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AMBIENTE, AGRICOLTURA
Due parabole dal Laos
Paola Desai
2012.08.15
Prendiamole come due piccole parabole: «il coltivatore di limoni e le piogge inaffidabili», e «il villaggio modello contro i predatori di bambù». Sono due storie che vengono dal Laos, due possibili risposte al cambiamento globale del clima e alla pressione sulle risorse naturali.
Il coltivatore di limoni è un innovatore, nel nord del Laos. In questa regione di terre fertili, montagne boscose, e villaggi abitati da minoranze etniche come i Hmong, il 95% delle famiglie vive coltivando riso. Ma il panorama di risaie è minacciato da stagioni di piogge più intense ma molto più brevi del solito, seguite da periodi secchi sempre più lunghi. Ora, quandio il riso è piantato bisogna che piova nel giro di un mese. Ma quand'è il momento di piantare, se le piogge sono sempre meno prevedibili? Il dilemma non riguarda solo i villaggi del nord, del resto: in Laos tre quarti della popolazione vive nelle zone rurali e dipende dall'agricoltura, e il riso è il raccolto principale. Ma nel 2011, dopo una stagione monsonica assai pesante che ha provocato inondazioni nel bacino del Mekong (soprattutto nella parte centrale e meridionale), la produzione nazionale di riso è calata (del 4%) rispetto all'anno prima. E quest'anno lo scenario si ripete. Si aggiunga la deforestazione galoppante - si stima che appena il 40% del territorio nazionale fosse coperto da foreste nel 2010, contro il 70% di alcuni decenni fa. Così nelle regioni montagnose del nord e centro sono frequenti le frane, allagamenti, erosione dei suoli. E' qui che arriva il coltivatore di limoni. Alcuni villaggi del Laos settentrionale infatti stanno tentando di diversificare le loro coltivazioni - incoraggiati, pare, dall'Istituto nazionale di ricerca agricolo-forestale e dai consulenti del programma Onu per lo sviluppo. Il notiziario Irin, pubblicato dall'ufficio Onu per gli affari umanitari, racconta dunque il caso di Kioutaloun, villaggio del Laos settentrionale duramente colpito da frane e poi da siccità, dove numerose famiglie hanno deciso di piantare colture «alternative» su circa metà della loro terra. Soprattutto limoni: si adattano al terreno, fanno frutti tutto l'anno, e si vendono bene: 25 centesimi di dollaro al chilo nella stagione delle piogge e anche il triplo in quella secca, quando gli agrumeti giù in pianura producono meno - una bella sommetta, in relazione al reddito medio del Laos rurale. Così, se il raccolto di riso cala la famiglia ha qualcosa d'altro con cui vivere. Gli esperti del Undp insistono che diversificare le colture, in questo caso dal riso ad altro, è essenziale per far fronte («adattarsi») al cambiamento del clima.
Anche la storia dei «predatori di bambù» rimanda al Laos rurale, ma qui si tratta del controllo della terra da parte delle comunità contadine. Sangthong è un distretto rurale formato da cinque villaggi della provincia di Vientiane, nel centro del paese, e il notiziario Irin dice che potrebbe diventare un modello nazionale di protezione ambientale combinata alla garanzia per gli abitanti. Qui infatti, per la prima volta in assoluto nel Laos «socialista», il governo ha riconosciuto ai cinque villaggi un formale titolo di proprietà sulla terra (circa 2.200 ettari). La cosa è molto concreta: si tratta di foresta di bambù, e da tempo gli abitanti protestavano per le «incursioni» di imprenditori cittadini (il bambù serve a fabbricare arredamenti, materiali da costruzione e mille altre cose). Arrivavano con i camion e i tagliatori, facevano il pieno di bambù e sparivano. Nel 2007 gli abitanti di Sangthong hanno costituito un consorzio che lavora il bambù, producendo su scala artigianale mobili e altro, in quantità limitate in modo da non distruggere la foresta. Ora, con il titolo che gli riconosce il diritto di proprietà sulla foresta, gli abitanti si sentono più forti verso i «predatori» privati. Se l'esperimento potrà essere replicato altrove in Laos resta da vedere. il governo però dice che sta rivedendo la sua politica e potrebbe riformare il sistema di proprietà comunitaria della terra.
Il coltivatore di limoni è un innovatore, nel nord del Laos. In questa regione di terre fertili, montagne boscose, e villaggi abitati da minoranze etniche come i Hmong, il 95% delle famiglie vive coltivando riso. Ma il panorama di risaie è minacciato da stagioni di piogge più intense ma molto più brevi del solito, seguite da periodi secchi sempre più lunghi. Ora, quandio il riso è piantato bisogna che piova nel giro di un mese. Ma quand'è il momento di piantare, se le piogge sono sempre meno prevedibili? Il dilemma non riguarda solo i villaggi del nord, del resto: in Laos tre quarti della popolazione vive nelle zone rurali e dipende dall'agricoltura, e il riso è il raccolto principale. Ma nel 2011, dopo una stagione monsonica assai pesante che ha provocato inondazioni nel bacino del Mekong (soprattutto nella parte centrale e meridionale), la produzione nazionale di riso è calata (del 4%) rispetto all'anno prima. E quest'anno lo scenario si ripete. Si aggiunga la deforestazione galoppante - si stima che appena il 40% del territorio nazionale fosse coperto da foreste nel 2010, contro il 70% di alcuni decenni fa. Così nelle regioni montagnose del nord e centro sono frequenti le frane, allagamenti, erosione dei suoli. E' qui che arriva il coltivatore di limoni. Alcuni villaggi del Laos settentrionale infatti stanno tentando di diversificare le loro coltivazioni - incoraggiati, pare, dall'Istituto nazionale di ricerca agricolo-forestale e dai consulenti del programma Onu per lo sviluppo. Il notiziario Irin, pubblicato dall'ufficio Onu per gli affari umanitari, racconta dunque il caso di Kioutaloun, villaggio del Laos settentrionale duramente colpito da frane e poi da siccità, dove numerose famiglie hanno deciso di piantare colture «alternative» su circa metà della loro terra. Soprattutto limoni: si adattano al terreno, fanno frutti tutto l'anno, e si vendono bene: 25 centesimi di dollaro al chilo nella stagione delle piogge e anche il triplo in quella secca, quando gli agrumeti giù in pianura producono meno - una bella sommetta, in relazione al reddito medio del Laos rurale. Così, se il raccolto di riso cala la famiglia ha qualcosa d'altro con cui vivere. Gli esperti del Undp insistono che diversificare le colture, in questo caso dal riso ad altro, è essenziale per far fronte («adattarsi») al cambiamento del clima.
Anche la storia dei «predatori di bambù» rimanda al Laos rurale, ma qui si tratta del controllo della terra da parte delle comunità contadine. Sangthong è un distretto rurale formato da cinque villaggi della provincia di Vientiane, nel centro del paese, e il notiziario Irin dice che potrebbe diventare un modello nazionale di protezione ambientale combinata alla garanzia per gli abitanti. Qui infatti, per la prima volta in assoluto nel Laos «socialista», il governo ha riconosciuto ai cinque villaggi un formale titolo di proprietà sulla terra (circa 2.200 ettari). La cosa è molto concreta: si tratta di foresta di bambù, e da tempo gli abitanti protestavano per le «incursioni» di imprenditori cittadini (il bambù serve a fabbricare arredamenti, materiali da costruzione e mille altre cose). Arrivavano con i camion e i tagliatori, facevano il pieno di bambù e sparivano. Nel 2007 gli abitanti di Sangthong hanno costituito un consorzio che lavora il bambù, producendo su scala artigianale mobili e altro, in quantità limitate in modo da non distruggere la foresta. Ora, con il titolo che gli riconosce il diritto di proprietà sulla foresta, gli abitanti si sentono più forti verso i «predatori» privati. Se l'esperimento potrà essere replicato altrove in Laos resta da vedere. il governo però dice che sta rivedendo la sua politica e potrebbe riformare il sistema di proprietà comunitaria della terra.





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