Elezioni Comunali 2012
Quasi 10 milioni
di italiani al votoRiccardo Chiari - il manifesto 06.05.2012
Per sette milioni e 200mila italiani urne aperte oggi dalle 8 alle 22 e domani dalle 7 alle 15, per eleggere i sindaci e rinnovare i consigli comunali di 943 municipi di 17 regioni. Si tratta del primo round di elezioni amministrative scadenzate anche nelle prossime settimane, visto che, in aggiunta agli eventuali ballottaggi, nel Trentino Alto Adige si voterà (nel solo comune di Cavedago) il 20 maggio, in Valle d'Aosta il 27 maggio in tre municipi, e in Sardegna il 10 e 11 giugno in altri 65 comuni. In totale sono dunque circa 9 milioni gli aventi diritto al voto nelle 1012 amministrazioni cittadine interessate dalle elezioni 2012. Fra queste Palermo e Genova, le uniche città coinvolte nella tornata elettorale a superare il mezzo milione di abitanti, e poi altri 26 comuni capoluoghi di provincia: Alessandria, Asti, Cuneo, Como, Monza, Belluno, Verona, Genova, La Spezia, Parma, Piacenza, Lucca, Pistoia, Frosinone, Rieti, L'Aquila, Isernia, Brindisi, Lecce, Taranto, Trani, Catanzaro, Trapani, Agrigento, Gorizia e, a giugno, Oristano e Lanusei, che con i suoi seimila abitanti è il più piccolo capoluogo di provincia della penisola. Superano invece i 100mila abitanti, oltre a Palermo e Genova, anche le città di Verona, Taranto, Parma, Monza e Piacenza. La regione con più comuni al voto è la Sicilia con 149 comuni interessati, a seguire la Lombardia con 126, la Campania con 90, il Veneto con 86, la Calabria con 82, la Puglia con 63 e l'Abruzzo con 53 comuni.
Se i riflettori sono per forza di cose puntati sulle città più popolose per capire chi saranno i nuovi primi cittadini, ci sono anche molti altri motivi di interesse nelle prime elezioni che si svolgono sotto il governo Monti, sostenuto in parlamento da tre formazioni politiche - Pdl, Pd e Udc-Terzo Polo - che in queste amministrative sono avversarie fra loro. Anche se in alcuni casi si presentano alleati il Pd e l'Udc, anche insieme a Idv e Sel come succede a La Spezia e Carrara. Viceversa a Verona l'Udc è alleata del Pdl, per contrastare il popolare sindaco leghista uscente Flavio Tosi. Altra importante variabile elettorale è proprio quella rappresentata dalla Lega Nord, che corre ovunque in solitaria tranne che a Gorizia, dove addirittura torna in vita la Casa delle Libertà. Ma nel complesso saranno tutti da analizzare i risultati elettorali negli oltre 200 municipi lombardi e veneti, dove per la prima volta da anni si è consumata una rottura generalizzata fra leghisti e berlusconiani, con uno scontro all'ultimo voto che potrebbe non avere vincitori ma solo vinti.
Quanto al Pd, in larga misura punta sulla "foto di Vasto", alleandosi in 16 comuni capoluogo all'Idv di Antonio Di Pietro e alla Sel di Nichi Vendola. Un'alleanza allargata in alcuni casi anche alla Federazione della sinistra, così come accade a Genova, Pistoia, Lucca e Piacenza, nel solco di un centrosinistra "classico" che nel capoluogo ligure, anche grazie alla popolarità del candidato sindaco Marco Doria, potrebbe ottenere un'affermazione anche simbolicamente molto importante. Tutt'altra musica a Palermo, dove il confronto è tripolare con Pd e Sel a sostegno di Fabrizio Ferrandelli, mentre Idv e Fds con i Verdi appoggiano Leoluca Orlando, e Pdl con l'Udc puntano su Massimo Costa, in quello che appare il confronto elettorale più incerto dell'intera tornata amministrativa, per giunta in una regione cardine per l'intero sistema politico italiano.
Oltre a quelle già evidenziate, sul panorama elettorale incombono altre variabili. A partire dal tasso di astensione alle urne, nell'anno quarto di una crisi di cui non si vede alcuna uscita, di fronte alla quale anche l'iniziale sostegno al governo Monti ha lasciato il passo ad una profonda disillusione. Ma le reazioni dell'elettorato all'attuale stato di cose potrebbero portare anche al successo del Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo, temuto da tutte le formazioni politiche classiche e dallo stesso governo. Oppure delle numerose liste di cittadinanza «Bene Comune» che si stanno affacciando, in solitaria o alleate con il Prc come avviene a Parma, in quella che per ora è la loro dimensione ottimale, cioè all'interno dei confini municipali. Ma che in futuro potrebbero legarsi fra loro in una rete nazionale, come auspicano alcuni fra i promotori del «soggetto politico nuovo» Alba, nonostante l'oggettiva complessità, e difficoltà, di una impresa del genere.
Se i riflettori sono per forza di cose puntati sulle città più popolose per capire chi saranno i nuovi primi cittadini, ci sono anche molti altri motivi di interesse nelle prime elezioni che si svolgono sotto il governo Monti, sostenuto in parlamento da tre formazioni politiche - Pdl, Pd e Udc-Terzo Polo - che in queste amministrative sono avversarie fra loro. Anche se in alcuni casi si presentano alleati il Pd e l'Udc, anche insieme a Idv e Sel come succede a La Spezia e Carrara. Viceversa a Verona l'Udc è alleata del Pdl, per contrastare il popolare sindaco leghista uscente Flavio Tosi. Altra importante variabile elettorale è proprio quella rappresentata dalla Lega Nord, che corre ovunque in solitaria tranne che a Gorizia, dove addirittura torna in vita la Casa delle Libertà. Ma nel complesso saranno tutti da analizzare i risultati elettorali negli oltre 200 municipi lombardi e veneti, dove per la prima volta da anni si è consumata una rottura generalizzata fra leghisti e berlusconiani, con uno scontro all'ultimo voto che potrebbe non avere vincitori ma solo vinti.
Quanto al Pd, in larga misura punta sulla "foto di Vasto", alleandosi in 16 comuni capoluogo all'Idv di Antonio Di Pietro e alla Sel di Nichi Vendola. Un'alleanza allargata in alcuni casi anche alla Federazione della sinistra, così come accade a Genova, Pistoia, Lucca e Piacenza, nel solco di un centrosinistra "classico" che nel capoluogo ligure, anche grazie alla popolarità del candidato sindaco Marco Doria, potrebbe ottenere un'affermazione anche simbolicamente molto importante. Tutt'altra musica a Palermo, dove il confronto è tripolare con Pd e Sel a sostegno di Fabrizio Ferrandelli, mentre Idv e Fds con i Verdi appoggiano Leoluca Orlando, e Pdl con l'Udc puntano su Massimo Costa, in quello che appare il confronto elettorale più incerto dell'intera tornata amministrativa, per giunta in una regione cardine per l'intero sistema politico italiano.
Oltre a quelle già evidenziate, sul panorama elettorale incombono altre variabili. A partire dal tasso di astensione alle urne, nell'anno quarto di una crisi di cui non si vede alcuna uscita, di fronte alla quale anche l'iniziale sostegno al governo Monti ha lasciato il passo ad una profonda disillusione. Ma le reazioni dell'elettorato all'attuale stato di cose potrebbero portare anche al successo del Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo, temuto da tutte le formazioni politiche classiche e dallo stesso governo. Oppure delle numerose liste di cittadinanza «Bene Comune» che si stanno affacciando, in solitaria o alleate con il Prc come avviene a Parma, in quella che per ora è la loro dimensione ottimale, cioè all'interno dei confini municipali. Ma che in futuro potrebbero legarsi fra loro in una rete nazionale, come auspicano alcuni fra i promotori del «soggetto politico nuovo» Alba, nonostante l'oggettiva complessità, e difficoltà, di una impresa del genere.





