domenica 17 febbraio 2013
Rubrica quotidiana sull'ambiente
ricerca
massimo due parole e più lunghe di 2 caratteri
I 10 argomenti più trattati:
Animali [208]
Energia [190]
Petrolio [136]
Etnie [89]
Sanita [66]
indice RIFIUTI TOSSICI
2012.10.12 Paola Desai
2012.10.03 Paola Desai
2012.08.07 Luca Manes
2012.05.25 Marina Forti
2012.03.08 Marina Forti
2012.02.24 Marina Forti
2011.08.24 Marina Forti
2011.08.11 Marina Forti
2011.05.10 Paola Desai
2010.11.18 Andrea Palladino
2010.10.26 Paola Desai
2010.10.20 Marina Forti
2010.07.30 Alessandra Potenza
2010.04.28 Marina Forti
2010.04.27 Luca Manes
2010.04.23 Marina Forti
2010.03.18 Marinella Correggia
2009.12.09 Paola Desai
2009.10.27 Fulvio Gioanetto
2009.10.20 Angela Pascucci
2009.10.10 Fulvio Gioanetto
2009.09.09 Patrizia Cortellessa
2009.08.25 Marina Forti
2009.08.18 Manuela Cartosio
2009.02.24 Manuela Cartosio
2009.01.14 Luca Fazio
2009.01.07 Fulvio Gioanetto
2008.08.26 Marina Forti
2008.05.30 Marinella Correggia
2008.03.29 Paola Desai
2008.02.23 Michele Vollaro
2008.02.19 Antonio Graziano
2008.01.30 Marinella Correggia
2007.12.22 Marina Forti
2007.10.10 Marina Forti
2007.07.10 Marina Zenobio
2007.05.09 Fulvio Gioanetto
2006.02.24 FULVIO GIOANETTO,
2005.11.01 KARIMA ISD ,
2005.05.13 FULVIO GIOANETTO ,
2004.12.23 MARINA FORTI,
2004.12.09 MARINA FORTI ,
2004.10.08 MARINA FORTI,
2004.07.07 FRANCO CARLINI ,
2003.08.23 MARINA FORTI,
2003.04.15 MARINA FORTI ,
2002.09.14 MARINELLA CORREGGIA,
2002.03.08 MARINELLA CORREGGIA
2001.05.22 MARINA FORTI
2001.01.20 MARINA FORTI
2000.12.28 MARINA FORTI
2000.12.06 MARINA FORTI
2000.09.29 BRUNO STEPHANE
2000.08.04 MARINA FORTI
2000.03.05 MARINA FORTI
2000.02.27 MARINA FORTI
2000.02.25 MARINA FORTI
1999.08.19 MARINA FORTI
1999.08.01 MARINA FORTI
1999.07.16 FRANCO CARLINI
terra terra
invia per email
Segnala l'articolo
al seguente indirizzo email



 
ricerca nella sezione attualità
inserisci la parola da cercare
utility
invia per email
condividi

 
stampa
RIFIUTI TOSSICI
L'eredità tossica di Bhopal
Marina Forti
2011.08.11
Sarà infine il ministero della difesa indiano a occuparsi delle circa 350 tonnellate di rifiuti tossici che restano all'interno del vecchio stabilimento della Union Carbide a Bhopal, nell'India centrale. Lo ha annunciato martedì il governo indiano, in una risposta scritta a una interrogazione parlamentare. Il ministro di stato per l'industria chimica e dei fertilizzanti, signor Srikant Kumar Jena, ha scritto che la Defence Research and Development Organization, organizzazione scientifica del ministero della difesa ha accettato di occuparsi di smaltire quei rifiuti «in modo appropriato e sicuro» in un impianto inceneritore; l'operazione richiederà un paio d'anni.
Così Bhopal spera di chiudere con l'eredità del disastro avvenuto ormai quasi 27 anni fa - forse il più catastrofico incidente industriale nella storia umana, di sicuro per quanto riguarda l'industria chimica. Era la notte tra il 2 e il 3 dicembre 1984. Nella fabbrica della Union Carbide l'impianto si era surriscaldato e una cisterna esplose lasciando uscire 40 tonnellate di sostanze chimiche, pruincipalmente isocianato di metile. Il gas, «sparato» ad alta pressione, investì in pieno la borgata di Jayaprakash Nagar, proprio di fronte ai cancelli, e altri slum limitrofi. Migliaia di persone sono morte soffocate quella notte stessa - 1.600 secondo il conto ufficiale, quasi 6.000 per le organizzazioni che si occupano delle vittime. Molti di più sono morti nei mesi e anni seguenti, consumati da tumori ai polmoni e altre malattie. I bilancio supera ormai le ventimila vittime. E dopo tanti anni, l'eredità della gas tragedy resta pesante. Chi è sopravvissuto al gas convive con tumori, malattie respiratorie, nervose. Molti hanno perso i parenti. Nel 1989 il governo dell'India, come unico rappresentante delle vittime in un processo contro Union Carbide accettò un patteggiamento: l'impresa versava 470 milioni di dollari come risarcimento. L'accordo è stato molto criticato. Sia perché il risarcimento era calcolato su 3.000 defunti e centomila sopravvissuti - ma i tribunali hanno poi riconosciuto oltre 574 mila persone «gas affected»: cinque volte di più. Tra il '95 e il '96 le vittime riconosciute hanno ricevuto una tantum 15 mila rupie ciascuno, circa 400 dollari di allora. Nessuna pensione per chi era rimasto invalido. Inoltre, con il patteggiamento Union Carbide chiudeva le sue responsabilità: solo più tardi la «Campagna internazionale per la giustizia a Bhopal» ha aperto presso il tribunale di New York una causa legale contro Dow Chemical, che nel 2001 aveva acquisito Union Carbide (escluso però il vecchio stabilimento di Bhopal, che ora appartiene al governo indiano). Di recente c'è stato un tentativo - vano - di riaprire il caso anche presso la giustizia indiana, per le responsabilità civili e penali dei dirigenti dell'azienda.
Il disastro di Bhopal ha lasciato poi un'altra eredità: tra le carcasse arrugginite infatti restano migliaia di tonnellate di residui tossici esposti alle intemperie, mentre altre tonnellate di reflui sono stoccati in vasche mal isolate. Le sostanze tossiche hanno contaminato i terreni su cui continuano ad abitare centinaia di migliaia di persone, e le falde idriche da cui attingono acqua. Lo hanno dimostrato ormai numerose indagini scientifiche, la più recente quella pubblicata nel giugno 2010 dal National Environmental Engineering Research Institute, autorevole istituzione accademica nazionale. È risultato tra l'altro che tra il 1969 e l'84, durante tutta la sua vita attiva, l'azienda ha sepolto reflui tossici all'interno del suo recinto senza grandi precauzioni: era una fonte di veleno già prima del disastro. È di questa eredità di veleni che si occuperà il ministero della difesa indiano - e chissà se chiamerà in causa anche Dow Chemical.
 
Enzo Jannacci intervistato da Aldo Colonna. Ultravista: Andy e Lana (già Larry) Wachowski e Tom Tykwer sul nuovo film Cloud Atlas. Sport e Shoah.  Ultrasuoni: Atlante sonoro: transito e tradizione musicale nelle città del Mediterraneo. Come salvare il catalogo della Norton distrutto dall'uragano Sandy.
 in edicola
sabato 15 diceMbre
 
La malattia della velocità
La battaglia per l’orario di lavoro non esaurisce la questione del rapporto problematico che le società occidentali contemporanee hanno con la tirannia dell’orologio.
di Mona Chollet
 
 
In edicola
da giovedì 13 dicembre
GANGBANG
40 anni
tradotti in fumetti
 IN VENDITA NELLO STORE
XX SECOLO
Atlante storico
di Le Monde
Diplomatique
 
    IN VENDITA NELLO STORE
RECENSIONI
 
 
PROGRAMMI

 
 
 
 
ILSITO
implementazione e sviluppo
Mir
hanno partecipato
Gianni Fotia [ab&c]
Raffaele Mastrolonardo
Nicola Bruno
contatti
 
ILMANIFESTO
direttore responsabile Norma Rangeri
 
consiglio di amministrazione   Benedetto Vecchi (presidente),
Matteo Bartocci, Norma Rangeri, Silvana Silvestri, Luana Sanguigni
 
il nuovo manifesto società coop editrice
redazione amministrazione
00153 Roma via A. Bargoni 8
FAX 06 68719573, TEL. 06 687191
redazione@ilmanifesto.it
amministrazione@ilmanifesto.it
 
Partita IVA: 12168691009
Codice fiscale: 12168691009
 
per la pubblicità su questo sito adv(at)mir.it