Ravenna
LA GRECIA SIAMO NOI
Il “COMITATO RIVOLTAILDEBITO-INDIGNATI RAVENNA" e il “CIRCOLO AMICHE E AMICI DEL MANIFESTO” organizzano iniziative di solidarietà con la lotta del popolo greco
SABATO 3 MARZO dalle ore 17 alle ore 19 presidio in piazza del Popolo
LUNEDI 5 MARZO alle ore 21 presso la sala riunioni dell’ ARCI in via Rasponi 5 (Centro Storico) INCONTRO – DIBATTITO con l’intervento di ARGIRIS PANAGOPOULOS giornalista greco di “Epohi” e corrispondente da Atene de il manifesto
FESTA DE il manifesto
Campagna abbonamenti e sostegno, per mantenere in vita la voce della sinistra che ci
piac
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LUNEDI' 12 DICEMBRE, ore 20, al Circolo Casablanca-Casa del Popolo, in Via Chiesa 10, a VILLANOVA DI BAGNACAVALLO (RA) , SERATA CONVIVIALE E CENA DI AUTOFINANZIAMENTO: gustosissimo menù vegetariano (euro 20). Necessaria la prenotazione entro l’8 dicembre rivolgendosi a Loretta: lorettamasotti@libero.it 0544 39439, 349 2141206.
In questa occasione, Sergio Caserta, coodinatore nazionale dell'Associazione per il Rinnovamento della Sinistra e del Circolo del manifesto di Bologna, proporrà un ricordo di Lucio Magri. (circolomanifesto.ra@gmail.com)
MARTEDI' 13 DICEMBRE, ore 21, alla Sala Buzzi (ex sala Forum) in via Berlinguer 11 a RAVENNA, INCONTRO PUBBLICO: "Noi e la Libia e adesso che succede? quali prospettive per la pace nel Mediterraneo ". Con la partecipazione di Maurizio Matteuzzi, redattore de il manifesto, esperto di politica internazionale, corrispondente dalla Libia durante la recente guerra.
Organizza il "Circolo Amiche e Amici del Manifesto” del territorio di Ravenna
(circolomanifesto.ra@gmail.com).
A PROPOSITO DELLE DIMISSIONI DI NORMA E ANGELO
Care/i compagne/i,
come Circolo di Ravenna, dopo aver discusso fra di noi delle dimissioni di Norma Rangeri e di Angelo Mastandrea, e aver attentamente considerato tutte le riflessioni emerse nell’ampio dibattito svoltosi sul giornale, pensiamo che restino tutt’ora significativi elementi di scarsa chiarezza sulle cause che hanno portato Norma e Angelo a quella decisione.
L’iniziativa di Tonino Perna e di alcuni altri, di convocare un’assemblea aperta, di cui sabato 22 avete dato conto, ci sembra vada nella direzione giusta, quella di discutere apertamente con collaboratori, sostenitori e lettori. Tuttavia, tale assemblea è stata convocata con un anticipo troppo breve perché potesse coinvolgere realmente le realtà di base, l’ “editore collettivo”, i Circoli.
La prima proposta che facciamo, quindi, è che ci sia data la possibilità di esprimerci in maniera collegiale, organizzando un incontro nazionale “seminariale” , intendendo con ciò una riunione che non si esaurisca nel giro di un paio d’ore, ma che abbia il suo svolgimento nell’arco di un’ intera giornata, e che dia modo a tutti di portare il proprio contributo.
E soprattutto che sia annunciata, come minimo, con un mese di anticipo.
Già ora possiamo dirvi che nella nostra discussione emerge con chiarezza la volontà di fare tutto il possibile perché il manifesto continui a vivere.
La sua presenza, nella vita quotidiana di ognuno di noi, è veramente insostituibile. Il “nostro” giornale produce materiale costantemente a cavallo far l’informazione e la formazione, ed occupa un posto che nessun altro mezzo di comunicazione può prendere.
Ci rendiamo conto però che la situazione economica è talmente seria che si potrebbe essere obbligati a fare scelte drastiche.
Allora riteniamo che tali scelte debbano essere studiate, preparate e predisposte collegialmente e soprattutto senza le “lotte fratricide” di cui continuiamo a sentire parlare, ma che ancora non riusciamo a comprendere appieno.
Avviare l’edizione di un nuovo e più completo Manifesto web ? Ridurre il numero delle pagine quotidiane ed editare un “Manifesto della domenica” più corposo ? Aumentare il prezzo giornaliero ? Pensare alla sostituzione del quotidiano con un Manifesto settimanale? Lanciare un vero azionariato popolare per dare all’ “impresa” una base economica più solida ? Tutte ipotesi degne di essere discusse collettivamente. L’importante è che il Manifesto continui ad esserci e ad essere il punto di riferimento che è oggi, ed anzi, che diventi il punto di riferimento anche per tante altre persone, realtà associative e movimenti con i quali il contatto è attualmente insufficiente.
A questo proposito, una proposta editoriale specifica che fin d’ora vi facciamo è che il giornale si impegni ad essere sempre, e sempre di più, presente con i e nei movimenti delle donne, che la narrazione dei luoghi e dei momenti di vita, d’incontro, di lotta delle donne diventi continua e non frammentaria, quotidiana e non episodica.
Non esiste attualmente alcun quotidiano che abbia fatto la scelta di riportare con costanza e convinzione i mille fatti e le mille iniziative che accadono ogni giorno nel mondo femminile, e il manifesto può occupare questo spazio. Anzi, il non farlo sarebbe miope, se è vero che le donne leggono più degli uomini e probabilmente sentono la mancanza di un quotidiano con il quale avere un rapporto dinamico e costruttivo.
In definitiva, crediamo che le proposte possano essere diverse e tutte ricche di contenuti.
Certo, dovranno essere vagliate alla luce delle compatibilità economiche e normative, e bisogna tenersi aperti a tutte le soluzioni.
L’importante è che nessuno di noi, che ci sentiamo una comunità, che attorno al giornale vive e si impegna, si senta tagliato fuori.
Ravenna 23 ottobre 2011 Circolo Amiche e amici del Manifestodi Ravenna
Resoconto “Amiche e Amici del Manifesto 10 agosto”
Carissime/i compagne e compagni,
a dispetto della calura e della pausa estiva, che quest’anno è in realtà piena di incontri e di riunioni,il Circolo si è ritrovato nella notte della pioggia di stelle, e ha espresso alcune valutazioni.
Innazi tutto, si è discusso sull’ impostazione del giornale, che dalla data del quarantesimo è cambiata in maniera abbastanza significativa. La nostra opinione è complessivamente positiva, però esprimiamo un po’ di “nostalgia” per la “mitica” pagina dieci di qualche tempo fa, quando la rubrica lettere era una vera “palestra” dei lettori, accompagnati da he interventi autorevoie. In particolare, ci sembra che l’indirizzare le lettere su una domanda precostituita, come avviene adesso, avrebbe un senso più costruttivo se lo spazio per le risposte fosse spalmato su un periodo di diversi giorni e non di uno solo.
Apprezziamo molto il fatto che il giornale si sforzi caparbiamente di “coprire” i movimenti che ci sono nella società italiana e internazionale e nei territori (però l’ “altra italia” forse lo faceva anche di più). Da questo punto di vista la sua presenza è insostituibile, e questo è uno dei (tanti) motivi perché il Manifesto debba continuare a vivere. Ci sembra che un maggior sforzo dovrebbe essere dedicato all’esame delle affinità e dei collegamenti (in atto o possibili) fra tutti i movimenti esistenti
Dal punto di vista della politica, esprimiamo il desiderio che su alcuni temi si faccia la scelta di insistere di più, di portarli avanti per più tempo. Per esempio, il dibattito apertosi sulle proposte di Passigli in merito alla legge elettorale, secondo noi, avrebbe meritato di proseguire più a lungo. E’ un tema cruciale sul quale si deve dare il tempo e l’occasione a diverse voci di esprimersi e formulare ipotesi, aprendo un vero “dibattito di massa”.
Esprimiamo qualche critica sullo spazio che viene dedicato alle varie anime della sinistra politica. Ci sta bene, per esempio, che Vendola riesca ad avere voce adeguata, ma vi sono altri soggetti che avrebbero lo stesso “diritto di rappresentanza”, non tanto per una formale logica di “par condicio”, ma perché secondo noi Il Manifesto non deve rischiare di seguire la corrente che caratterizza tutta l’informazione, la quale segue con maggior attenzione laddove vi sia un “leader carismatico” rispetto ad altre realtà, dove magari l’elaborazione e l’iniziativa sono altrettanto intensi e qualificati. E ci spiace se il giornale dà di sé un’immagine politicamente schierata.
Alcuni di noi, pur apprezzando lo spazio che il “nuovo” giornale dedica alla cultura, ritengono che tale spazio potrebbe essere leggermente (sottolineiamo leggermente) ridotto, per favorire ancora di più la realtà sociale. C’è chi ritiene che una proposta brillante potrebbe essere quella di istituire il “Manifesto della domenica” (nel quale magari dare più spazio alla cultura), perfino osando le venti pagine, anche a un prezzo un po’ maggiorato.
Il circolo sta anche valutando la fattibilità di una stagione di iniziative politiche, che potrebbero essere costituite dalla realizzazione di una “Festa del Manifesto” da svolgere in più giorni e/o da un ciclo di incontri pubblici sui temi di attualità, nei quali coinvolgere redattori e collaboratori del giornale.
Pippo Tadolini per il circolo di Ravenna - agosto 2011
IL MANIFESTO compie quaranta anni!!!
SABATO 30 APRILE ORE 21.15 via Piangipane 153 Piangipane (Ravenna)
Insieme per festeggiare i suoi primi quarant’anni! In scena:
Tardieu, parbleu!!
Sei atti unici dal “ Théâtre de chambre” di Jean Tardieu
Regia Marina Pitta e Gianfranco Rimondi
con: Manuela Bernardi, Serafina d’Agostino, Piergiorgio Iacobelli, Manuela Elsa Matteazzi, Antonio Papa, Paolo Petrosino
E poi......cappelletti!
Prezzo: 18 Euro cappelletti compresi
In ogni caso continuate a sostenere attivamente il manifesto !!!
Prevendita dei biglietti contattare: Lorenzo: Tel.: 339 8647764 e-mail: hermes109(at)virgilo.it
(Il biglietto si potrà acquistare, in ogni caso, la sera stessa al «Teatro Socjale»)
Jean Tardieu nasce a Saint Germain-de-Joux, Ain, il 1°Novembre 1903 da un pittore e da una arpista di origine italiana, ma crebbe e studiò a Parigi. Comincia presto a scrivere poesie e piccoli drammi rimasti inediti. Nel 1927, grazie ad André Gide, apparvero pubblicate le sue prime poesie. Dopo tre anni trascorsi in Indocina, si sposò e svolse diverse attività pubblicistiche e di organizzazione culturale. Del ’39 la raccolta Accents. Mobilitato all’inizio della guerra, prese poi parte all’attività letteraria clandestina della Resistenza ( in l’Homeur des poètes, Les lettres francaises, accanto a Paul Eluard e Reymond Queneau e altri ). Dopo la liberazione di Parigi, fu critico teatrale e lavorò ai programmi drammatici della Radio, ove, due anni più tardi, fu chiamato a dirigere il Club d’essai, affiancato poi da un Centre d’ Etude e da una rivista, dove pubblicava altri versi, alcuni dei quali anche per l’infanzia. In questi testi (ma soprattutto nelle Proses humoristiques) le ricerche verbali, a sfondo umoristico filosofico (vicine a R. Queneau e a J. Prévert) sconfinano a volte in forme dialogate e quasi teatrali. Da quel momento e da quegli anni si dedica alla scrittura teatrale. Tardieu smonta gli organismi degli elementi costitutivi del linguaggio corrente drammaturgico :
1. isola la voce umana nei suoi valori fonici attraverso una dizione che vuole escludere ogni inflessione “ recitata “
2. rappresenta la crisi mortale del linguaggio di fronte all’evidenza dell’immagine
3. gioca sulla brusca articolazione di piani naturalistici e di angoscia metafisica in una conversazione para-burocratica
4. tratta i timbri vocali come strumenti musicali
5. organizza una vera e propria orchestra di voci ( “Conversazione sinfonietta “ )
6. ironizza su quegli stessi procedimenti di “ astrazione “formale che l’autore spesso trasporta sulla scena quasi in analogia con le esperienze di pittura non figurativa
7. sottolinea in dialoghi stilizzati la consunzione, anch’essa astratta, del linguaggio d’uso o dei gesti quotidiani
8. critica ed autocritica del linguaggio scenico
9. divertimento intellettuale
10. suggestione lirica e satirica.
Nel Teatro dell’Assurdo, Tardieu occupa un posto importante e, però, appartato, diverso. Poeta, studioso del linguaggio e delle situazioni di avanguardia che venivano proposte negli anni del dopoguerra. più colto e più letterato tra gli autori dell’ Assurdo, più legato alle sperimentazioni dell’epoca precedente ( il Simbolismo, il Surrealismo ) non dimentica le esperienze del teatro boulevardier comico e grottesco di Feydeau e Labiche, nella corrosione dei valori tradizionali. Nasce così, nel dopoguerra, il Teatro dell’Assurdo. Scrive Jonesco – “ Non sono mai riuscito ad abituarmi completamente all’esistenza, né a quella del mondo, né a quella degli altri, né, soprattutto, alla mia. Mi accade di sentire d’un tratto che le forme si svuotano di contenuto, la realtà diventa irreale, le parole non sono che rumori privi di senso, le case, il cielo soltanto una forma del NULLA. Le persone sembrano muoversi in modo automatico, senza ragione. Si precipita in qualche abisso, al di là del giorno e della notte. – “ Dal NULLA forse nasce l’Assurdo, ma un nulla organizzato linguisticamente. Le tematiche del teatro di Jean Tardieu giocano sull’insensatezza del vivere, l’inconsistenza di certi valori, l’incomunicabilità, i luoghi comuni, la gratuità e meccanicità di parole e gesti, l’ambiguità dei sentimenti, l’alterità dell’ Io (temi anche del Sartre esistenzialista). L’ Assurdo è evidente nel tessuto stesso del linguaggio scenico e del linguaggio in generale. Genitori/generatori dell’ Assurdo furono le varie esibizioni sceniche di A. Jarry ( “ Ubu Roi “ ) provocatorie e sperimentali, dei Futuristi, dei Dadaisti ( Tzara, Aragon, Prévert ). Onirico e fantastico si mescolano al gusto della parodia, del monologo e delle forme “ minori “ del teatro. Alla fine della seconda guerra mondiale, il pubblico dei teatri sente il bisogno e la possibilità di prendere distanza e nello stesso tempo confidenza, con gli orrori e l’assurdo che aveva vissuto, accettandone una trasfigurazione metastorica che viene ad assumere quindi una funzione catartica.
Gianfranco Rimondi
Dal Théâtre de chambre di J.Tardieu, abbiamo scelto i seguenti atti unici :
Chi c’è ? (Qui est là) – 1947
L’educazione inutile (Politesse inutile) – 1947
Il Signor Io (Mousieur Moi) – 1950
Lo sanno solo loro (Eux seuls le savent) – 1952
Osvaldo e Zenaide (Oswald et Zénaide) – 1951
C’era folla al castello (Il y avait foule au manoir) - 1951




