sabato 16 febbraio 2013
Ricostruzione e lavoro
in 7 sfidano Cialente
Eleonora Martini - il manifesto 06.05.2012
 
Arriva stremata, L'Aquila, all'appuntamento elettorale. Dopo tre anni d'inferno dal terremoto, vissuti pericolosamente all'ombra della speculazione partitica, l'astensionismo e l'antipolitica sarebbero più che mai una prospettiva seducente. Se non fosse che i 61 mila elettori chiamati a districarsi nel bailamme degli otto candidati sindaci, dei 700 aspiranti consiglieri e delle 22 liste elettorali, hanno un bisogno disperato di risposte concrete. In ballo ci sono i due miliardi di euro da gestire per la ricostruzione di una città fantasma e che fu tra le più belle d'Italia. 
«Il più grande cantiere dopo ju big bang», irride un video-clip che spopola in rete creato da un gruppo rap satirico aquilano parafrasando le promesse berlusconiane. Doveva essere il più grande cantiere d'Europa, ma ancora oggi spesso «l'unico rumore che si sente è il silenzio». A rischio si sono le vite di un aquilano su due che ancora non è rientrato nella propria casa e di quelli che dopo una lunghissima deportazione sono tornati in una città sconosciuta, più simile alle peggiori periferie romane che al gioiello incastonato tra le montagne che era. Sul piatto della bilancia pesano le centinaia di piccole imprese e negozi scomparsi, il polo tecnologico che vent'anni fa impegnava 5 mila lavoratori praticamente annientato, il centro d'eccellenza universitario costantemente sul filo del rasoio. Lavoro zero, con una sola eccezione: il polo farmaceutico (Sanofi-Aventis, Dompé e Menarini) ancora in buona salute. 
In questo contesto si è svolta, senza brio, la campagna elettorale degli otto candidati, a cominciare dal sindaco uscente Massimo Cialente (Pd, Fds,Sel, Pdci, Api) e dallo sfidante più pericoloso, Giorgio De Matteis, vicepresidente del consiglio regionale, appoggiato da Mpa, Udc, Udeur, da un po' di fuoriusciti del Pdl, dalla lista «Prospettiva 2022» di Casa Pound e perfino da un drappello di Verdi che in Regione stanno nella «Sinistra Unita». Ma soprattutto De Matteis conta sull'appoggio della curia. Cialente (comizio conclusivo con Bersani e Vecchioni, e uno con Paolo Ferrero, per ironia della sorte nel giorno della Festa del cioccolato) punta alla vittoria immediata, al primo turno. Ma De Matteis (chiusura con Cesa) è convinto di aver ricompattato attorno a sé l'elettorato di un centrodestra talmente frammentato da rinunciare alle primarie e appoggiare un battitore libero come Pierluigi Properzi, docente di urbanistica, a cui non crede più di tanto (malgrado la presenza di Alfano, in chiusura). Più marginali i ruoli giocati dal candidato dell'Idv, Angelo Mancini (immancabile lo struscio in piazza di Di Pietro), da quello dei movimenti cittadini, Ettore Di Cesare (che ha chiuso con un dibattito con Vezio De Lucia), dal medico Vincenzo Vittorini, appoggiato dalle associazioni dei familiari delle vittime del terremoto, dal candidato Fli, Enrico Verini, e dall'unica candidata donna, Enza Blundo, del Movimento 5 stelle. Immancabile pure Beppe Grillo, con un comizio a Piazza Duomo che tutto è stato tranne un bagno di folla.
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