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RIFIUTI TOSSICI, AMBIENTE
La lista dei veleni
Paola Desai
2011.05.10
Un altro nome si aggiunge alla lista dei veleni riconosciuti. È l'endosulfan, insetticida e acaricida a base di organoclorine, uno dei più tossici tra i pesticidi agricoli attualmente in circolazione: a partire dal 2012 la vendita e l'uso saranno vietati in tutto il mondo. Così hanno deciso la settimana scorsa i rappresentanti dei 127 paesi aderenti alla «Convenzione di Stoccolma sugli inquinanti persistenti organici», riuniti a Ginevra. L'endosulfan diventa così il 22esimo nome nella lista dei più pericolosi persistent organic pollutants, banditi in tutto il mondo.
La proposta di bandire l'endosulfan era stata avanzata per la prima volta nel 2007: allora 50 paesi l'avevano già vietato, oggi sono diventati 80 (tra cui tutta l'Unione europea e gran parte dei paesi industrializzati). «La decisione di metterlo al bando è un omaggio a tutti quegli agricoltori, alle comunità contadine e agli attivisti in tutto il mondo che hanno sofferto per l'endosulfan e si sono battuti per questo risultato», ha commentato Meriel Watts, consigliere scientifico della rete Pesticide Action Network Asia e Pacifico. Come per molte altre sostanze chimiche infatti ci sono voluti anni di osservazioni, numerosi casi di contaminazione collettiva e grandi battaglie perché la sua tossicità fosse studiata e infine provata in modo scientifico.
L'endosulfan è (o è stato) molto usato in tutto il mondo in un'ampia gamma di colture, e in particolare nelle coltivazioni di cotone, caffé, tè. È una sostanza neurotossica assai pericolosa sia per chi lo usa, sia per chi vive nelle vicinanze delle zone trattate, in bambini e adulti: provoca nausea, vomito, convulsioni, in alte dosi può provocare danni permanenti al cervello e dare perdita di coscienza o perfino la morte. Poi ci sono i danni a lungo termine: perché è anche persistente (ovvero rimane a lungo nell'ambiente), si bioaccumula (si accumula nei tessuti degli organismi viventi), ed è ormai accertato che interferisce con il sistema endocrino: quindi provoca danni al sistema riproduttivo e allo sviluppo, sugli animali e sugli umani, con difetti congeniti.
Solo nel giugno 2010 l'Ente per la protezione ambientale degli Stati uniti ha vietato l'uso dell'endosulfan in tutta la nazione, dopo aver concluso che «pone un rischio inaccettabile ai lavoratori agricoli e alla vita naturale, e può persistere nell'ambiente». A oggi però resta molto usato in altri paesi, tra cui la Cina e soprattutto l'India: ed è qui che la decisione della Convenzione di Stoccolma potrebbe segnare una svolta. L'India è forse uno dei paesi che ha sperimentato la più grande tragedia da endosulfan. In Kerala, dove era usato a piene mani nelle piantagioni di noccioline, nel 2001 è emerso un caso impressionante di esposizione di massa, con migliaia di lavoratori contaminati e migliaia di bambini nati con malformazioni e danni al cervello: la situazione è stata definita «seconda per dimensioni solo alla tragedia del gas di Bhopal». Oggi il Kerala è uno dei due stati indiani in cui l'endosulfan è vietato. E però l'India nel suo insieme resta tra i più grandi utilizzatori e anche uno dei maggiori produttori mondiali (l'endosulfan è fuori da brevetto; è prodotto da Bayer CropScience, dall'israeliana Makhteshim Agan, e da tre imprese indiane: Excel Crop Care, Hindustan Insecticides Ltd e Coromandal Fertilizers, che ne sfornano 4,500 tonnellate annue per l'uso interno e altre 4.000 tonnellate per l'export). Finora le associazioni industriali indiane si sono opposte con successo ai tentativi di vietare l'uso dell'endosulfan. Per questo la decisione presa a Ginevra è vista qui come una vittoria da tante associazioni ambientaliste e per la salute popolare.
La proposta di bandire l'endosulfan era stata avanzata per la prima volta nel 2007: allora 50 paesi l'avevano già vietato, oggi sono diventati 80 (tra cui tutta l'Unione europea e gran parte dei paesi industrializzati). «La decisione di metterlo al bando è un omaggio a tutti quegli agricoltori, alle comunità contadine e agli attivisti in tutto il mondo che hanno sofferto per l'endosulfan e si sono battuti per questo risultato», ha commentato Meriel Watts, consigliere scientifico della rete Pesticide Action Network Asia e Pacifico. Come per molte altre sostanze chimiche infatti ci sono voluti anni di osservazioni, numerosi casi di contaminazione collettiva e grandi battaglie perché la sua tossicità fosse studiata e infine provata in modo scientifico.
L'endosulfan è (o è stato) molto usato in tutto il mondo in un'ampia gamma di colture, e in particolare nelle coltivazioni di cotone, caffé, tè. È una sostanza neurotossica assai pericolosa sia per chi lo usa, sia per chi vive nelle vicinanze delle zone trattate, in bambini e adulti: provoca nausea, vomito, convulsioni, in alte dosi può provocare danni permanenti al cervello e dare perdita di coscienza o perfino la morte. Poi ci sono i danni a lungo termine: perché è anche persistente (ovvero rimane a lungo nell'ambiente), si bioaccumula (si accumula nei tessuti degli organismi viventi), ed è ormai accertato che interferisce con il sistema endocrino: quindi provoca danni al sistema riproduttivo e allo sviluppo, sugli animali e sugli umani, con difetti congeniti.
Solo nel giugno 2010 l'Ente per la protezione ambientale degli Stati uniti ha vietato l'uso dell'endosulfan in tutta la nazione, dopo aver concluso che «pone un rischio inaccettabile ai lavoratori agricoli e alla vita naturale, e può persistere nell'ambiente». A oggi però resta molto usato in altri paesi, tra cui la Cina e soprattutto l'India: ed è qui che la decisione della Convenzione di Stoccolma potrebbe segnare una svolta. L'India è forse uno dei paesi che ha sperimentato la più grande tragedia da endosulfan. In Kerala, dove era usato a piene mani nelle piantagioni di noccioline, nel 2001 è emerso un caso impressionante di esposizione di massa, con migliaia di lavoratori contaminati e migliaia di bambini nati con malformazioni e danni al cervello: la situazione è stata definita «seconda per dimensioni solo alla tragedia del gas di Bhopal». Oggi il Kerala è uno dei due stati indiani in cui l'endosulfan è vietato. E però l'India nel suo insieme resta tra i più grandi utilizzatori e anche uno dei maggiori produttori mondiali (l'endosulfan è fuori da brevetto; è prodotto da Bayer CropScience, dall'israeliana Makhteshim Agan, e da tre imprese indiane: Excel Crop Care, Hindustan Insecticides Ltd e Coromandal Fertilizers, che ne sfornano 4,500 tonnellate annue per l'uso interno e altre 4.000 tonnellate per l'export). Finora le associazioni industriali indiane si sono opposte con successo ai tentativi di vietare l'uso dell'endosulfan. Per questo la decisione presa a Ginevra è vista qui come una vittoria da tante associazioni ambientaliste e per la salute popolare.




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