e avvocati della Sempra Energy, è arrivato davanti ai cancelli e ha rimosso i sigilli messi dal comune, riaprendo di fatto le attività della fabbrica - che resta sotto la «custodia dalle forze federali».
Questa fabbrica di ritrattamento del gas liquido ha un contratto con la impresa parastatale elettrica nazionale Cfe, per 130 milioni di piedi cubici di gas naturale al giorno, con un valore stimato di 1.200 milioni di dollari in 15 anni. Il gas liquido lavorato dal 2008 è utilizzato in parte in Messico, ma soprattutto a San Diego e in altre città californiane negli Stati Uniti. Lo stato messicano di Baja California Sur sta attraversando un momento difficile, colpito dalla forte crisi economica nella vicina opulenta California, e dalla crescente violenza: tutto questo si è tradotto in una riduzione degli investimenti statunitensi.
Nel nordest del Messico d'altra parte sono attivi cinque impianti di trattamento del gas liquido, attività assai inquinante, tutte gestite da Shell, Chevron-Texaco e dalla Sempra - che beneficiano delle lasche legislazioni di protezione ambientale messicane, che permettono a queste imprese di non implementare le stesse misure di sicurezza che applicano obligatoriamente negli Stati Uniti. A questo stato di cose ha voluto ribellarsi il comune di Ensenada.





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