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SANITA, NATO
Le vaccinazioni in ostaggio
Marina Forti
2012.07.18
Quando hanno deciso di «conquistare i cuori e le menti» della popolazione pashtoon nei territori della frontiera nord-occidentale pakistana, gli Stati uniti hanno lanciato campagne di vaccinazioni e altri interventi sanitari per la popolazione di quella regione semiautonoma dal governo di Islamabad.
Di lì a poco però hanno anche intensificato la guerra aerea contro le postazioni dei combattenti taleban, o della costellazione armata legata a al Qaeda: la guerra dei droni, attacchi lanciati da aerei telecomandati su obiettivi che gli ufficiali Usa descrivono come «militants», ribelli armati - anche se le autorità locali e i sopravvissuti parlano spesso di civili, intere famiglie colpite in casa propria, o riunioni di anziani di villaggio. Vaccinazioni e razzi lanciati dai droni.
In teoria non c'è relazione tra le due cose. Ma a metà del giugno scorso, dopo il quinto attacco aereo in due settimane, il capo di un gruppo armato del Waziristan settentrionale, Hafiz Gul Bahadur, ha deciso di rispondere: e ha messo al bando la campagna di vaccinazioni anti-polio nella regione, finché non avranno fine gli attacchi di droni sul territorio. Poco dopo anche Mullah Nazir, capo di una fazione armata del Waziristan meridionale, ha annunciato analogo bando.
Uno potrebbe obiettare che negare le vaccinazioni ai bambini, in una delle ormai rare regioni dove la poliomielite continua a mietere vittime, significa fare un danno alla propria gente e non agli americani, alla Nato o all'occidente. La polio resta presente al mondo solo in Pakistan, Afghanistn e Nigeria, ma se si interrompe lo sforzo per eradicarla può facilmente riprendere a diffondersi.
Ma non è così che la vedono i leader dei clan della regione, che non hanno mai visto particolare necessità in quelle vaccinazioni, né in genere l'intervento di ong che fanno servizi sanitari per le donne e i bambini (di cosa ne pensino le loro donne, agli anziani dei clan pasthoon non potrebbe importare di meno). Vedono, casomai, che nel Nord Waziristan ci sono stati 14 nuovi casi di polio l'anno scorso, mentre gli attacchi dei droni hanno ucciso 250 abitanti, solo in parte uomini armati alleati di Bahadur. Droni e vaccinazioni vengono dalla stessa parte, e così, contro quei razzi che arrivano dal cielo, il leader taleban ha deciso di rispondere prendendo in ostaggio le vaccinazioni.
Non è la prima volta che gruppi della costellazione Taleban bloccano le campagne di vaccinazioni nelle zone tribali del Pakistan («zone sotto amministrazione federale», Fata). E' una ritorsione fondata sul fatto che quelle vaccinazioni sembrano interessare più agli occidentali che alla popolazione locale (sempre perché l'opinione di donne e bambini non è richiesta). A volte gli operatori sanitari di ong con finanziamenti occidentali sono stati attaccati, presi ostaggio - nel Bajaur, un altro dei territori dove si era estesa l'influenza dei taleban, nel 2007 il responsabile della campagna vaccinazioni è stato ucciso. Più in generale funziona l'intimidazione: i taleban vanno dicendo che le vaccinazioni sono parte di una cospirazione occidentale per controllare i musulmani, avvelenarli, sterilizzarli. Il sospetto fa presa, molti capifamiglia rifiutano di far vaccinare i propri figli - e non solo dove i taleban fanno legge. Ovviamente non aiuta i fatto che gli operatori sanitari e le vaccinazioni arrivino in quelle valli, dove il risentimento contro gli Usa e tutto l'occidente è fortissimo, con la targa ben visibile del UsAid, l'ente di aiuti internazionali del governo degli Stati uniti. Agenti di un complotto occidentale. O agenti della Cia come quel medico pakistano, il dottor Shakil Afridi, che attraverso un programma di vaccinazioni ha raccolto informazioni sulla famiglia di Osama bin Laden a Abbottabad. Così le vaccinazioni restano ostaggio.
 
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