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AGRICOLTURA, ALIMENTAZIONE
La sicurezza e il diritto
Paola Desai
2012.05.15
Le Nazioni unite hanno adottato un nuovo documento sul diritto alla terra che riconosce per la prima volta un legame tra terra e diritti umani fondamentali - e potrebbe diventare un primo freno all'esproprio delle popolazioni rurali da parte di grandi interessi commerciali, il fenomeno noto come land grabbing (di cui questa rubrica parlava pochi giorni fa). Il documento è stato approvato venerdì dal «Comitato per la sicurezza alimentare» dell'Onu, che siede presso la Fao - l'organizzazione per l'alimentazione e l'agricoltura.
Le «Linee guida volontarie sul governo responsabile della gestione della terra, dei territori di pesca e delle foreste nel contesto della sicurezza alimentare nazionale» sono il risultato di un lungo processo di discusisone che ha copinvolto governi e organizzazioni della società civile di tutto il pianeta, e ha avuto luogo presso la Fao a Roma dall'ottobre scorso. Riconosce finalmente la rivendicazione dei popoli indigeni e delle popolazioni contadine a che sia tutelato il loro accesso alla terra. È un passo importante, anche se si tratta solo di «linee guida volontarie»: un documento cioè che non costituisce obbligo per nessun governo. La cui forza però sta nel fatto che ora segna il punto di riferimento internazionale, anche perché è stato approvato dai rappresentanti di tutti i paesi rappresentati alla Fao. Insomma, un primo passo in una battaglia tutta aperta, come riconosce il direttore generale della Fao, il brasiliano Jose Graziano Da Silva, che venerdì ha definito il documento approvato «un punto di partenza, non di arrivo».
Nelle sue 40 pagine il documento afferma che gli investimenti di aziende provate che implicano l'appropriazione di terre coltivabili devono essere preceduto da consultazioni trasparenti delle popolazioni locali. Dice che in ogni caso devono essere riconosciuti i «diritti consuetudinari di gestione della terra», che significa riconoscere e proteggere i diversi sistemi di proprietà della terra, delle foreste e riserve di pesca, quindi anche dei sistemi di proprietà collettiva e ancestrale delle popolazioni indigene. Questo rafforzerà la sicurezza alimentare globale, afferma la Fao in un comunicato, perché permetterà di «garantire l'accesso alla terra, territori di pesca e foreste e proteggere i diritti di milioni di persone spesso estremamente povere».
La principale delle linee guida è rivolta ai governi: «salvaguardare i legittimi diritti all'accesso alla terra contro minacce e infringimenti» e «provvedere mezzi efficaci e accessibili» per risolvere i conflitti sull'accesso alla terra. «Gli attori non-statali, incluse le imprese privare, hanno la responsabilità di rispettare i diritti umani e i legittimi diritti all'accesso alla terra», continua il documento, che chiede ai governi in modo esplicito di «dare appropriato riconoscimento e protezione ai legittimi diritti delle popolazioni indigene». Il documento parla poi dell'esproprio di terre, questione diventata scottante ad esempio in Cina o in India, dove l'espansione di progetti industriali o minerari ha provocato l'espulsione dalla terra di grandi numeri di persone e suscitato conflitti sociali a volte violenti. Circa gli espropri le «linee guida» dicono che i governi devono «garantire una valutazione equa e un pronto risarcimento per gli agricoltori», ed espropriare solo quando la terra è necessaria per scopi di pubblica utilità.
Dunque da un lato le Nazioni unite riconoscono il diritto di accesso alla terra dei contadini, dei pescatori, dei popoli indigeni, degli allevatori e dei pastori nomadi, insieme all'impegno di non criminalizzare le lotte sociali in difesa delle risorse naturali del territorio. e riconoscono il nesso tra la protezione dei piccoli produttori, la sicurezza alimentare, e la stabilità e coesione sociale. È un passo importante.
Le «Linee guida volontarie sul governo responsabile della gestione della terra, dei territori di pesca e delle foreste nel contesto della sicurezza alimentare nazionale» sono il risultato di un lungo processo di discusisone che ha copinvolto governi e organizzazioni della società civile di tutto il pianeta, e ha avuto luogo presso la Fao a Roma dall'ottobre scorso. Riconosce finalmente la rivendicazione dei popoli indigeni e delle popolazioni contadine a che sia tutelato il loro accesso alla terra. È un passo importante, anche se si tratta solo di «linee guida volontarie»: un documento cioè che non costituisce obbligo per nessun governo. La cui forza però sta nel fatto che ora segna il punto di riferimento internazionale, anche perché è stato approvato dai rappresentanti di tutti i paesi rappresentati alla Fao. Insomma, un primo passo in una battaglia tutta aperta, come riconosce il direttore generale della Fao, il brasiliano Jose Graziano Da Silva, che venerdì ha definito il documento approvato «un punto di partenza, non di arrivo».
Nelle sue 40 pagine il documento afferma che gli investimenti di aziende provate che implicano l'appropriazione di terre coltivabili devono essere preceduto da consultazioni trasparenti delle popolazioni locali. Dice che in ogni caso devono essere riconosciuti i «diritti consuetudinari di gestione della terra», che significa riconoscere e proteggere i diversi sistemi di proprietà della terra, delle foreste e riserve di pesca, quindi anche dei sistemi di proprietà collettiva e ancestrale delle popolazioni indigene. Questo rafforzerà la sicurezza alimentare globale, afferma la Fao in un comunicato, perché permetterà di «garantire l'accesso alla terra, territori di pesca e foreste e proteggere i diritti di milioni di persone spesso estremamente povere».
La principale delle linee guida è rivolta ai governi: «salvaguardare i legittimi diritti all'accesso alla terra contro minacce e infringimenti» e «provvedere mezzi efficaci e accessibili» per risolvere i conflitti sull'accesso alla terra. «Gli attori non-statali, incluse le imprese privare, hanno la responsabilità di rispettare i diritti umani e i legittimi diritti all'accesso alla terra», continua il documento, che chiede ai governi in modo esplicito di «dare appropriato riconoscimento e protezione ai legittimi diritti delle popolazioni indigene». Il documento parla poi dell'esproprio di terre, questione diventata scottante ad esempio in Cina o in India, dove l'espansione di progetti industriali o minerari ha provocato l'espulsione dalla terra di grandi numeri di persone e suscitato conflitti sociali a volte violenti. Circa gli espropri le «linee guida» dicono che i governi devono «garantire una valutazione equa e un pronto risarcimento per gli agricoltori», ed espropriare solo quando la terra è necessaria per scopi di pubblica utilità.
Dunque da un lato le Nazioni unite riconoscono il diritto di accesso alla terra dei contadini, dei pescatori, dei popoli indigeni, degli allevatori e dei pastori nomadi, insieme all'impegno di non criminalizzare le lotte sociali in difesa delle risorse naturali del territorio. e riconoscono il nesso tra la protezione dei piccoli produttori, la sicurezza alimentare, e la stabilità e coesione sociale. È un passo importante.





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