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AMBIENTE, ETNIE
A cena con un re
Riccardo Dello Sbarba
2012.06.20
Il Cacique del popolo Kuikuru mangia lentamente e non tralascia la conversazione. E' curioso di ciascuno di noi e s'informa. Non è una cena di gala, come meriterebbe un capo come lui, ma un pasto collettivo nel verde cortile del nostro piccolo condominio in stile coloniale, a Rio de Janeiro.
Il capo Tabata e la sua gente, uomini, donne, bambini e vecchi, hanno viaggiato due interi giorni dalla regione del grande fiume Xingu, nel Mato Grosso, per arrivare a Rio, invitati dal governo del Brasile che con la presenza dei popoli nativi nei loro costumi tradizionali vuole dimostrare la propria cura della natura e dei suoi primi abitanti e custodi.
Arrivati a Rio, però, le autorità non hanno trovato di meglio che stipare centinaia di persone arrivate da ogni angolo dell'Amazzonia nel «sambodromo», usato di solito nel carnevale dai gruppi di samba per concentrarsi e partire. Un'orrenda struttura di cemento grigio, spoglia, priva di servizi adeguati e soprattutto senza neppure un letto. Così, quelle stesse persone che al mattino sotto le tende della «Cupola do Povos» fanno da fiore all'occhiello al Brasile, alla sera sono costrette a ritirarsi sotto gli archi di cemento del sambodromo e dormire per terra, senza neppure potersi lavare. Sono abituati, avrà pensato qualche funzionario del governo. Ma una cosa è dormire al villaggio nelle amache o sulle stuoie, un'altra sdraiarsi sulle mattonelle fredde di un palazzaccio di Rio. Le stesse persone, gli stessi gesti, che al villaggio sono segno di armonia e dignità, qui diventano segni di miseria, espropriazione, perdita d'identità.
A peggiorare la situazione ci si è messo un vento freddo che si è levato sabato ricordandoci che da questa parte del pianeta è inverno. Così abbiamo trovato ieri sera capo Tabata e la sua famiglia: la pelle d'oca sotto le pitture tradizionali in rosso e nero, i bambini che battevano i denti, la prospettiva di dormire sul pavimento e non saper come trovare almeno qualche coperta. Così il piccolo condominio d'intellettuali amici dell'Amazzonia in cui vivo si è mobilitato. Iara, antropologa, ha spedito sua figlia a comprare coperte, Beth, documentarista, ha saccheggiato i materassini che aveva in casa, tutti gli altri hanno preparato una cena adeguata per accogliere un re.
Tabata racconta piano del suo popolo. Caccia, piccola agricoltura, soprattutto pesca: «Un tempo facevamo con le frecce, oggi usiamo maschera e fucile subacqueo» mette subito in chiaro il cacique, in modo che soprattutto io, arrivato fresco dall'Europa, non mi faccia troppe illusioni esotiche.
Tabata è un grande capo che ha cambiato la cultura del suo popolo con un azzardo che nessun politico moderno rischierebbe: ha riguardato il senso della vita e della morte e un tabù radicato che a uno sguardo esterno sarebbe sembrato immodificabile. Il tabù è quello per cui da una famiglia Kuikuru non possono nascere gemelli. Quando accadeva, solo il primo nato veniva fatto sopravvivere, il secondo era subito ucciso e sepolto. E' durato per secoli, finché non è arrivato Tabata a capo del suo popolo e finché sua moglie non ha partorito due gemelli. Alla vigilia del parto Tabata si è ritirato in una profonda riflessione, poi ha riunito gli anziani del villaggio e ha comunicato la sua decisione: i miei gemelli vivranno e da oggi vivranno tutti i gemelli e le gemelle che nasceranno nel nostro popolo. Rischiava la sua autorità, forse la sua vita. I vecchi hanno accettato, la tradizione si può cambiare, anche quella che sprofonda nei secoli. Oggi Tabata è un grande capo, che ha deciso un nuovo inizio, ha avuto il coraggio di scegliere la vita contro la morte per il suo popolo. E' una persona così che il governo brasiliano prima attira a Rio e poi fa dormire per terra.
Dopo la cena Tabata è partito, ma senza fretta. Prima ha abbracciato lungo tutte e tutti noi, uno per uno, e per ciascuno ha avuto una parola gentile. Se n'è andato nella notte fredda di Rio camminando come cammina un re.
 
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