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AMBIENTE, RIFIUTI TOSSICI
Le trote a due teste
Marina Forti
2012.02.24
Andare a pesca nei creek (torrenti) tra le grandi foreste delle Montagne rocciose: cosa si può immaginare di più quintessential americano - dove l'immagine della vita a contatto con la natura riecheggia il mito della grande epopea dei colonizzatori (bianchi, si intende) del selvaggio West... Ma c'è ben poco di «natura selvaggia» nella controversia scoppiata in Idaho attorno a una miniera di fosfati di proprietà della J. R. Simplot Company. Ci sono invece le foto di una trota neonata con due teste, e altre con deformità varie. La storia è ripresa dal New York Times, e solleva diversi problemi. Il primo è quello degli studi scientifici «di parte». Il caso della miniera Simplot, a Smoky Canyon nelle Montagne rocciose nel Idaho meridionale, è scoppiato quando un ufficio federale ha riesaminato la documentazione che la compagnia mineraria aveva inviato all'Epa (l'ente federale di protezione ambientale) per sostenere la sua richiesta di alzare i limiti ammissibili dei reflui di un certo minerale tossico, il selenio, nei corsi d'acqua. Un rapporto ponderoso, centinaia di pagine, che l'Epa aveva a un primo esame giudicato «completo» e accettabile, tanto che sembrava orientata ad accoglierne le conclusioni: e cioè che la trota bruna dei torrenti di Smoky Canyon, dove l'acqua è molto fredda, non risente della presenza di selenio quanto la fauna acquatica ambientata in temperature più calde, e quindi è ragionevole permettere che in quei torrenti gli scarti di questo minerale restino più alti dei limiti fissati dalle norme federali. Le foto delle trote deformi erano in quel rapporto - seminascoste in uno di molti allegati - ma non devono aver colpito granché i primi funzionari che le hanno avute in mano. Eppure quelle trote, fatte nascere in laboratorio da esemplari presi in natura nei creek di Smoky Canyon, presentano due teste, o altre deformità nella testa, nelle pinne o nelle uova.
Poi però la notizia di quelle trote con due teste è arrivata ad altri consulenti scientifici federali, e ai rapresentanti di alcuni gruppi ambientalisti, è il caso è scoppiato. E ne è nata una controversia che chiama in causa l'intera politica federale di regolamentazione dei reflui tossici.
Il selenio è un metallo che non compare spesso nelle liste degli agenti inquinanti, eppure merita attenzione. È un elemento naturale, ed è prodotto come refluo in attività agricole, minerarie, o dalla combustione del carbone. I suoi effetti tossici sono noti da decenni, e infatti fin dagli anni '70 le autorità federali hanno fissato limiti ammissibili nell'acqua potabile. Quanto ai limiti ammissibili nell'ambiente, gli enti federali Usa non sono arrivati a concordare un limite. Ci sono state grandi controversie, ad esempio sull'inquinamento da selenio provocato dalle miniere di carbone a cielo aperto della Virginia occidentale, o dall'agricoltura nella San Joaquin Valley in California. Sarà anche per questo che la senatrice californiana Barbara Boxer, democratica, capo della commissione ambiente e salute pubblica del senato Usa, quando ha saputo di quelle foto di trote a due teste ha chiesto al Servizio federale per la pesca e fauna di riesaminare lo studio della compagnia mineraria Simplot. È così risultato che lo studio, ben confezionato, era però molto lacunoso quanto a dati scientifici. La Simplot aveva beneficiato di fondi federali per bonificare l'area attorno alla sua miniera di Smoky Canyon - ma ancora il selenio nei pesci di quei torrenti restava parecchie volte superiore alle 7,9 parti per milione, che nel 2004 l'Epa ha considerato accettabile perché entro quella soglia «solo» il 20% della fauna dei torrenti risulta deforme - così ha tentato di ottenere una "deroga". Ma ormai la questione va oltre il caso del Idaho, e il Fish and Wildlife Service sostiene che il limite stesso va rivisto.
 
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