sabato 16 febbraio 2013
 
19 ottobre 2012
A Roma per il futuro
del giornale
Ivano Di Cerbo*
 
 
Domenica 4 novembre, a Roma (Sala Angelo Fredda - Via Buonarroti 12), si terrà l'assemblea nazionale dei circoli, del collettivo redazionale e dei collaboratori, aperta ai lettori, agli abbonati e ai soci del manifesto. L'iniziativa vuole rispondere alle tante sollecitazioni espresse da quello che Marco Ligas chiama «popolo del manifesto» il quale, non rassegnandosi alla chiusura di un'esperienza unica nel panorama politico-editoriale, non solo italiano, rivendica un rapporto di maggiore partecipazione e responsabilità nel difficile percorso che dovrà portare il giornale fuori dalla crisi in cui è precipitato con la sua messa in liquidazione coatta amministrativa.
Personalmente penso che in questi ultimi nove mesi la direzione del giornale, oltre a compiere il miracolo di mandarlo in edicola ogni giorno, avrebbe dovuto lavorare per un maggiore coinvolgimento del suo «corpo militante» aprendo in un dibattito franco sulle pagine del quotidiano invece di relegarlo alle meritorie riunioni dei circoli. Non averlo fatto, neppure dopo il lucidissimo contributo di Rossana, ci costringe ora a scelte non sufficientemente meditate che potrebbero indurci in irrimediabili errori.
Come possiamo uscire dal «lungo purgatorio» per salire in «paradiso» e non essere, invece, scaraventati nell'«inferno»? Innanzitutto chiarendo che le tre componenti che rendono unica l'esperienza del manifesto, i circoli, il collettivo redazionale e la rete dei collaboratori sono obbligate a marciare insieme perché nessuna, da sola, potrà garantire la sopravvivenza del giornale. Questo significa ricostruire una unità che non annulla le differenze (che nel manifesto ci sono sempre state)ma le considera una ricchezza con la quale affrontare futuri dolorosi passaggi, quali la costituzione della nuova cooperativa, la definizione dei componenti che ne faranno parte, la vendita della testata e il tipo di proprietà che dovrà riscattarla, tenendo presente che se si smarrisse la continuità storica che ci ha contraddistinto si aprirebbe un processo di abbandono dei lettori che porterebbe alla rapida scomparsa del giornale.
L'assemblea del 4 novembre deve costituire lo scatto d'orgoglio per riguadagnare il tempo perduto, affrontando questi problemi e proponendo, per quello che siamo capaci, le soluzioni.
A questo proposito avanzo alcune proposte a correzione di errori commessi e che possono far ripartire con forza e rinnovata convinzione il manifesto:
1 - aprire sulla pagine del giornale il dibattito sulla sua linea politico-editoriale per definire collettivamente per chi, come e per che cosa il manifesto deve continuare a vivere;
2 - stabilire i criteri secondo i quali sarà costituita la nuova cooperativa e coloro che ne faranno parte;
3 - predisporre un piano politico-editoriale che garantisca la nostra specificità, sia credibile per l'eventuale investitore e, soprattutto preveda, nero su bianco, il nostro diritto di prelazione in caso di futura vendita;
4 - costituire una associazione col fine di promuovere la raccolta di fondi destinati al riacquisto della testata, da depositare in banca e restituibili nel caso questo non si verificasse;
5 - decidere che la nuova proprietà sarà collettiva e si baserà sui circoli, il collettivo redazionale e i collaboratori, ovviamente, aperta ai lettori, abbonati e soci che volessero aderire individualmente.
Se l'assemblea di domenica 4 novembre, cercando di recuperare il tempo perduto negli ultimi difficilissimi nove mesi, riuscirà ad esprimere un orientamento su queste proposte e sulle altre che sicuramente saranno avanzate nel corso del dibattito, potremo cominciare a pensare che anche l'eretico manifesto potrà sperare in un posticino in «paradiso».
* Circolo del manifesto di Roma
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