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ETNIE
Mapuche vs Benetton
Fulvio Gioanetto
2011.03.19
La dichiarazione pubblica della nazione indígena Mapuche della provincia Chubut, del sud dell'Argentina, è amara: abbiamo ricevuto, dice, «un nuovo atto giudiziaro contro le terre ancestrali della nostra comunità, che stava appena imparando a rispettare i cicli della natura e a convivere con mapu (la terra) e che sta resistendo e lottando in 534 ettari di terra, mentre Benetton ne possiede un milione e mezzo in tutta Argentina. Quando ci sarà fatta giustizia? Esiste solo la giustizia degli Huinca (i «coloni»)? Siamo stanchi di giudici senza dignità, corrotti e ciechi di fronte alle necessità dei Mapuche, che appoggiano i proprietari terrieri e le multinazionali».
I leader della popolazione Mapuche si riferiscono all'ordine di espulsione emesso dal tribunale di Esquel, che la scorsa settimana ha dato ragione alla compagnia Tierra del Sur Argentino SA. Questa impresa del gruppo di Luciano Benetton nel 2007 aveva denunciato i Mapuche-Tehuelche della comunitá di Santa Rosa Leleque per occupazione di proprietà privata.
Con l'ultima decisione, i giudici hanno ignorato vari ricorsi legali della comunità e un ordine legislativo della Corte Suprema argentina, secondo cui in caso di conflitti agrari in terre «ancestrali» (riconosciute come terre di popolazioni native) si applicano di preferenza i diritti indigeni. Diritti assicurati dall'articolo 75 della Costituzione nazionale argentina, oltre che dal famoso Accordo 169 dell'Organizzazione internazionale del lavoro (Oil) e da un paio di articoli della costituzione provinciale di Chubut.
Per di piú, alla fine di febbraio dei geometri dell'Università Nazionale della Paragonia avevano iniziato nei terreni disputati dei rilevamenti geografici per definire i limiti della comunità, in applicazione alla legge nazionale 26.160 che ha la facoltà di bloccare le espulsioni in terre indigene. La sentenza ora vanifica tutto questo.
Dopo il giudizio, Ernesto Siguero, presidente dell'associazione dei proprietari terrieri della provincia, ha rilasciato dichiarazioni al giornale «El Patagonico» in cui definisce i Mapuche come «pseudo comunità aborigene che si sono installate nelle proprietà di alcuni nostri associati»: adesso, aggiunge, bisogna sloggiare «questi impostori che dicono di essere popoli originari nelle altre zone in conflitto che restano: Leleque, Gan-gan e altre zone montagnose della Cordillera».
Ben diverso il commento della portavoce delle comunitá mapuche, Rosa Rua Nahuelquir: «Indipendentemente di quello che la giustizia huinca pensa sia di Benetton, noi continueremo a vivere nelle nostre terre, perché sono terre ancestrali dei nostri antenati che si trovano nel Wallampu, il territorio ancestrale. Continuamo con la convinzione di continuare la nostra storia di giustizia e di dignità di popolo Mapuche e di invertire secoli di umiliazione, saccheggi e espropriazioni».
Restano solo dieci giorni perché sia legalmente effettiva l'espulsione della comunità. I Mapuche stanno organizzando la resistenza, legale e sul terreno. Già da qualche giorno, sulla strada provinciale 40 di accesso alla comunità, i cartelli annunciano, in mapuche e spagnolo: «Per ciascuna espulsione in risposta ci saranno dieci riappropriazioni di terra» (vedi: www.avkinpivkemapu.com.ar)
I leader della popolazione Mapuche si riferiscono all'ordine di espulsione emesso dal tribunale di Esquel, che la scorsa settimana ha dato ragione alla compagnia Tierra del Sur Argentino SA. Questa impresa del gruppo di Luciano Benetton nel 2007 aveva denunciato i Mapuche-Tehuelche della comunitá di Santa Rosa Leleque per occupazione di proprietà privata.
Con l'ultima decisione, i giudici hanno ignorato vari ricorsi legali della comunità e un ordine legislativo della Corte Suprema argentina, secondo cui in caso di conflitti agrari in terre «ancestrali» (riconosciute come terre di popolazioni native) si applicano di preferenza i diritti indigeni. Diritti assicurati dall'articolo 75 della Costituzione nazionale argentina, oltre che dal famoso Accordo 169 dell'Organizzazione internazionale del lavoro (Oil) e da un paio di articoli della costituzione provinciale di Chubut.
Per di piú, alla fine di febbraio dei geometri dell'Università Nazionale della Paragonia avevano iniziato nei terreni disputati dei rilevamenti geografici per definire i limiti della comunità, in applicazione alla legge nazionale 26.160 che ha la facoltà di bloccare le espulsioni in terre indigene. La sentenza ora vanifica tutto questo.
Dopo il giudizio, Ernesto Siguero, presidente dell'associazione dei proprietari terrieri della provincia, ha rilasciato dichiarazioni al giornale «El Patagonico» in cui definisce i Mapuche come «pseudo comunità aborigene che si sono installate nelle proprietà di alcuni nostri associati»: adesso, aggiunge, bisogna sloggiare «questi impostori che dicono di essere popoli originari nelle altre zone in conflitto che restano: Leleque, Gan-gan e altre zone montagnose della Cordillera».
Ben diverso il commento della portavoce delle comunitá mapuche, Rosa Rua Nahuelquir: «Indipendentemente di quello che la giustizia huinca pensa sia di Benetton, noi continueremo a vivere nelle nostre terre, perché sono terre ancestrali dei nostri antenati che si trovano nel Wallampu, il territorio ancestrale. Continuamo con la convinzione di continuare la nostra storia di giustizia e di dignità di popolo Mapuche e di invertire secoli di umiliazione, saccheggi e espropriazioni».
Restano solo dieci giorni perché sia legalmente effettiva l'espulsione della comunità. I Mapuche stanno organizzando la resistenza, legale e sul terreno. Già da qualche giorno, sulla strada provinciale 40 di accesso alla comunità, i cartelli annunciano, in mapuche e spagnolo: «Per ciascuna espulsione in risposta ci saranno dieci riappropriazioni di terra» (vedi: www.avkinpivkemapu.com.ar)




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