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AMBIENTE, AGRICOLTURA
La Cambogia in svendita
Marina Forti
2012.06.27
Ha fatto la legge, e ha anche trovato l'inganno. Il primo ministro cambogiano Hun Sen ha firmato una serie di decreti, tra il 7 e il 12 giugno, che assegnano concessioni per decine di migliaia di ettari di terreni ad alcune imprese private per vari progetti di agro-business. Così facendo però ha violato il decreto che lo stesso Hun Sen aveva firmato il 7 maggio per sospendere ogni nuova concessione di terreni a imprese private.
Lo segnalava ieri un servizio dell'agenzia Reuter, che mette così in luce l'ennesimo conflitto legato alla terra nel paese indocinese. L'agenzia cita 12 decreti pubblicati sulla Royal Gazette, la gazzetta ufficiale: danno via in totale di 44mila ettari di terreno, oltre a privatizzare altri 35,400 ettari già parte di riserve naturali protette o parchi nazionali, che ora saranno invece destinati a varie aziende private.
la questione della terre è esplosiva in Cambogia, dove decine di migliaia di persone sono state costrette a sfollare dalle terre che abitavano per fare posto a progetti commerciali, piantagioni, resort turistici o progetti industriali. Spesso se sono nati conflitti anche violenti, sgomberi forzati di interi villaggi che rifiutavano di muoversi, repressione, arresti. Organizzazioni per i diritti umani hanno denunciato le maniere coercitive, e il fatto che gli sfollati sono lasciati al loro destino. La Licadho, Lega cambogiana per la difesa dei diritti umani, parla di una gigantesca «svendita» della terra e delle foreste del paese. La Licadho ha monitorato nell'ultimo decennio gli sgomberi forzati, e in un dossier pubblicato lo scorso marzo rivela che ormai quasi 4 milioni di ettari sono stati dati per progetti minerari o di piantagioni, pari al 22% del territorio nazionale; di questi almeno 346mila ettari si trovano al'interno di aree destinate alla conservazione e quindi amministrate dal ministero dell'ambiente. Aggiunge che oltre 400mila persone sono state coinvolte in conflitti per la terra in 12 province del paese dal 2003.
E' proprio di fronte al moltiplicarsi di conflitti che il presidente Hun Sen aveva firmato in maggio il decreto che sospendeva ogni nuova concessione di terre per investitori privati, nazionali o stranieri. Il presidente cambogiano ha replicato con stizza alla notizia pubblicata dalla Reuter: «Non ho firmato nulla che garantisca nuove concessioni di terre», ha detto in un discorso ad operatori sociali che si occupano appunto di conflitti per la terra. Dice che quei decreti erano cose già concordate prima del bando firmato in maggio. Ma la Licadho ha documentato almeno 13 nuove concessioni a partire dal 7 maggio, per 80mila ettari (una superfice più ampia di Singapore). e ora la signora Naly Pilorge, direttore della Lega per i diritti umani, chiede che il governo dichiari se e quante altre concessioni erano già state date: il bando viene «aggirato in modo così clamoroso che vanifica la sospensione» decretata in maggio.
Il governo cambogiano ha fatto di tutto, nell'ultimo decennio, per attirare grandi investimenti privati, e in particolare stranieri (la Cina è l'investitore di maggioranza), e uno degli incentivi è la facilità con cui ha dato via granzi superfici per piantagioni, miniere o altro (tra i casi più controversi nell'ultimo anno o due ci sono anche grandi resort turistici all'interno di aree protette). Così la superfice data in concessione si è moltiplicata di 6 volte tra il 2010 e il 2011; più volte le leggi sono state cambiate per legalizzare l'uso commerciale di terre in aree «protette», e ancora più spesso le aziende concessionarie hanno violato gli accordi tagliando alberi fuori dalle zone designate, o usando la violenza per cacciare via gli abitanti - sempre con una notevole propensione delle autorità a chiudere gli occhi. Lo scorso aprile Chut Wutty, un attivista che lottava contro la deforestazione e aveva denunciato alcune concessioni segrete, è stato ucciso nei pressi di una diga. Una battaglia impari, soprattutto se chi fa la legge è anche chi la calpesta.
Lo segnalava ieri un servizio dell'agenzia Reuter, che mette così in luce l'ennesimo conflitto legato alla terra nel paese indocinese. L'agenzia cita 12 decreti pubblicati sulla Royal Gazette, la gazzetta ufficiale: danno via in totale di 44mila ettari di terreno, oltre a privatizzare altri 35,400 ettari già parte di riserve naturali protette o parchi nazionali, che ora saranno invece destinati a varie aziende private.
la questione della terre è esplosiva in Cambogia, dove decine di migliaia di persone sono state costrette a sfollare dalle terre che abitavano per fare posto a progetti commerciali, piantagioni, resort turistici o progetti industriali. Spesso se sono nati conflitti anche violenti, sgomberi forzati di interi villaggi che rifiutavano di muoversi, repressione, arresti. Organizzazioni per i diritti umani hanno denunciato le maniere coercitive, e il fatto che gli sfollati sono lasciati al loro destino. La Licadho, Lega cambogiana per la difesa dei diritti umani, parla di una gigantesca «svendita» della terra e delle foreste del paese. La Licadho ha monitorato nell'ultimo decennio gli sgomberi forzati, e in un dossier pubblicato lo scorso marzo rivela che ormai quasi 4 milioni di ettari sono stati dati per progetti minerari o di piantagioni, pari al 22% del territorio nazionale; di questi almeno 346mila ettari si trovano al'interno di aree destinate alla conservazione e quindi amministrate dal ministero dell'ambiente. Aggiunge che oltre 400mila persone sono state coinvolte in conflitti per la terra in 12 province del paese dal 2003.
E' proprio di fronte al moltiplicarsi di conflitti che il presidente Hun Sen aveva firmato in maggio il decreto che sospendeva ogni nuova concessione di terre per investitori privati, nazionali o stranieri. Il presidente cambogiano ha replicato con stizza alla notizia pubblicata dalla Reuter: «Non ho firmato nulla che garantisca nuove concessioni di terre», ha detto in un discorso ad operatori sociali che si occupano appunto di conflitti per la terra. Dice che quei decreti erano cose già concordate prima del bando firmato in maggio. Ma la Licadho ha documentato almeno 13 nuove concessioni a partire dal 7 maggio, per 80mila ettari (una superfice più ampia di Singapore). e ora la signora Naly Pilorge, direttore della Lega per i diritti umani, chiede che il governo dichiari se e quante altre concessioni erano già state date: il bando viene «aggirato in modo così clamoroso che vanifica la sospensione» decretata in maggio.
Il governo cambogiano ha fatto di tutto, nell'ultimo decennio, per attirare grandi investimenti privati, e in particolare stranieri (la Cina è l'investitore di maggioranza), e uno degli incentivi è la facilità con cui ha dato via granzi superfici per piantagioni, miniere o altro (tra i casi più controversi nell'ultimo anno o due ci sono anche grandi resort turistici all'interno di aree protette). Così la superfice data in concessione si è moltiplicata di 6 volte tra il 2010 e il 2011; più volte le leggi sono state cambiate per legalizzare l'uso commerciale di terre in aree «protette», e ancora più spesso le aziende concessionarie hanno violato gli accordi tagliando alberi fuori dalle zone designate, o usando la violenza per cacciare via gli abitanti - sempre con una notevole propensione delle autorità a chiudere gli occhi. Lo scorso aprile Chut Wutty, un attivista che lottava contro la deforestazione e aveva denunciato alcune concessioni segrete, è stato ucciso nei pressi di una diga. Una battaglia impari, soprattutto se chi fa la legge è anche chi la calpesta.




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