mercoledì 18 settembre 2013
26 ottobre 2012
Il giullare e il tribunale
Dario Fo
Il caso di Luca Fazio, giornalista cassintegrato del manifesto che avrebbe diffamato Riccardo De Corato mi sembra la chiave di contrappunto rispetto alla galera inflitta a Sallusti. In teatro si parla di equilibrismo quando con una trovata scenica si ribalta la situazione, si capovolge in un gioco assurdo e paradossale una circostanza che ha un suo andamento logico.
Nell'articolo sanzionato ci sono alcuni passi che, al di là degli insulti che un politico come De Corato ha voluto considerare offese, rendono bene l'aria che si respirava a Milano a quei tempi. Il primo - «Chi sgombera non legge libri», lo slogan gridato durante la manifestazione contro lo sgombero del centro sociale Conchetta - ha sicuramente irritato quel mondo politico e culturale che purtroppo a mia volta conosco bene, perché è da quel mondo che è spuntata, direttamente o indirettamente, la bomba messa sotto la palazzina liberty del teatro dove noi recitavamo.
A certi personaggi la parola cultura li fa diventare come un toro che vede rosso, è una parola che non va nominata davanti a un De Corato di quel livello. Ricordate il detto ripetuto dai nazisti? «Quando vedo un intellettuale, la mano meccanicamente mi va subito dritto alla fondina della pistola».
La seconda battuta è quella pronunciata dallo stesso De Corato poco prima della manifestazione: «Milano oggi diventerà un'arena». Ecco, la proiezione storica e culturale di quell'amministratore è l'antica Roma, con i gladiatori che s'azzannano l'un l'altro e il popolo urlante: una visione culturale aberrante.
La terza è l'effige di De Corato con su scritto «Zona a pensiero limitato». È questa verità che lo ha offeso di più.
Così un racconto che non mi pare diffamatorio e che è evidentemente satirico e grottesco, che tira anche uno sfottò agli stessi manifestanti, al «tanto rumore per nulla» che c'è stato in quella manifestazione, è diventato l'occasione per mettere il carico da undici su una battuta che poteva passare inosservata e laterale.
Il punto sta in quella manifestazione non organizzata e negli insulti che da lì si sono levati. E invece, in un Paese che batte tutti i record per il basso numero di lettori, quando a riversarsi per le strade sono persone tanto eterogenee, non inquadrate, che si muovono come individui in difesa dei libri e del diritto di leggerli, risentiti di questo atto di prepotenza tanto ottusa e anche un po' fascista, bisognerebbe prestare attenzione.
Dobbiamo scorrere la storia della satira, per capire questo presente. Dobbiamo ricordare il regolamento contro i giullari emesso nel 1225 da Federico II e il «De vulgari eloquentia». Il giullare non ha diritto di parola in tribunale, bisogna punirlo assolutamente quando ci cade tra le mani. È pericoloso, il giullare, perché fa muovere il riso e l'intelligenza. Per questo è un dovere del cittadino fedele al potere bastonarlo e farlo bastonare. (raccolto da Eleonora Martini)
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