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AMBIENTE
Gli estremi del clima
Giorgia Fletcher
2012.02.22
La temperatura media sulla superficie terrestre, nel 2011, è stata di 14,52 gradi Celsius, hanno calcolato gli scienziati della Nasa, e sottolineano che è il nono anno più caldo degli ultimi 132 anni, cioè da quando nella graduatoria è possibile registrare questo dato - e questo nonostante l'influenza del fenomeno meteorologico chiamato La Niña e un relativamente basso irraggiamento solare, che ha relativamente rinfrescato il clima. Guardare alle statistiche è utile: dagli anni '70 ogni decennio è più caldo del precedente, e nove dei 10 anni più caldi in assoluto sono stati nel XXIesimo secolo, cioè negli ultimi undici anni.
Per gli «scettici» sul riscaldamento del clima, tanto vale sottolinearlo: un'ondata di gelo siberiano invernale non cambia i fatti, guardati nel complesso. Quando si fa la media delle temperature, il pianeta oggi è 0,8 gradi Cesius più caldo di un secolo fa. A determinare la tempertura media concorrono diversi fattori, certo - fenomeni meteorologici come il Niño/la Niña, le correnti oceaniche, occasionali «tempeste» di radiazioni solari; ma il fattore di gran lunga più influente è la quantità di gas che producono «effetto serra» nell'atmosfera terrestre, cioè trattengono il calore dei raggi solari. E questi, ormai è ben noto, li produciamo soprattutto noi, le nostre industrie, le nostre centrali termiche che bruciano petrolio, carbone e altri combustibili fossili.
Se il dato medio è già allarmante, nascoste dietro alla media ci sono grandi variabilità locali - non meno allarmanti. Ondate di siccità e secco, piogge torrenziali, uragani: gli eventi estremi che una volta erano considerati naturali anomalie ora sono sempre più frequenti e rischiano di diventare la norma: e questo è uno degli aspetti del cambiamento del clima. Il 2011, ad esempio, è stato il secondo più umido finora osservato (il record da questo punto di vista è stato il 2010). «Diluvi sempre più pesanti sono da attendersi in un pianeta più caldo», si legge in una nota del Earth Policy Institute di Washington, istituzione diretta da Lester Brown. La nota, che sintetizza i dati ormai acquisiti circa il clima, spiega che un aumento di un grado di temperatura media fa aumentare circa del 7% l'umidità nell'atmosfera. Dunque temperature più alte si riducono in più alta probabilità di piogge torrenziali e uragani. Allora, per tornare al 2011, l'anno era cominciato con alluvioni in Brasile, nello stato di Rio de Janeiro: la più devastante alluvione a memoria d'uomo, con 900 persone uccise. Quello stesso mese in Australia alluvioni hanno coperto una superfice pari a quella di Francia e Germania combinate. Nell'estate è stata la volta della Thailandia: l'alluvione più estesa che si ricordi, con la città di Bangkok parzialmente sommersa, un diluvio che oltre alle vittime umane, ha causato distruzioni stimate in 45 miliardi di dollari, parti al 14% del Prodotto interno lordo del paese: l'alluvione più costosa mai vissuta dal paese - molto più costosa degli uragani atlantici che hanno investito gli Stati uniti in agosto, con 7,3 miliardi di danni.
L'elenco non è finito: oltre 100 morti in due uragani in Centro America in ottobre, uno nel Pacifico e l'altro nei Caraibi. In dicembre l'uragano tropicale Washi ha ucciso oltre 1.200 persone sulle Filippine. Ovviamente questo non impedisce che altre regioni del pianeta abbiano sofferto una siccità mortale. Ripetiamolo, per gli «scettici»: al ritmo attuale di accumulo di gas serra generati dai combustibili fossili che stiamo bruciando, per la fine del secolo il pianeta sarà fino a 7 gradi Celsius più caldo, in media. E i disastri di questi mesi sembreranno nulla in confronto.
Per gli «scettici» sul riscaldamento del clima, tanto vale sottolinearlo: un'ondata di gelo siberiano invernale non cambia i fatti, guardati nel complesso. Quando si fa la media delle temperature, il pianeta oggi è 0,8 gradi Cesius più caldo di un secolo fa. A determinare la tempertura media concorrono diversi fattori, certo - fenomeni meteorologici come il Niño/la Niña, le correnti oceaniche, occasionali «tempeste» di radiazioni solari; ma il fattore di gran lunga più influente è la quantità di gas che producono «effetto serra» nell'atmosfera terrestre, cioè trattengono il calore dei raggi solari. E questi, ormai è ben noto, li produciamo soprattutto noi, le nostre industrie, le nostre centrali termiche che bruciano petrolio, carbone e altri combustibili fossili.
Se il dato medio è già allarmante, nascoste dietro alla media ci sono grandi variabilità locali - non meno allarmanti. Ondate di siccità e secco, piogge torrenziali, uragani: gli eventi estremi che una volta erano considerati naturali anomalie ora sono sempre più frequenti e rischiano di diventare la norma: e questo è uno degli aspetti del cambiamento del clima. Il 2011, ad esempio, è stato il secondo più umido finora osservato (il record da questo punto di vista è stato il 2010). «Diluvi sempre più pesanti sono da attendersi in un pianeta più caldo», si legge in una nota del Earth Policy Institute di Washington, istituzione diretta da Lester Brown. La nota, che sintetizza i dati ormai acquisiti circa il clima, spiega che un aumento di un grado di temperatura media fa aumentare circa del 7% l'umidità nell'atmosfera. Dunque temperature più alte si riducono in più alta probabilità di piogge torrenziali e uragani. Allora, per tornare al 2011, l'anno era cominciato con alluvioni in Brasile, nello stato di Rio de Janeiro: la più devastante alluvione a memoria d'uomo, con 900 persone uccise. Quello stesso mese in Australia alluvioni hanno coperto una superfice pari a quella di Francia e Germania combinate. Nell'estate è stata la volta della Thailandia: l'alluvione più estesa che si ricordi, con la città di Bangkok parzialmente sommersa, un diluvio che oltre alle vittime umane, ha causato distruzioni stimate in 45 miliardi di dollari, parti al 14% del Prodotto interno lordo del paese: l'alluvione più costosa mai vissuta dal paese - molto più costosa degli uragani atlantici che hanno investito gli Stati uniti in agosto, con 7,3 miliardi di danni.
L'elenco non è finito: oltre 100 morti in due uragani in Centro America in ottobre, uno nel Pacifico e l'altro nei Caraibi. In dicembre l'uragano tropicale Washi ha ucciso oltre 1.200 persone sulle Filippine. Ovviamente questo non impedisce che altre regioni del pianeta abbiano sofferto una siccità mortale. Ripetiamolo, per gli «scettici»: al ritmo attuale di accumulo di gas serra generati dai combustibili fossili che stiamo bruciando, per la fine del secolo il pianeta sarà fino a 7 gradi Celsius più caldo, in media. E i disastri di questi mesi sembreranno nulla in confronto.





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