
Il futuro di tutti
in una città
Daniela Preziosi - il manifesto 05.05.2012
«Lunedì vado all'università, ho lezione. Poi me ne torno a casa e me ne sto tranquillo. Dopo, quando ci sarà un risultato consolidato, andrò al mio comitato».
Piedi per terra e serietà, professor Doria, sono le carte che si gioca per diventare sindaco?
«È un corso da finire all'università. Se sarò eletto, la legge mi impone l'aspettativa».
Il professor Marco Doria, classe '57, tre figli, insegna storia dell'economia a Genova. Insegna, ma a Milano, anche la moglie, Claudia, che lo ha aiutato in questa inaspettata e intensa campagna elettorale. Ma ieri, giorno del gran finale - a Genova è venuto Bersani, con lui don Gallo ha lanciato un appassionato appello all'unità; poi l'ultima intervista pubblica al teatro La Claque - lei è andata comunque a fare lezione. Loro sono così. I genovesi come loro apprezzano. Del resto i vecchi amici della Fgci così se lo ricordano: appassionato ma tranquillo e affidabile, più incline allo studio che alle occupazioni delle aule. «E ormai sono vecchio per cambiare», scherza lui.
Genova è un test nazionale per il futuro centrosinistra. Le vostre primarie sono un caso di scuola: fra due litiganti Pd, ha vinto lei, appoggiato da Sel. Sente la responsabilità?
Se non la sentissi sarei un idiota. Sono contento che Bersani abbia chiuso qui la campagna elettorale, vuol dire che punta su noi e che qui si gioca una partita grossa. Ma giovedì ero con il sindaco di Milano Pisapia. Il mio tipo di candidatura è un po' nuova rispetto a come si è posto il centrosinistra fin qui. Non che io sia un ragazzino. Intanto, senza le primarie non ci sarei. Sono uno strumento imprescindibile.
Ma Genova potrà davvero dare una spinta al centrosinistra nazionale?
Sì. Rispetto a Palermo, l'altra grande città che vota domani, Genova è riconducibile a uno schema di coalizione più classico, più traducibile sul piano nazionale. Siamo uno schieramento che cerca di rinnovarsi e che, partendo dalla città, prova a tradurre in concreto temi come democrazia partecipata, beni comuni, difesa dello stato sociale, ora che i comuni sono massacrati. Qui c'è stata l'alluvione: questa città può dare il suo contributo a praticare un nuovo modello di sviluppo.
I comuni sono «massacrati». Se sarà sindaco si schiererà contro le politiche del governo Monti?
Non mi muoverò separatamente, credo nell'alleanza fra sindaci per difendere la possibilità del comune di fare politiche sociali. Cercheremo di far cambiare rotta ai tagli. Ma per ora la maggioranza è quella che è; proveremo a farci sentire. Comunque con il bilancio bisogna fare i conti. Se sarò eletto praticherò tutti gli strumenti della buona amministrazione, che è attenta alle priorità sociali ma esercita il rigore nella gestione del denaro pubblico. E reperisce risorse utilizzando la leva fiscale per non tagliare i servizi, modulandola con l'equità.
Oltre a Pisapia, anche il sindaco Zedda, a Cagliari è venuto a trovarla. Dalla primavera 2011 tira un vento diverso?
Un vento si sente, è positivo, ma si sentono anche venti negativi: la disaffezione dalla politica, il nuovo qualunquismo, il ripiegamento. Il risultato francese è emblematico: c'è l'affermazione di Hollande, ma anche un grande consenso alla Le Pen. Anche qui non darei niente per scontato.
È difficile far convivere in una stessa alleanza chi è con Monti e chi è contro?
Ci stiamo sforzando di partire dai problemi della città. Da qui cerchiamo di rinnovare anche la coalizione. È un lavoro che stiamo facendo tutti, a prescindere dal fatto che si consideri Monti uno stato di necessità o una iattura. Sel mi ha sostenuto, ma in coalizione con me c'è anche la Federazione della sinistra. Mi auguro che nel 2013 la coalizione di centrosinistra ci sia, e spero che Genova dimostri che si può fare.
Lei è nella città di Grillo, l''anti-partiti' per definizione. Avere i partiti vicini, e Bersani nel comizio finale, in queste ore è più una ricchezza o un problema?
Sono contento della presenza di Bersani, lo dico con la soddisfazione di uno di sinistra che si riconosce nel centrosinistra. Poi i partiti sono una cosa e l'altra: una ricchezza e un problema. Debbono fare uno sforzo di rinnovamento, ma anche io debbo essere all'altezza di un modo nuovo di fare politica. Certo, dove i partiti non fanno questo sforzo appesantiscono il cammino. Ma la verità è che ho un rapporto positivo con Sel, e con i circoli Pd che mi hanno invitato ho trovato una sintonia. I partiti sono organizzazioni di persone, non solo apparati. Non bastano, ma sono una risorsa. Il popolo del centrosinistra è a tre piani: i cittadini che si riconoscono in un'idea di progressista di welfare e inclusione; le organizzazioni politiche; la rete articolata e diffusa di associazioni, comitati e circoli. Il centrosinistra deve saper unire tutti. Fra l'altro, molte persone fanno parte di tutti e tre i piani.
Nel concreto: la sindaca Vincenzi e la senatrice Pinotti, le sfidanti alle primarie, entrambe Pd, l'hanno aiutata o no?
Pinotti ha continuato a fare il suo lavoro da parlamentare, abbiamo avuto pochi momenti di scambio. Vincenzi ha governato fino all'ultimo con la difficoltà di una maggioranza ormai risicata. Io ero impegnato nella campagna elettorale. Parlerei di percorsi paralleli.
Nella lista Pd vengono riconfermati alcuni assessori uscenti. Sarà in continuità o in discontinuità con l'ex sindaca?
Gli assessori sono candidati a fare i consiglieri. Ma la parola discontinuità non mi piace. Vincenzi l'ha brandita come una clava contro il predecessore Pericu, e a me che ho votato l'uno e l'altra questo dire 'quando arrivo io cambio tutto' dà fastidio. Sarò coerente con l'esigenza di rinnovamento che c'è e mi ha portato fin qua. Ma cercherò di dimostrare le cose con i fatti.
Genova è la città di Grillo. Farà appello ai votanti delle cinque stelle?
Loro non distinguono fra destra e sinistra. Poi sono certo che in molti al ballottaggio votano a sinistra. Però c'è una differenza fra noi: se vuoi difendere lo stato sociale, devi dire dove prendi le risorse. Se parli di ambiente, devi anche parlare di container. Loro questo sforzo non lo fanno.
Qualcuno le fa pressione per imbarcare i centristi, in un secondo momento?
No, e con me il problema non si pone. Non ci saranno apparentamenti.
Alcuni operai Fincantieri di Sestri Ponente, in crisi, hanno detto che non voteranno perché non credono più alla politica.
L'ho letto e ho cercato di capire. In certi ambienti la sfiducia è tanta. Nella mia lista ci sono due operai Fincantieri, con i quali ho parlato a lungo. Mi pare che l'atteggiamento diffuso sia molto più combattivo.
Ha pensato alla giunta?
Ci sto pensando, ma da solo, per il momento. Prima votiamo.
Piedi per terra e serietà, professor Doria, sono le carte che si gioca per diventare sindaco?
«È un corso da finire all'università. Se sarò eletto, la legge mi impone l'aspettativa».
Il professor Marco Doria, classe '57, tre figli, insegna storia dell'economia a Genova. Insegna, ma a Milano, anche la moglie, Claudia, che lo ha aiutato in questa inaspettata e intensa campagna elettorale. Ma ieri, giorno del gran finale - a Genova è venuto Bersani, con lui don Gallo ha lanciato un appassionato appello all'unità; poi l'ultima intervista pubblica al teatro La Claque - lei è andata comunque a fare lezione. Loro sono così. I genovesi come loro apprezzano. Del resto i vecchi amici della Fgci così se lo ricordano: appassionato ma tranquillo e affidabile, più incline allo studio che alle occupazioni delle aule. «E ormai sono vecchio per cambiare», scherza lui.
Genova è un test nazionale per il futuro centrosinistra. Le vostre primarie sono un caso di scuola: fra due litiganti Pd, ha vinto lei, appoggiato da Sel. Sente la responsabilità?
Se non la sentissi sarei un idiota. Sono contento che Bersani abbia chiuso qui la campagna elettorale, vuol dire che punta su noi e che qui si gioca una partita grossa. Ma giovedì ero con il sindaco di Milano Pisapia. Il mio tipo di candidatura è un po' nuova rispetto a come si è posto il centrosinistra fin qui. Non che io sia un ragazzino. Intanto, senza le primarie non ci sarei. Sono uno strumento imprescindibile.
Ma Genova potrà davvero dare una spinta al centrosinistra nazionale?
Sì. Rispetto a Palermo, l'altra grande città che vota domani, Genova è riconducibile a uno schema di coalizione più classico, più traducibile sul piano nazionale. Siamo uno schieramento che cerca di rinnovarsi e che, partendo dalla città, prova a tradurre in concreto temi come democrazia partecipata, beni comuni, difesa dello stato sociale, ora che i comuni sono massacrati. Qui c'è stata l'alluvione: questa città può dare il suo contributo a praticare un nuovo modello di sviluppo.
I comuni sono «massacrati». Se sarà sindaco si schiererà contro le politiche del governo Monti?
Non mi muoverò separatamente, credo nell'alleanza fra sindaci per difendere la possibilità del comune di fare politiche sociali. Cercheremo di far cambiare rotta ai tagli. Ma per ora la maggioranza è quella che è; proveremo a farci sentire. Comunque con il bilancio bisogna fare i conti. Se sarò eletto praticherò tutti gli strumenti della buona amministrazione, che è attenta alle priorità sociali ma esercita il rigore nella gestione del denaro pubblico. E reperisce risorse utilizzando la leva fiscale per non tagliare i servizi, modulandola con l'equità.
Oltre a Pisapia, anche il sindaco Zedda, a Cagliari è venuto a trovarla. Dalla primavera 2011 tira un vento diverso?
Un vento si sente, è positivo, ma si sentono anche venti negativi: la disaffezione dalla politica, il nuovo qualunquismo, il ripiegamento. Il risultato francese è emblematico: c'è l'affermazione di Hollande, ma anche un grande consenso alla Le Pen. Anche qui non darei niente per scontato.
È difficile far convivere in una stessa alleanza chi è con Monti e chi è contro?
Ci stiamo sforzando di partire dai problemi della città. Da qui cerchiamo di rinnovare anche la coalizione. È un lavoro che stiamo facendo tutti, a prescindere dal fatto che si consideri Monti uno stato di necessità o una iattura. Sel mi ha sostenuto, ma in coalizione con me c'è anche la Federazione della sinistra. Mi auguro che nel 2013 la coalizione di centrosinistra ci sia, e spero che Genova dimostri che si può fare.
Lei è nella città di Grillo, l''anti-partiti' per definizione. Avere i partiti vicini, e Bersani nel comizio finale, in queste ore è più una ricchezza o un problema?
Sono contento della presenza di Bersani, lo dico con la soddisfazione di uno di sinistra che si riconosce nel centrosinistra. Poi i partiti sono una cosa e l'altra: una ricchezza e un problema. Debbono fare uno sforzo di rinnovamento, ma anche io debbo essere all'altezza di un modo nuovo di fare politica. Certo, dove i partiti non fanno questo sforzo appesantiscono il cammino. Ma la verità è che ho un rapporto positivo con Sel, e con i circoli Pd che mi hanno invitato ho trovato una sintonia. I partiti sono organizzazioni di persone, non solo apparati. Non bastano, ma sono una risorsa. Il popolo del centrosinistra è a tre piani: i cittadini che si riconoscono in un'idea di progressista di welfare e inclusione; le organizzazioni politiche; la rete articolata e diffusa di associazioni, comitati e circoli. Il centrosinistra deve saper unire tutti. Fra l'altro, molte persone fanno parte di tutti e tre i piani.
Nel concreto: la sindaca Vincenzi e la senatrice Pinotti, le sfidanti alle primarie, entrambe Pd, l'hanno aiutata o no?
Pinotti ha continuato a fare il suo lavoro da parlamentare, abbiamo avuto pochi momenti di scambio. Vincenzi ha governato fino all'ultimo con la difficoltà di una maggioranza ormai risicata. Io ero impegnato nella campagna elettorale. Parlerei di percorsi paralleli.
Nella lista Pd vengono riconfermati alcuni assessori uscenti. Sarà in continuità o in discontinuità con l'ex sindaca?
Gli assessori sono candidati a fare i consiglieri. Ma la parola discontinuità non mi piace. Vincenzi l'ha brandita come una clava contro il predecessore Pericu, e a me che ho votato l'uno e l'altra questo dire 'quando arrivo io cambio tutto' dà fastidio. Sarò coerente con l'esigenza di rinnovamento che c'è e mi ha portato fin qua. Ma cercherò di dimostrare le cose con i fatti.
Genova è la città di Grillo. Farà appello ai votanti delle cinque stelle?
Loro non distinguono fra destra e sinistra. Poi sono certo che in molti al ballottaggio votano a sinistra. Però c'è una differenza fra noi: se vuoi difendere lo stato sociale, devi dire dove prendi le risorse. Se parli di ambiente, devi anche parlare di container. Loro questo sforzo non lo fanno.
Qualcuno le fa pressione per imbarcare i centristi, in un secondo momento?
No, e con me il problema non si pone. Non ci saranno apparentamenti.
Alcuni operai Fincantieri di Sestri Ponente, in crisi, hanno detto che non voteranno perché non credono più alla politica.
L'ho letto e ho cercato di capire. In certi ambienti la sfiducia è tanta. Nella mia lista ci sono due operai Fincantieri, con i quali ho parlato a lungo. Mi pare che l'atteggiamento diffuso sia molto più combattivo.
Ha pensato alla giunta?
Ci sto pensando, ma da solo, per il momento. Prima votiamo.






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