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AMBIENTE, ENERGIA
Risorse e/o popolazione
Fulvio Gioanetto
2011.04.07
Nel triangolo formato dalle zone saline di Uyuni in Bolivia, Atacama in Chile e Hombre Muerto en Argentina, si concentrano piú dell 80% delle riserve di litio del mondo. Il Venezuela ha dichiarato di aver trovato nella sua area amazzonica quantità gigantesche di coltan, che si pensava finora concentrato quasi esclusivamente nell' Africa centrale. Il dipartimento di geologia degli Stati uniti ha confermato che nella conca dell'Orinoco esistono riserve per 513 miliardi di barili di idrocarburi, una quantità di molto superiore alle riserve mediorientali e del mar Caspio. La crescente domanda internazionale ha sviluppato un'impressionante «febbre dell'oro» in Ecuador, Perú e Messico; l'estrazione è ormai monopolizzata da imprese minerarie canadesi, statunitensi, coreane e cinesi. La geopolitica mondiale si sta ormai concentrando sull'America latina con una strategia di controllo delle risorse ispirata ad atteggiamenti di rapina che sfociano in una molteplicità di ecocidi.
Fortunatamente, nazioni multiculturali come Bolivia, Ecuador ed in parte Panama e Venezuela stanno cercando di mettere un freno a questa guerra di per l'appropriazione delle risorse naturali. Nazionalizzando litio e coltan, ferro, petrolio ed idrocarburi, sviluppando pratiche ecosostenibili che permettano alle popolazioni di beneficiare delle ricchezze del loro territorio. Si registrano anche alcune vittorie che garantiscono alle popolazioni locali, almeno in parte, il diritto di decidere sulla estrazione delle risorse nei loro territori.
Mercoledì scorso, il governo del El Salvador ha vinto una interminabile battaglia legale nel Ciadi contro la transnazionale americana Commerce Group. Nel 2006 il governo centroamericano, rispondendo alle pressioni cittadine, aveva revocato il permesso di estrazione all'impresa mineraria statunitense, che estraeva oro nella località di San Sebastian dal 1987. La compagnia aveva allora accusato i salvadoregni di mancato rispetto degli accordi, basandosi sul recente trattato neoliberista del Cafta, un accordo di libero commercio fra Stati Uniti, America centrale e Repubblica Dominicana.
In Argentina, il tribunale provinciale di Neuquen ha obbligato l' impresa petroliera Piedra del Aguila a rispettare i diritti territoriali della comunitá indigena Mapuche Wentru trawel Leufu («uomini del fiume riuniti»). Con espropriazioni comprate, incendi di case, botte e pallottole contro le quaranta famiglie indigene, le «guardie bianche» dell'impresa si erano installate in 2000 ettari della comunità. Secondo la Costituzione argentina il sottosuolo è proprietà della nazione e chi ne decide l'uso sono i governi provinciali. L'impresa per poter iniziare le perforazioni dovrà ottenere il permesso della comunità indigena. (www.pagina12.com.ar).
Sempre in Argentina, hanno ottenuto finalmente i diritti sulle proprie terre le 60 famiglie indigene wichis delle località di El Traslado, El Escrito y Zopota, che nel 2006 avevano dovuto lasciare le proprie terre a causa delle compagnie della soia transgenica, le quali avevano deforestato 10.000 ettari di boschi, criminalizzato i leaders comunitari e ridotto in povertà centinaia di wichis, Dopo tante distruzioni ed ecocidi, avallati all'epoca dal governo della provincia di Salta il quale appoggiava i coloni e lo «sviluppo economico della soia», questa decisione giudiziaria pone un freno legale al massacro di un territorio e dei suoi abitanti.
Fortunatamente, nazioni multiculturali come Bolivia, Ecuador ed in parte Panama e Venezuela stanno cercando di mettere un freno a questa guerra di per l'appropriazione delle risorse naturali. Nazionalizzando litio e coltan, ferro, petrolio ed idrocarburi, sviluppando pratiche ecosostenibili che permettano alle popolazioni di beneficiare delle ricchezze del loro territorio. Si registrano anche alcune vittorie che garantiscono alle popolazioni locali, almeno in parte, il diritto di decidere sulla estrazione delle risorse nei loro territori.
Mercoledì scorso, il governo del El Salvador ha vinto una interminabile battaglia legale nel Ciadi contro la transnazionale americana Commerce Group. Nel 2006 il governo centroamericano, rispondendo alle pressioni cittadine, aveva revocato il permesso di estrazione all'impresa mineraria statunitense, che estraeva oro nella località di San Sebastian dal 1987. La compagnia aveva allora accusato i salvadoregni di mancato rispetto degli accordi, basandosi sul recente trattato neoliberista del Cafta, un accordo di libero commercio fra Stati Uniti, America centrale e Repubblica Dominicana.
In Argentina, il tribunale provinciale di Neuquen ha obbligato l' impresa petroliera Piedra del Aguila a rispettare i diritti territoriali della comunitá indigena Mapuche Wentru trawel Leufu («uomini del fiume riuniti»). Con espropriazioni comprate, incendi di case, botte e pallottole contro le quaranta famiglie indigene, le «guardie bianche» dell'impresa si erano installate in 2000 ettari della comunità. Secondo la Costituzione argentina il sottosuolo è proprietà della nazione e chi ne decide l'uso sono i governi provinciali. L'impresa per poter iniziare le perforazioni dovrà ottenere il permesso della comunità indigena. (www.pagina12.com.ar).
Sempre in Argentina, hanno ottenuto finalmente i diritti sulle proprie terre le 60 famiglie indigene wichis delle località di El Traslado, El Escrito y Zopota, che nel 2006 avevano dovuto lasciare le proprie terre a causa delle compagnie della soia transgenica, le quali avevano deforestato 10.000 ettari di boschi, criminalizzato i leaders comunitari e ridotto in povertà centinaia di wichis, Dopo tante distruzioni ed ecocidi, avallati all'epoca dal governo della provincia di Salta il quale appoggiava i coloni e lo «sviluppo economico della soia», questa decisione giudiziaria pone un freno legale al massacro di un territorio e dei suoi abitanti.





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