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AMBIENTE
Polemiche nello stretto di Corea
Marina Forti
2012.08.31
Un piccolo tornado si è abbattuto sull'isola di Cheju - o Jeju, per rispettare la definizione amministrativa di questa piccola isola sud-coreana, gioiello naturale nello Stretto di Corea. Non si tratta di meteo, bensì della tempesta di polemiche che attraversa il top dell'ambientalismo mondiale da quando l'Unione mondiale per la conservazione della natura (Iucn) ha deciso di tenere qui il suo prossimo congresso, nella seconda settimana di settembre. Isola di origine vulcanica, 1.800 chilometri quadrati di superfice (grossomodo come la provincia di Terni), nota per i bei paesaggi, vestigia storiche e un paio di parchi naturali, sembra il luogo perfetto per un congresso di naturalisti. Perché dunque una rete internazionale di intellettuali e ambientalisti ha fatto circolare una petizione in cui spara a zero sui dirigenti della Iucn? «Pur proclamando la sua dedizione alla protezione della natura, la dirigenza della Iucn ignora o avvalla progetti che danneggiano l'ambiente e minacciano i diritti umani e i mezzi di sostentamento» di una comunità, scrivono Jerry Mander e Victor Menotti, coordinatori del International Forum on Globalization, rete formata negli anni '90 da attivisti e intellettuali che univano la critica alla globalizzazione con la battaglia per la giustizia sociale a livello planetario. Spiegano che il congresso della Iucn si terrà presso il villaggio di Gangjeong, a poca distanza dal sito scelto nel 2007 dal governo di Seoul per costruirvi una grande base navale al costo di un miliardo di dollari. In posizione strategica a 500 chilometri dalla costa cinese, la base ospiterà navi da guerra e sottomarini della Corea del sud e degli Stati uniti. Gli abitanti del villaggio si sono accampati per mesi sul quel sito sperando di bloccare l'arrivo dei bulldozer: non sono riusciti a impedire l'inizio dei lavori, nel gennaio 2011, ma li hanno rallentati notevolmente. Dicono che la costruzione manometterà la costa e devasterà l'economia locale fondata sulla pesca, oltre a minacciare una delle più grandi barriere coralline «soffici» al mondo, con una 40ina di coralli assai rari. Accusano: la «valutazione di impatto ambientale» del governo ha semplicemente ignorato specie minacciate come il granchio zampa rossa Sesarma intermedium; il gambero d'acqua dolce Caridina denticulata keunbaei, endemico dell'isola, o la Rana Scavatrice Boreale (sulla lista rossa Iucn), o il delfino Indo-Pacifico a naso di bottiglia. E tutto questo a soli 250 mettri dalla Riserva di Tiger Island. Insomma: un concentrato di «tutto ciò per cui la Iucn si batte da anni», sottolineano i coordinatori dell'International Forum on Globalization. Eppure l'organizzazione naturalistica mondiale va a tenere il suo congresso proprio là accanto. Ha perfino negato agli abitanti di Gangjeong il permesso di mettere un piccolo stand informativo presso la Convention.
La Iucn è un consesso scientifico internazionale di tutto rispetto, le cui liste di specie minacciate e protette sono considerate un punto di riferimento. Ma ora dà un indebito riconoscimento alle politiche ambientali del governo sud-coreano, accusa il Ifg: forse per non dispiacere gli sponsor? Accusata, la direttore generale della Iucn Julia Marton-Lefevre ha risposto in un comunicato ufficiale messo ieri online. Dice che gli abitanti di Gangjeong saranno benvenuti a spiegarsi durante il congresso; la loro richiesta di stand è stata respinta dai partners organizzatori locali nonostante il parere dei dirigenti dell'Unione. Respinge le accuse: su quella base navale l'Unione si pronuncerà solo dopo aver condotto la sua indagine scientifica. Una cosa è certa: la battaglia del villaggio di Gangjeong ha conquistato la sua quota di attenzione.
 
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