mercoledì 18 settembre 2013
invia per email
Segnala l'articolo
al seguente indirizzo email



 
ricerca nella sezione attualità
inserisci la parola da cercare
 
utility
invia per email
condividi

 
ricerca stampa
Rosario Russo
 
Procure e tribunali al lavoro
Rosario Russo - micropolis luglio 2011

Appaltopoli deflagra come una bomba nel giugno 2008. Una lettera anonima firmata da Cosimo Vecchi (nome fittizio) e spedita alla Procura della Repubblica di Perugia dettaglia i contorni di un’abituale metodo di spartizione dei lavori pubblici che prevede il pagamento di tangenti a dirigenti compiacenti. Il Pm Manuela Comodi insieme alla questura, sviluppa un’inchiesta in
cui intercettazioni e riscontri vari delineano lo scenario di un “comitato d’affari” che gestiva
gli appalti pubblici della Provincia. Le accuse sono di associazione a delinquere, contestata ad otto persone, corruzione aggravata, turbativa d’asta aggravata, concussione, abuso d’ufficio, truffa aggravata e falso ideologico. Nelle rete della Procura cadono molti esponenti di spicco fra cui: Carlo Carini, dal 10 luglio 2007 vicepresidente della Confindustria di Perugia e dal 2003 presidente dell’Ance, sindacato provinciale dei costruttori di Perugia; Massimo Lupini, della ditta Seas; Gino
Mariotti, amministratore della Appalti Lazio; Dino Bico, amministratore della Ediltevere, di Amleto Pasquini, ex Capo Compartimento Anas e il funzionario della regione Venera Giallongo. Quattro, tra i 51 funzionari della provincia coinvolti a vario titolo nell’operazione, finiscono in carcere: Adriano Maraziti, direttore area viabilità; Fabio Patumi, responsabile servizio affari generali; Maria
Antonietta Barbieri, responsabile dell’ufficio contratti e appalti; Lucio Gervasi, direttore area ambiente e territorio. Agli arresti domiciliari, Riccardo Pompili, dirigente del Servizio Bilancio. Il processo, già rinviato dal giudice Ricciarelli lo scorso 17 gennaio a causa dell’impedimento di uno degli imputati, Gino Mariotti - all’epoca gravemente malato, morto suicida il 18 aprile scorso - è stato disposto per il prossimo 21 ottobre.
Ancora nel 2008, sono state svolte alcune indagini dal sostituto procuratore della Repubblica Sergio Sottani, sulla presunta offerta di un appartamento - da parte dell’imprenditore folignate Giovanni Di Maso – rivelatasi poi un via libera per un’opera più vasta, un residence: l’imprenditore sarebbe entrato in contatto con un giovane militante del Pd, David Alpaca, indagato nella vicenda per turbativa d’asta e tentata estorsione. E’ da questo caso - grazie a decine di telefoni messi sotto
controllo - che si è arrivati al decollo dell’inchiesta Sanitopoli, riguardante nomine e appalti che hanno coinvolto i vertici della Asl3 di Foligno-Spoleto, municipalizzate, enti e eziende.
Tra i primi indagati, il direttore generale della Asl 3 e dell’Azienda Umbria sanità, Gigliola Rosignoli (un doppio ruolo, il suo, che la trovava impegnata nel ruolo di acquirente attraverso
la Asl e allo stesso tempo fornitore attraverso l’Aus del Consorzio Regionale), la sua portavoce Sandra Santoni, dipendente del Comune di Foligno ed ex braccio destro della già governatrice Maria Rita Lorenzetti, Luca Barberini, consigliere regionale del Pd e presidente della Valle Umbra Servizi, con un ruolo anche nella “Leonardo”, una delle società finite nel mirino della magistratura per gli appalti alla sanità riguardo al personale e ai servizi amministrativi e infine Nando Mismetti (Pd), sindaco di Foligno, oggetto di un avviso di garanzia per reato di peculato. L’indagine, ripartita in vari filoni, si incardinerebbe su assunzioni tramite concorsi pubblici, avanzamenti di carriera e fornitura incarichi, gare di appalto ”poco limpide”, acquisizioni di beni immobili, istruttorie con concessioni di soldi in banca, scambi di favori, rimborsi spese e trasferimenti da un ufficio all’altro. A fine maggio, tra i 18 indagati è spuntato anche il nome della Lorenzetti: l’ipotesi di reato
riguarda falsità ideologica e abuso d’ufficio relativamente ad alcune delibere della Giunta del marzo 2010 in cui sarebbero state decise assunzioni di molti medici e infermieri, nonché il trasferimento di Sandra Santoni dall’Asl 3 al Comune di Foligno. Nel registro degli indagati per falso ideologico e abuso d’ufficio anche l’ex assessore della sanità regionale Maurizio Rosi. Al momento restano indagate in tutto 18 persone, ma potrebbero aumentare (si parla di 200 nomi ancora da verificare).
L’attenzione dei magistrati è sulle delibere aperte, quelle utili ad assumere il personale per le Asl e le aziende ospedaliere di Terni e Perugia.
Il 9 luglio il Gup Pierluigi Panariello, nell’ambito del processo relativo ai metodi di smaltimento
dei rifiuti presso l’inceneritore Asm di Maratta di Terni, ha rinviato a giudizio 20 persone. Fra loro, nomi e volti noti della politica cittadina, come l’ex Sindaco Raffaelli, l’attuale presidente dell’Asm Tirinzi, i suoi predecessori (Porrazzini e Sechi), l’ex direttore generale Onori e altri fra imprenditori, tecnici di laboratorio e dipendenti provinciali. L’inizio della fase dibattimentale è previsto per il 20 marzo 2012. L’impianto accusatorio sostenuto dal Pm Elisabetta Massini, si articola in due filoni: il primo racchiude i reati contro l’ambiente, mentre il secondo fa riferimento
agli episodi di mobbing che avrebbero coinvolto dipendenti e dirigenti Asm ritenuti “scomodi”.
Agli imputati, a vario titolo, vengono contestate norme in materia ambientale per avere, tra l’altro, svolto attività di smaltimento dei rifiuti sanitari in mancanza della prescritta autorizzazione, scaricato nel Nera acque reflue industriali contenenti metalli pesanti, sottovalutato il rischio cancerogeno derivante dalla presenza di cromo esavalente negli impianti e compilato falsamente i certificati di analisi su acque reflue e ceneri. Confermate anche le accuse di disastro ambientale, truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche e maltrattamenti nei confronti dei lavoratori, mentre è stato disposto il non luogo a procedere nei confronti di tutti gli indagati
(Raffaelli, Porrazini, Tirinzi, Iannotti, Amadio, Olivieri e Onori) relativamente all’accusa di aver avvelenato le falde acquifere del ternano.
Il Presidente del consiglio regionale Eros Brega (Pd) è indagato per peculato nell’ambito delle indagini - coordinate sempre dalla Massini e dal capo della squadra mobile Tommaso Niglio - sulle gestione dei fondi delle manifestazioni dell’associazione “Eventi Valentiniani”, costituita da Comune, Provincia, Camera di Commercio, Diocesi, Sviluppumbria e Consorzio Cometa, organizzate in onore del patrono di Terni, dal 2001 al 2006. L’inchiesta si è sviluppata dopo l’arresto, avvenuto il 28 marzo scorso, dell’ex direttore di Confcommercio Terni, Leandro
Porcacchia - amministratore e poi liquidatore della stessa associazione - e del suo collaboratore
Sergio Briganti, accusati oltre che di peculato, anche di estorsione. Nello specifico di Brega, l’attenzione degli inquirenti si è concentrata su due fasi: quella dal 2001 al 2002, quando da assessore, curava gli Eventi Valentiniani, e quella dal 2003 al 2005, quando era presidente della stessa associazione. Infatti al centro dell’inchiesta c’è un buco di 222 mila euro ottenuti da Sviluppumbria proprio nel 2001, mai stati restituiti dal Comune di Terni, mentre altre decine di migliaia di euro relative a spese fatte per conto dell’ente nel triennio 2003-2005, non sarebbero state
accompagnate da adeguati documenti di appoggio. Indagati per concorso in peculato anche Valerio Ribichini e Carlo Caligaris, revisori dei conti dell’associazione in questione.
L’accusa di concussione mossa a Brega è invece relativa a un colloquio intercorso venerdì 1 aprile, durante una visita istituzionale nel carcere di Sabbione, con lo stesso Porcacchia, arrestato 4 giorni prima: secondo la Pm, Brega avrebbe abusato della sua funzione pubblica per indurre il comandante del carcere a permettere l’incontro con Porcacchia.
Laguna de cerdos, inchiesta portata avanti dal procuratore Giacomo Fumu e dal Pm Manuela Comodi, prende le mosse dal depuratore della Codep di Bettona che lavora gli scarichi degli allevamenti suinicoli. Un meccanismo illecito che vede protagonisti 26 indagati, tra imprenditori, tecnici e politici, a cui la procura contesta il disastro ambientale consistito nello stravolgimento e nella compromissione dell’equilibrio naturale dei terreni e delle acque attraverso l’illecito smaltimento di rifiuti e l’avvelenamento delle acque destinate all’alimentazione. Sollecitato il rinvio
a giudizio per Graziano Siena, presidente Codep, Rinaldo Polinori e Giovanni Mattoni, vicepresidenti, Sergio Longetti, Nicola Taglioni, Gianni Berretta, Stefano Zanotti, Massimo Mencarelli, il tecnico comunale Mario Papalia; inquisiti i tecnici e funzionari dell’Arpa Antonio Bagnetti e Claudio Menganna, Nicoletta Giammarioli, Renato Mattoni, Giuseppe Mencarelli, Giuseppe Meschini, Giampaolo Proietti, Paolo Schippa, Renato Taglioni, i quali omettevano provvedimenti sanzionatori, rilasciavano pareri formali fornendo agli uffici preposti una realtà dei
fatti parziale o alterata, evitando di contestare gli addebiti in occasione di episodi di sversamento.
Sul fronte politico sono inquisiti sette membri della giunta comunale di Bettona, Valerio Bazzoffia, Andrea Castellini, Luca Costantini, Franco Massucci, Rosita Tomassetti e Rossella Lispi e il sindaco, Lamberto Marcantonini (Pdl) che secondo l’accusa avrebbero procurato al Codep un ingiusto vantaggio consentendo la prosecuzione delle attività illecite, sia autorizzando soggetti che
invece dovevano essere esclusi, sia autorizzando il Codep al ricevimento e trattamento delle acque di vegetazione dei frantoi oleari, dando via libera alla prosecuzione dello smaltimento durante l’emergenza sanitaria della malattia vescicolare che colpiva i suini. La prossima udienza per il rinvio a giudizio è fissata per il 22 novembre.

 
Alias:11 settembre, Ground Zero. La guerra in Afghanistan  Ultraoltre: intervista a Massimo Guerrini autore di Murasaki Baby Ultrasuoni: la scena di Manchester Ultrasport Action City, le attrezzature per lo sport nei luoghi pubblici: intervista al prof. Antonio Borgogni
 
    in edicola
sabato 14 settembre
 
Le «maschiette»
di Riyad
Ispirate da serie televisive sia locali che americane, alcune studentesse saudite,indipendentemente dal loro orientamento sessuale, adottano uno stile di abbigliamento androgino. E si autodefiniscono «buya» («maschiette»).

  In edicola
da martedì 17 settembre
 
VENICEBIENNALE
Dream, and It'll Pass
Viewing the 55th Venice Biennale
 
      IN VENDITA su kindle
XX SECOLO
Atlante storico
di Le Monde
Diplomatique
 
    IN VENDITA NELLO STORE
RECENSIONI
 
 
 
 
 
ILSITO
implementazione e sviluppo
Mir
hanno partecipato
Gianni Fotia [ab&c]
Raffaele Mastrolonardo
Nicola Bruno
contatti
 
ILMANIFESTO
direttore responsabile Norma Rangeri
 
consiglio di amministrazione   Benedetto Vecchi (presidente), Matteo Bartocci, Norma Rangeri, Silvana Silvestri, Luana Sanguigni
 
il nuovo manifesto società coop editrice
redazione amministrazione
00153 Roma via A. Bargoni 8
FAX 06 68719573, TEL. 06 687191
redazione@ilmanifesto.it
amministrazione(at)ilmanifesto.it
redazione di Milano
Via Lario 39 - 20159
02/ 89074385
 
Partita IVA: 12168691009
Codice fiscale: 12168691009
 
per la pubblicità su questo sito adv(at)mir.it