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AMBIENTE, ENERGIA
I Kayapo e Belo Monte
Luca Manes
2011.02.24
Una delegazione composta da 200 indigeni Kayapò ha consegnato la scorsa settimana alle autorità governative di Brasilia una petizione firmata da oltre 500mila persone: chiede di cancellare il progetto idroelettrico di Belo Monte sul fiume Xingu, nel cuore dell'Amazzonia brasiliana. Se realizzata, Belo Monte diverrebbe la terza diga più grande al mondo, dopo quella delle Tre Gole in Cina e di Itaipù al confine tra Brasile e Uruguay. Il mese scorso l'Istituto brasiliano dell'Ambiente (Ibama) ha autorizzato l'inizio dei lavori alle «infrastrutture necessarie» per la costruzione dell'impianto, che una volta ultimato - si ipotizza nel 2015 - dovrebbe produrre oltre 11mila MegaWatt di energia elettrica. A leggere bene tra le righe è un nulla osta solo parziale, ma è stato accolto positivamente dalla presidentessa Dilma Rousseff, che è favorevole a Belo Monte come lo era Luiz Inacio Lula da Silva, grande fautore del progetto.
Il fatto che l'approvazione non sia definitiva ha sollevato però perplessità presso le banche che dovranno finanziare l'opera, dal costo stimato di almeno 15 miliardi di dollari (più altri 2,5 per la linea di trasmissione). L'istituto di credito più coinvolto nel progetto, The Brazilian National Development Bank (Bndes), ha appena fatto sapere che non erogherà l'ingente prestito previsto qualora non siano rispettate 40 condizioni di carattere socio-ambientale e non sia garantita la piena licenza per la costruzione del mega sbarramento.
Val la pena rammentare che la diga inonderà circa 500 chilometri quadrati di foresta amazzonica, e ciò colpirà direttamente o indirettamente 66 comuni e 11 terre indigene, tutelate dalla Costituzione, in un'area con 19mila abitanti: tutte persone che quindi dovranno essere evacuate e rilocate altrove, nonostante la loro ferma opposizione. L'Ibama ha inoltre autorizzato il consorzio beneficiario della concessione, Norte Energia - tra possesso diretto e azioni fondi di investimento al 70% statale - a procedere alla pavimentazione delle strade d'accesso al sito, il che comporterà il disboscamento di una ettari della foresta Amazzonica.
Tra le varie voci che si sono levate contro il progetto quella di monsignor Erwin Krautler, presidente del Consiglio indigenista missionario brasiliano (Cimi), che ha denunciato come «il progetto non abbia mai preso in considerazione i diritti e le preoccupazioni legittime della popolazione dello Xingu». Ed è un nodo di fondo della questione - che Krautler ha ricordato anche lo scorso dicembre quando è stato insignito del prestigioso premio «Right Livelihood Award», il cosiddetto Nobel Alternativo, «per aver speso una vita intera a lavorare per i diritti umani e ambientali dei popoli indigeni e per i suoi instancabili sforzi volti a salvare la foresta amazzonica dalla distruzione».
Altri attivisti che si sono mobilitati a livello globale sono il regista di Avatar, James Cameron, e l'attrice Sigourney Weaver, i quali, oltre a fornire vari contributi alla causa, risultano tra i firmatari delle petizione - che difficilmente però avrà gli effetti sperati.
Eppure le alternative alla mega diga ci sarebbero, basti pensare che nel 2007 il Wwf-Brasile aveva pubblicato un rapporto in cui dimostrava che il paese latino americano entro il 2020 avrebbe potuto ridurre del 40 per cento il suo fabbisogno di elettricità(ovvero l'equivalente di 14 volte la centrale di Belo Monte) semplicemente con i dovuti investimenti sull'efficienza energetica.
Il fatto che l'approvazione non sia definitiva ha sollevato però perplessità presso le banche che dovranno finanziare l'opera, dal costo stimato di almeno 15 miliardi di dollari (più altri 2,5 per la linea di trasmissione). L'istituto di credito più coinvolto nel progetto, The Brazilian National Development Bank (Bndes), ha appena fatto sapere che non erogherà l'ingente prestito previsto qualora non siano rispettate 40 condizioni di carattere socio-ambientale e non sia garantita la piena licenza per la costruzione del mega sbarramento.
Val la pena rammentare che la diga inonderà circa 500 chilometri quadrati di foresta amazzonica, e ciò colpirà direttamente o indirettamente 66 comuni e 11 terre indigene, tutelate dalla Costituzione, in un'area con 19mila abitanti: tutte persone che quindi dovranno essere evacuate e rilocate altrove, nonostante la loro ferma opposizione. L'Ibama ha inoltre autorizzato il consorzio beneficiario della concessione, Norte Energia - tra possesso diretto e azioni fondi di investimento al 70% statale - a procedere alla pavimentazione delle strade d'accesso al sito, il che comporterà il disboscamento di una ettari della foresta Amazzonica.
Tra le varie voci che si sono levate contro il progetto quella di monsignor Erwin Krautler, presidente del Consiglio indigenista missionario brasiliano (Cimi), che ha denunciato come «il progetto non abbia mai preso in considerazione i diritti e le preoccupazioni legittime della popolazione dello Xingu». Ed è un nodo di fondo della questione - che Krautler ha ricordato anche lo scorso dicembre quando è stato insignito del prestigioso premio «Right Livelihood Award», il cosiddetto Nobel Alternativo, «per aver speso una vita intera a lavorare per i diritti umani e ambientali dei popoli indigeni e per i suoi instancabili sforzi volti a salvare la foresta amazzonica dalla distruzione».
Altri attivisti che si sono mobilitati a livello globale sono il regista di Avatar, James Cameron, e l'attrice Sigourney Weaver, i quali, oltre a fornire vari contributi alla causa, risultano tra i firmatari delle petizione - che difficilmente però avrà gli effetti sperati.
Eppure le alternative alla mega diga ci sarebbero, basti pensare che nel 2007 il Wwf-Brasile aveva pubblicato un rapporto in cui dimostrava che il paese latino americano entro il 2020 avrebbe potuto ridurre del 40 per cento il suo fabbisogno di elettricità(ovvero l'equivalente di 14 volte la centrale di Belo Monte) semplicemente con i dovuti investimenti sull'efficienza energetica.




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