
La rivoluzione gentile
di Salvatore Scalzo
Silvio Messinetti - il manifesto 05.05.2012
Appena trecentocinquanta giorni dopo Catanzaro torna alle urne. Bizzarrie di un capoluogo che potrebbe spendere meglio le risorse. Ma tant'è. Il sindaco uscente, Michele Traversa, il vecchio sindacalista missino tirato a lucido in An, prima, e nel Pdl poi, ha gettato la spugna. Col pretesto della norma che ha sancito l'incompatibilità tra parlamentare e sindaco, ha optato per il comodo scranno di Montecitorio. Scappando così da una città che pure aveva conquistato con un bagno di voti (62%). È questo il regalo che la destra ha lasciato al popolo di Catanzaro, dopo aver chiesto con tutti i mezzi una valanga di preferenze sui singoli candidati (72%). Traversa si è dimesso formalmente da sindaco, una carica che politicamente non ha mai esercitato. Preso in ostaggio da lobby e gruppi di potere che avevano bisogno di metter le mani sulla città. In questi mesi di calvario, nei fatti, si è costituita una maggioranza parallela, che dettava l'agenda politica del sindaco. Traversa si è dimesso non soltanto perchè non aveva risorse per governare la città, ma perché lui, uomo politico d'esperienza, non aveva gli strumenti per soddisfare le richieste determinate dagli accordi capestro, che hanno contraddistinto la campagna elettorale di una parte della sua coalizione. Già nel corso della formazione delle liste aveva dovuto, infatti, assistere impotente a prove di forza da parte del presidente calabrese Scopelliti e dell'assessore regionale al personale, e ras della destra locale, Mimmo Tallini.
Una fuga spudorata, quella di Traversa, che ha lasciato dietro di sé solo macerie e polemiche. Dal buco economico, che ha portato l'ente a sforare di ben 12 milioni il patto di stabilità, alla catastrofe delle società partecipate, molte delle quali in perdita e con lavoratori a rischio licenziamento. La destra, orfana di Traversa, si affida ora a un cavallo di ritorno, Sergio Abramo, imprenditore, già sindaco di Catanzaro dal 1997 al 2006, attuale presidente di Sorical, la società mista che gestisce le risorse idriche in Calabria. Su cui di recente si è abbattuta una bufera giudiziaria. In cui Abramo, seppur non indagato, viene tirato in ballo.
Un gruppo malavitoso, in odor di 'ndrangheta, ha tentato la scalata a Sorical cercando di coinvolgere nell'operazione l'attuale presidente del cda, ovvero Abramo. Che, da parte sua, ha negato ogni addebito («non sono mai stato interessato ad acquisire quote di chicchessia, non solo perché nella mia qualità di presidente non avrei potuto farlo ma anche perché non è un settore che ha mai fatto parte della mia attività imprenditoriale né del mio gruppo»). Anche se una mezza ammissione l'ha fatta («è vero che da presidente mi sono adoperato da molti mesi per sostituire il socio privato che ha manifestato l'intenzione di cedere le proprie quote. Per questo motivo ho pensato ad un gruppo ancora più forte e competente nel settore»). All'inizio della campagna elettorale ha annunciato le dimissioni da tutte le cariche nelle aziende di famiglia (una holding con tremila dipendenti e 120 milioni di euro di giro d'affari, dall'editoria ai call center). Ma la carica politicamente più pesante, quella non l'ha lasciata.
È ancora saldo al suo posto di presidente della società idrica calabrese, un'azienda allo sbando, alla luce delle vicende giudiziarie e della recente relazione della Corte dei Conti. «Dopo quello che è accaduto Abramo deve dimettersi da Sorical» tuona Salvatore Scalzo, candidato del centrosinistra (Pd, Rifondazione, Sel, socialisti, Verdi, Idv, le liste civiche "Primavera a Catanzaro", "Il bene in Comune", "Obiettivo Capoluogo"). Una coalizione coesa e compatta in una battaglia per conquistare una città da sempre difficile per la sinistra. Un manifesto d'intenti a sostegno di un candidato sindaco che ha scelto di tornare a casa mettendo "Catanzaro prima di tutto". Puntando decisamente al bersaglio grosso, dopo la buona performance dell'anno scorso (30%). «Questa sfida la giochiamo non sfruttando il voto di scambio -osserva Scalzo - ma puntando sulla mobilitazione attorno ad un progetto che guarda al futuro». Il candidato sindaco del centrosinistra rivendica la diversità tra la sua coalizione e quella di un centrodestra spaccato in due. «Lo dimostra quanto succede in queste giorni: il modello Reggio, quello di Scopelliti, è agli sgoccioli, abbiamo l'ufficialità in quella storia drammatica che ruota attorno alle vicende che interessano il Comune reggino. Quando si tratta di fatti così gravi, in nome della credibilità necessaria a distinguersi, la politica dovrebbe seguire corsi diversi prima delle vie legali e quello che succede oggi a Scopelliti richiederebbe un'autosospensione dalla carica di governatore per il bene della Calabria». E se Abramo continua ad affermare che «pulirà la città in una settimana, noi diciamo che in questi ultimi giorni di campagna elettorale ripuliremo la città dalla cialtroneria di questo pezzo di centrodestra che offende i catanzaresi dopo aver governato per anni reggendosi su un sistema che mette al centro interessi particolari invece del bene comune. È questo quello che ci distingue».
La rivoluzione gentile di Scalzo si muove lungo tre assi. «Catanzaro vuole e deve essere libera, orgogliosa e viva. Libera da ricatti e dalle frustrazioni legate alla carenza di lavoro, al precariato contrattuale, libera di votare, respirando un clima diverso da quello che impone il voto di scambio. Catanzaro deve rimodulare la propria autonomia, passando da città di call center a capoluogo di regione orgogliosa di recuperare le grandi vocazioni della cultura e del turismo». Il terzo polo, qui, corre da solo in controtendenza rispetto all'asse Pdl-Udc che guida la regione, Reggio e Cosenza.
È il vecchio notabilato centrista, che ruota intorno alla famiglia Tassone (Mario, vicesegretario nazionale Udc, e il figliolo Gianluca, neoeletto segretario cittadino). Ma la sfida è tra Abramo e Scalzo. Tra una destra che fa acqua e perde pezzi. E un centrosinistra che vede il traguardo a portata di mano.
Salvatore Scalzo Neanche 29 anni, ci riprova per la seconda volta. Nel 2011, contro Traversa, ottenne il 32,5% dei voti. Traversa (ex aennino) diede forfait dopo pochi mesi optando per la carica di deputato. Scalzo, appoggiato da otto liste (Pd, Sel, Idv, Prc, Svolta democratica e tre civiche), ora ha una seconda chance e potrebbe mandare in tilt l'equilibrio politico nella regione governata da Scopelliti. Sergio Abramo Ha già ricoperto la carica di sindaco di Catanzaro dal 1997 al 2005. Si dimise anticipatamente per candidarsi alla presidenza della Regione ma fu sconfitto da Agazio Loiero. In occasione dell'elezione del secondo mandato ottenne il 71,4% di preferenze che fece di lui il sindaco più votato d'Italia. Imprenditore e presidente della Sorical (Società risorse idriche calabresi), ha il sostegno di otto liste (Pdl, Api, Scopelliti Presidente, Adc e quattro civiche). Rutelli ieri ha chiuso la sua campagna elettorale
Una fuga spudorata, quella di Traversa, che ha lasciato dietro di sé solo macerie e polemiche. Dal buco economico, che ha portato l'ente a sforare di ben 12 milioni il patto di stabilità, alla catastrofe delle società partecipate, molte delle quali in perdita e con lavoratori a rischio licenziamento. La destra, orfana di Traversa, si affida ora a un cavallo di ritorno, Sergio Abramo, imprenditore, già sindaco di Catanzaro dal 1997 al 2006, attuale presidente di Sorical, la società mista che gestisce le risorse idriche in Calabria. Su cui di recente si è abbattuta una bufera giudiziaria. In cui Abramo, seppur non indagato, viene tirato in ballo.
Un gruppo malavitoso, in odor di 'ndrangheta, ha tentato la scalata a Sorical cercando di coinvolgere nell'operazione l'attuale presidente del cda, ovvero Abramo. Che, da parte sua, ha negato ogni addebito («non sono mai stato interessato ad acquisire quote di chicchessia, non solo perché nella mia qualità di presidente non avrei potuto farlo ma anche perché non è un settore che ha mai fatto parte della mia attività imprenditoriale né del mio gruppo»). Anche se una mezza ammissione l'ha fatta («è vero che da presidente mi sono adoperato da molti mesi per sostituire il socio privato che ha manifestato l'intenzione di cedere le proprie quote. Per questo motivo ho pensato ad un gruppo ancora più forte e competente nel settore»). All'inizio della campagna elettorale ha annunciato le dimissioni da tutte le cariche nelle aziende di famiglia (una holding con tremila dipendenti e 120 milioni di euro di giro d'affari, dall'editoria ai call center). Ma la carica politicamente più pesante, quella non l'ha lasciata.
È ancora saldo al suo posto di presidente della società idrica calabrese, un'azienda allo sbando, alla luce delle vicende giudiziarie e della recente relazione della Corte dei Conti. «Dopo quello che è accaduto Abramo deve dimettersi da Sorical» tuona Salvatore Scalzo, candidato del centrosinistra (Pd, Rifondazione, Sel, socialisti, Verdi, Idv, le liste civiche "Primavera a Catanzaro", "Il bene in Comune", "Obiettivo Capoluogo"). Una coalizione coesa e compatta in una battaglia per conquistare una città da sempre difficile per la sinistra. Un manifesto d'intenti a sostegno di un candidato sindaco che ha scelto di tornare a casa mettendo "Catanzaro prima di tutto". Puntando decisamente al bersaglio grosso, dopo la buona performance dell'anno scorso (30%). «Questa sfida la giochiamo non sfruttando il voto di scambio -osserva Scalzo - ma puntando sulla mobilitazione attorno ad un progetto che guarda al futuro». Il candidato sindaco del centrosinistra rivendica la diversità tra la sua coalizione e quella di un centrodestra spaccato in due. «Lo dimostra quanto succede in queste giorni: il modello Reggio, quello di Scopelliti, è agli sgoccioli, abbiamo l'ufficialità in quella storia drammatica che ruota attorno alle vicende che interessano il Comune reggino. Quando si tratta di fatti così gravi, in nome della credibilità necessaria a distinguersi, la politica dovrebbe seguire corsi diversi prima delle vie legali e quello che succede oggi a Scopelliti richiederebbe un'autosospensione dalla carica di governatore per il bene della Calabria». E se Abramo continua ad affermare che «pulirà la città in una settimana, noi diciamo che in questi ultimi giorni di campagna elettorale ripuliremo la città dalla cialtroneria di questo pezzo di centrodestra che offende i catanzaresi dopo aver governato per anni reggendosi su un sistema che mette al centro interessi particolari invece del bene comune. È questo quello che ci distingue».
La rivoluzione gentile di Scalzo si muove lungo tre assi. «Catanzaro vuole e deve essere libera, orgogliosa e viva. Libera da ricatti e dalle frustrazioni legate alla carenza di lavoro, al precariato contrattuale, libera di votare, respirando un clima diverso da quello che impone il voto di scambio. Catanzaro deve rimodulare la propria autonomia, passando da città di call center a capoluogo di regione orgogliosa di recuperare le grandi vocazioni della cultura e del turismo». Il terzo polo, qui, corre da solo in controtendenza rispetto all'asse Pdl-Udc che guida la regione, Reggio e Cosenza.
È il vecchio notabilato centrista, che ruota intorno alla famiglia Tassone (Mario, vicesegretario nazionale Udc, e il figliolo Gianluca, neoeletto segretario cittadino). Ma la sfida è tra Abramo e Scalzo. Tra una destra che fa acqua e perde pezzi. E un centrosinistra che vede il traguardo a portata di mano.
Salvatore Scalzo Neanche 29 anni, ci riprova per la seconda volta. Nel 2011, contro Traversa, ottenne il 32,5% dei voti. Traversa (ex aennino) diede forfait dopo pochi mesi optando per la carica di deputato. Scalzo, appoggiato da otto liste (Pd, Sel, Idv, Prc, Svolta democratica e tre civiche), ora ha una seconda chance e potrebbe mandare in tilt l'equilibrio politico nella regione governata da Scopelliti. Sergio Abramo Ha già ricoperto la carica di sindaco di Catanzaro dal 1997 al 2005. Si dimise anticipatamente per candidarsi alla presidenza della Regione ma fu sconfitto da Agazio Loiero. In occasione dell'elezione del secondo mandato ottenne il 71,4% di preferenze che fece di lui il sindaco più votato d'Italia. Imprenditore e presidente della Sorical (Società risorse idriche calabresi), ha il sostegno di otto liste (Pdl, Api, Scopelliti Presidente, Adc e quattro civiche). Rutelli ieri ha chiuso la sua campagna elettorale






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