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AMBIENTE, ETNIE
Un'occupazione sul rio Xingù
Giorgia Fletcher
2012.06.19
Alla vigilia del vertice dell'Onu sull'ambiente, una protesta spettacolare è andata in scena nell'Amazzonia brasiliana. Per la precizione sul fiume Xingu: dove nel fine settimana centinaia di abitanti indigeni, agricoltori, pescatori, e attivisti venuti da ogni dive sono andati a occupare il sito della diga di Belo Monte, una delle grandi opere più controverse degli ultimi anni - un progetto da 18 miliardi di dollari.
Belo Monte è un borgo rurale lungo il tracciato della Strada Transamazzonica. L'occupazione, pacifica e simbolica, è comunciata venerdì, di prima mattina, quando circa 300 donne e bambini si sono diretti verso la diga di terra temporanea costruita di recente per sbarrare il flusso del fiume. Usando pale e piccoli gli abitanti costretti a sfollare per fare spazio al cantiere della diga che sorgerà - e del lago artificiale che ne sarà creato - hanno tirato giù una striscia di quel terrapieno, gesto per «liberare il fiume Xingu», almeno simbolicamente. intanto altri formavano la scritta «pare Belo monte», fermate la diga.poi hanno piantato 500 piantine di un almero nativo, l'açai, per stabilizzare le sponde del fiume, e hanno anche piantato 200 croci per ricordare le persone morte nelle battaglie per la difesa dell'Amazzonia. La stessa mattina a altamira, la cittadina capoluogo della regione, centinaia di persone hanno manifestato davanti agli uffici del consorzio costruttore della diga, Nesa. e tutto questo rientra in una serie di manifestazioni e azioni per commemorare ben 23 anni da quando la prima proposta di una diga a Belo Monte era stata respinta. Una manifestazione in particolare si è svolta a Santo Antonio, borgo di 130mila abitanti particolarmente toccato dal progetto delle diga perchè vi sono andati a finire molti degli sfollati. Ma la battaglia non è finita, e il Movimento Xingu Vivo spera ancora di riuscire a bloccare il progetto, come ha detto ai manifestanti Antonia melo, coordinatrice del movimento: «Vogliamo che il fiume resti vivo, che la dioga non venga costruita». Mentre Sheyla Juruna, una leader della comunità nativa Juruna, rincara. «il governo sta uccidendo il fiume Xingu e distrugge le vite di noi abitanti indigeni. Vogliamo mandare il messaggio che non siamo ridotti al silenzio. Questo è il nostro territorio e lo difenderemo fino alla fine».
La protesta contro la diga di Belo Monte mette in evidenza la distanza tra la retorica sulla diga in Amazzonia come fonte di «energia pulita» e la realtà sul terreno. Quella di belo monte, sottolinea la rete International rivers, fa parte di una ondata senza precedenti di rpogetti idroelettrici, con 70 grandi dighe proposte nel bacino amazzonico: ma questo risponde a interessi economici e politici a corto termine, con effetti devastanti e irreversibili in uno dei più importanti sistemi naturali al mondo, per l'equilibrio ambientale e per la gente che vi abita.
Destinata a diventare la terza più grande centrale idroelettrica al mondo, Belo Monte devierà l'80% dell'acqua del fiume Xingu verso canali artificiali, creando un lago artificiale che sonnergerà 600 chilometri quadrati di foresta pluviale a momnte della diga, mentre a valle prosciugherà un tratto di un centinaio di chilometri di un fiume chiamato «la grande ansa» per quanto serpeggia, lungo cui vivobo centinaia di famiglie indigene e non. Presentata al pubblico come una fonte di «energia pulita», sommergendo la foresta Belo Monte produrrà grandi quantità di metano, un gas «di serra» anche più pericoloso dell'anidride carbonica. Il Brasile, secondo produttore di energia idroelettrica al mondo (oggi ne trae l'86% della sua energia elettrica), continua a puntare su questo settore. Ma ormai deve far fronte all'opposizione di grandi movimenti delle persone che ne sopportano il peso, a cominciare dagli sfollati delle dighe.
 
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Ispirate da serie televisive sia locali che americane, alcune studentesse saudite,indipendentemente dal loro orientamento sessuale, adottano uno stile di abbigliamento androgino. E si autodefiniscono «buya» («maschiette»).

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