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ENERGIA
Il doppio gioco dell'energia
Paola Desai
2012.06.07
Non ci fa certo una gran figura Ed Davey, il ministro britannico per l'energia, entrato in carica nel febbraio scorso con grandi dichiarazioni sull'energia «verde». Ora il quotidiano The Guardian rivela che il ministro davey e i funzionari del suo ministero hanno lavorato in tutti i modi per impedire che l'Unione europea adottasse direttive efficaci sulle energie rinnovabili e sull'efficenza energetica, con un gran lavoro di emendamenti per annacquare ogni impegno. Non solo: la sezione britannica di Greenpeace è riuscita a ottenere documenti da cui risulta che il ministro ha accolto su tutta la linea ciò che chiedevano le maggiori imprese britanniche fornitrici di energia...
L'Unione europea si è data un obiettivo in materia di energie rinnovabili: generare almeno il 20% dell'energia con fonti come il solare e l'eolico entro il 2020. Un problema sta nel fatto che non ci sono obiettivi oltre quella data: e fissare un obiettivo è considerato indipensabile per dare un segnale agli investitori, la certezza che investire in energie rinnovabili continua a essere necessario. Insomma, l'Unione sta discutendo sugli obiettivi per l'anno 2030. Ed è in questo ambito che appare la differenza tra le dichiarazioni pubbliche e il lavorìo di emendamenti dietro alle quinte. Così dunque il governo britannico ha cercato di evitare che fosse indicato un obiettivo preciso - il 30% di rinnovabili entro il 2030 - a favore di una frase più vaga, «un aumento significativo della parte di rinnovabili nel mix energetico».
Sull'efficenza energetica, Londra ha cercato di far sì che l'obiettivo europeo (aumentare l'efficenza del 20% al 2020) diventasse obbligatorio. Si oppone inoltre a rendere obbligatorie le ispezioni sull'efficenza, che la Commissione europea vuole imporre per verificare che gli obiettivi indicati siano davvero raggiunti.
I documenti arrivati in mano al Guardian dimostrano che il ministro Davey ha lavorato fin da subito per impedire che l'unione europea adottasse un obiettivo al 2030 , proseguendo la linea già adottata dal suo predecessore Chris Huhne. Contradditorio: il governo britannico chiede che l'Unione europea adotti un obiettivo più stretto circa le emissioni di gas di serra, e si impegni a tagliarle del 30% entro il 2020 (oggi l'obiettivo concordato è un taglio del 20% rispetto ai livelli del 1990). Poi però i deputati conservatori britannici si sono rivoltati contro il governo e hanno respinto il nuovo target. Ora poi emerge che il governo di Londra lavora di emendamenti per annacquare le scelte in merito alle energie rinnovabili e efficenza energetica - cioè alcune delle misure necessarie a tagliare le emissioni di gas di serra.
Insomma: il governo di Londra fa belle dichiarazioni sull'economia verde - è arrivato a definirsi «il governo più verde di tutti i tempi», quando il ministro davey ha presentato il suo piano energetico - ma poi lavora in senso opposto, commentano le organizzazioni ambientaliste britanniche.
Anche perché Greenpeace ha ottenuto (grazie alla Freedom of information act, legge sul la libertà di informazione, che obbliga lo stato a rendere pubblici tutti i dicumenti non strettamente coperti da segreto) le minute di una consultazione informale tenuta presso il Dipartimento per l'energia e il cambiamento del clima tra il ministro e le sei imprese di distribuzione di energia. Le quali si sono dette fermamente contrarie a «un approccio fondato su obiettivi vincolanti», a cui preferiscono casomai politiche di incentivi ai consumatori per migliorare l'efficenza.
«Questi documenti dimostrano che il ministro Davey si è inchinato ai lobbisti dell'industria dei combustibili fossili», ha commentato un portavoce di Greenpeace.
L'Unione europea si è data un obiettivo in materia di energie rinnovabili: generare almeno il 20% dell'energia con fonti come il solare e l'eolico entro il 2020. Un problema sta nel fatto che non ci sono obiettivi oltre quella data: e fissare un obiettivo è considerato indipensabile per dare un segnale agli investitori, la certezza che investire in energie rinnovabili continua a essere necessario. Insomma, l'Unione sta discutendo sugli obiettivi per l'anno 2030. Ed è in questo ambito che appare la differenza tra le dichiarazioni pubbliche e il lavorìo di emendamenti dietro alle quinte. Così dunque il governo britannico ha cercato di evitare che fosse indicato un obiettivo preciso - il 30% di rinnovabili entro il 2030 - a favore di una frase più vaga, «un aumento significativo della parte di rinnovabili nel mix energetico».
Sull'efficenza energetica, Londra ha cercato di far sì che l'obiettivo europeo (aumentare l'efficenza del 20% al 2020) diventasse obbligatorio. Si oppone inoltre a rendere obbligatorie le ispezioni sull'efficenza, che la Commissione europea vuole imporre per verificare che gli obiettivi indicati siano davvero raggiunti.
I documenti arrivati in mano al Guardian dimostrano che il ministro Davey ha lavorato fin da subito per impedire che l'unione europea adottasse un obiettivo al 2030 , proseguendo la linea già adottata dal suo predecessore Chris Huhne. Contradditorio: il governo britannico chiede che l'Unione europea adotti un obiettivo più stretto circa le emissioni di gas di serra, e si impegni a tagliarle del 30% entro il 2020 (oggi l'obiettivo concordato è un taglio del 20% rispetto ai livelli del 1990). Poi però i deputati conservatori britannici si sono rivoltati contro il governo e hanno respinto il nuovo target. Ora poi emerge che il governo di Londra lavora di emendamenti per annacquare le scelte in merito alle energie rinnovabili e efficenza energetica - cioè alcune delle misure necessarie a tagliare le emissioni di gas di serra.
Insomma: il governo di Londra fa belle dichiarazioni sull'economia verde - è arrivato a definirsi «il governo più verde di tutti i tempi», quando il ministro davey ha presentato il suo piano energetico - ma poi lavora in senso opposto, commentano le organizzazioni ambientaliste britanniche.
Anche perché Greenpeace ha ottenuto (grazie alla Freedom of information act, legge sul la libertà di informazione, che obbliga lo stato a rendere pubblici tutti i dicumenti non strettamente coperti da segreto) le minute di una consultazione informale tenuta presso il Dipartimento per l'energia e il cambiamento del clima tra il ministro e le sei imprese di distribuzione di energia. Le quali si sono dette fermamente contrarie a «un approccio fondato su obiettivi vincolanti», a cui preferiscono casomai politiche di incentivi ai consumatori per migliorare l'efficenza.
«Questi documenti dimostrano che il ministro Davey si è inchinato ai lobbisti dell'industria dei combustibili fossili», ha commentato un portavoce di Greenpeace.





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