
La finta sfida
dei soliti noti
Giancarlo Bocchi* - il manifesto 03-05-2012
Come mai il partito degli affari già festeggia a Parma la vittoria, se le comunali si terranno tra qualche giorno? Perché a costoro non importa che vinca l'uno o l'altro dei due candidati accreditati dai sondaggi. E perché sanno che ai parmigiani creduloni si può far bere di tutto. Ecco perché si può ancora presentare uno come Elvio Ubaldi, ex sindaco, che ha riempito la città di debiti; o il presidente della provincia Vincenzo Bernazzoli, il candidato Pd che con le giunte di destra ha controfirmato tanti «accordi di programma».
Ma per capire cosa accade in una città, in passato capitale dell'antifascismo, oggi sull'orlo della bancarotta morale e economica, bisogna andare nell'Oltretorrente, quartiere di antiche radici, e raggiungere uno spiazzo tra borgo delle Grazie e via dei Farnese, abbandonato da anni alle auto in sosta. Questa spianata di sassi e sterpaglie, denominato dai burocrati comunali «area ex anagrafe», nell'800 fu lo sfondo delle insurrezioni del generoso proletariato dei borghi. Lì era era la Camera del lavoro, il comando dei sindacalisti di Alceste De Ambris, protagonisti dello sciopero dei contadini del 1908. Qui, nell'agosto '22, pochi e male armati Arditi del Popolo cacciarono gli squadristi di Italo Balbo. Qui in tempi più recenti la sinistra parmigiana, burocratica e arrogante, perse le elezioni del '98 consegnando la città alla destra trafficona. I locali apparatnik ex Pci rifiutarono l'apparentamento con il "fuoriuscito" Tommasini, che chiedeva in questo spiazzo un edificio «per gli anziani e per i giovani del quartiere».
L'ultimo sindaco di centrosinistra, Stefano Lavagetto, lasciò al successore Ubaldi un bilancio in attivo e debiti modesti. Nei successivi 14 anni le giunte di centrodestra hanno accumulato debiti per 600 milioni. Ma se si considerano anche dismissioni e cessioni di quote, come quelle dell'Enia, dei contributi statali per la Tav, per l'Efsa, e cessioni di beni immobili, il conto supera il miliardo.
Cosa è rimasto ai parmigiani di questo fiume di denaro? Rotonde infiorate, fontane pseudo artistiche, due ponti ridicoli e il brutto palazzo dell'Efsa, l'inutile authority alimentare europea. I parmigiani hanno anche perso il controllo delle due banche locali, la Cassa di Risparmio e la Banca del Monte.
Cosa abbiano invece guadagnato i "padroni del vapore" nessuno lo sa. Sullo spiazzo dove Tommasini voleva la casa "per anziani e giovani" sorgerà un condominio dell'impresa di Paolo Pizzarotti, che ha comprato lo spazio dal Comune. Costui, spesso alleato delle cooperative rosse in appalti e "accordi di programma" a firme congiunte Ubaldi-Bernazzoli, è indagato insieme ad altri, tra i quali Paolo Buzzi, candidato sindaco Pdl, per un contratto per il "project financing" dell'Ospedale vecchio, immobile di gran valore storico, del comune, posto sotto sequestro. Invece di chiedere a Pizzarotti di restituire alla città lo spiazzo, il candidato Pd Bernazzoli ha ventilato di trasformare l'Ospedale in aule per la Facoltà di Architettura: un salvagente per Pizzarotti, oggi alle prese con la Soprintendenza e con la crisi che ostacolano il suo progetto alberghiero.
Decisionista, pelata mussoliniana, immarcescibile dc, quand'era sindaco Ubaldi, che pure ha uno zio fucilato dalle Brigate Nere, non esitò a mandare la lettera di sfratto all'Istituto Storico della Resistenza. Di recente ha scaricato - a parole - le responsabilità del tracollo del comune su Vignali, l'ultimo sindaco: che gli ha risposto di avere ereditato da lui il 90% dei debiti. E in effetti l'indebitamento è nato, in gran parte, dalle iniziative di Ubaldi. Le cosiddette "società di trasformazione urbana", Stu-Stazione, Stu-Pasubio, Spip, Stt, che oggi hanno sospeso i lavori o sono fallite. Per non parlare di idee strampalate come la metro in una città di 180 mila abitanti, progetto poi accantonato, ma con strascichi legali e una penale di milioni richiesta dall'appaltatore Pizzarotti. Ubaldi aveva pure avuto l'idea di gonfiare la città di 200mila abitanti, dando licenze edificatorie per migliaia di appartamenti, oggi sfitti o invenduti. Malgrado ciò, i sondaggi lo danno al 20-25%.
Bernazzoli, candidato Pd, sponsorizzato dal presidente regionale Errani e da Bersani, è ex sindacalista e sindaco di un paese della provincia. Zero carisma, ha il primato di essere, dal '45, il primo candidato 'progressista' gradito ai "padroni del vapore". Poco amato dalla sinistra lontana dagli affari, gli viene imputato di aver controfirmato, da presidente della provincia, discussi "accordi di programma" proprio con Ubaldi. I suoi detrattori non dimenticano l'edificazione su terreni agricoli della sede della Parmacotto. Né "l'accordo" per la costruzione di vari megacentri commerciali, di cui uno di una società di Pizzarotti, che ha fatto chiudere molti piccoli negozi. Gli ambientalisti gli contestano l'"accordo" su un termovalorizzatore a due passi dalla "food valley". E sul cemento del collegamento tra autostrada della Cisa e Autobrennero. Oltre a questo, Bernazzoli non ha mai spiegato certe sue iniziative culturali, come la Gnam, mostra d'arte costata 1,2 milioni. È alleato con la cattolica Maria Teresa Guarnieri, ex assessora di Ubaldi, che stavolta aspira addirittura al ruolo di vice sindaco.
Si oppongono al grande inciucio in due: Roberta Roberti, energica sindacalista in lista con il Prc; e il grillino (omonimo) Federico Pizzarotti. Ma in una città indebitata fino al collo, cosa potrà fare il nuovo sindaco, dopo che il commissario straordinario avrà deliberato il programma di risanamento 2012-2016, lacrime e sangue?
Per i sondaggi, la maggioranza dei parmigiani, invece di prendere i forconi, avrebbe deciso di votare uno dei due campioni della vecchia politica. Ma una mano ignota e beffarda ha riprodotto in questi giorni sul muro che costeggia il torrente Parma, proprio in corrispondenza dello spiazzo dell'Oltretorrente, la grande scritta in dialetto che gli Arditi indirizzarono al gerarca Balbo: «Hai attraversato l'Atlantico ma non la Parma». Basterà agli elettori progressisti il ricordo di un glorioso passato per rompere lo specchio deformante della politica, che nella nuova "città ducale", ha trasformato i cittadini in sudditi?
Ma per capire cosa accade in una città, in passato capitale dell'antifascismo, oggi sull'orlo della bancarotta morale e economica, bisogna andare nell'Oltretorrente, quartiere di antiche radici, e raggiungere uno spiazzo tra borgo delle Grazie e via dei Farnese, abbandonato da anni alle auto in sosta. Questa spianata di sassi e sterpaglie, denominato dai burocrati comunali «area ex anagrafe», nell'800 fu lo sfondo delle insurrezioni del generoso proletariato dei borghi. Lì era era la Camera del lavoro, il comando dei sindacalisti di Alceste De Ambris, protagonisti dello sciopero dei contadini del 1908. Qui, nell'agosto '22, pochi e male armati Arditi del Popolo cacciarono gli squadristi di Italo Balbo. Qui in tempi più recenti la sinistra parmigiana, burocratica e arrogante, perse le elezioni del '98 consegnando la città alla destra trafficona. I locali apparatnik ex Pci rifiutarono l'apparentamento con il "fuoriuscito" Tommasini, che chiedeva in questo spiazzo un edificio «per gli anziani e per i giovani del quartiere».
L'ultimo sindaco di centrosinistra, Stefano Lavagetto, lasciò al successore Ubaldi un bilancio in attivo e debiti modesti. Nei successivi 14 anni le giunte di centrodestra hanno accumulato debiti per 600 milioni. Ma se si considerano anche dismissioni e cessioni di quote, come quelle dell'Enia, dei contributi statali per la Tav, per l'Efsa, e cessioni di beni immobili, il conto supera il miliardo.
Cosa è rimasto ai parmigiani di questo fiume di denaro? Rotonde infiorate, fontane pseudo artistiche, due ponti ridicoli e il brutto palazzo dell'Efsa, l'inutile authority alimentare europea. I parmigiani hanno anche perso il controllo delle due banche locali, la Cassa di Risparmio e la Banca del Monte.
Cosa abbiano invece guadagnato i "padroni del vapore" nessuno lo sa. Sullo spiazzo dove Tommasini voleva la casa "per anziani e giovani" sorgerà un condominio dell'impresa di Paolo Pizzarotti, che ha comprato lo spazio dal Comune. Costui, spesso alleato delle cooperative rosse in appalti e "accordi di programma" a firme congiunte Ubaldi-Bernazzoli, è indagato insieme ad altri, tra i quali Paolo Buzzi, candidato sindaco Pdl, per un contratto per il "project financing" dell'Ospedale vecchio, immobile di gran valore storico, del comune, posto sotto sequestro. Invece di chiedere a Pizzarotti di restituire alla città lo spiazzo, il candidato Pd Bernazzoli ha ventilato di trasformare l'Ospedale in aule per la Facoltà di Architettura: un salvagente per Pizzarotti, oggi alle prese con la Soprintendenza e con la crisi che ostacolano il suo progetto alberghiero.
Decisionista, pelata mussoliniana, immarcescibile dc, quand'era sindaco Ubaldi, che pure ha uno zio fucilato dalle Brigate Nere, non esitò a mandare la lettera di sfratto all'Istituto Storico della Resistenza. Di recente ha scaricato - a parole - le responsabilità del tracollo del comune su Vignali, l'ultimo sindaco: che gli ha risposto di avere ereditato da lui il 90% dei debiti. E in effetti l'indebitamento è nato, in gran parte, dalle iniziative di Ubaldi. Le cosiddette "società di trasformazione urbana", Stu-Stazione, Stu-Pasubio, Spip, Stt, che oggi hanno sospeso i lavori o sono fallite. Per non parlare di idee strampalate come la metro in una città di 180 mila abitanti, progetto poi accantonato, ma con strascichi legali e una penale di milioni richiesta dall'appaltatore Pizzarotti. Ubaldi aveva pure avuto l'idea di gonfiare la città di 200mila abitanti, dando licenze edificatorie per migliaia di appartamenti, oggi sfitti o invenduti. Malgrado ciò, i sondaggi lo danno al 20-25%.
Bernazzoli, candidato Pd, sponsorizzato dal presidente regionale Errani e da Bersani, è ex sindacalista e sindaco di un paese della provincia. Zero carisma, ha il primato di essere, dal '45, il primo candidato 'progressista' gradito ai "padroni del vapore". Poco amato dalla sinistra lontana dagli affari, gli viene imputato di aver controfirmato, da presidente della provincia, discussi "accordi di programma" proprio con Ubaldi. I suoi detrattori non dimenticano l'edificazione su terreni agricoli della sede della Parmacotto. Né "l'accordo" per la costruzione di vari megacentri commerciali, di cui uno di una società di Pizzarotti, che ha fatto chiudere molti piccoli negozi. Gli ambientalisti gli contestano l'"accordo" su un termovalorizzatore a due passi dalla "food valley". E sul cemento del collegamento tra autostrada della Cisa e Autobrennero. Oltre a questo, Bernazzoli non ha mai spiegato certe sue iniziative culturali, come la Gnam, mostra d'arte costata 1,2 milioni. È alleato con la cattolica Maria Teresa Guarnieri, ex assessora di Ubaldi, che stavolta aspira addirittura al ruolo di vice sindaco.
Si oppongono al grande inciucio in due: Roberta Roberti, energica sindacalista in lista con il Prc; e il grillino (omonimo) Federico Pizzarotti. Ma in una città indebitata fino al collo, cosa potrà fare il nuovo sindaco, dopo che il commissario straordinario avrà deliberato il programma di risanamento 2012-2016, lacrime e sangue?
Per i sondaggi, la maggioranza dei parmigiani, invece di prendere i forconi, avrebbe deciso di votare uno dei due campioni della vecchia politica. Ma una mano ignota e beffarda ha riprodotto in questi giorni sul muro che costeggia il torrente Parma, proprio in corrispondenza dello spiazzo dell'Oltretorrente, la grande scritta in dialetto che gli Arditi indirizzarono al gerarca Balbo: «Hai attraversato l'Atlantico ma non la Parma». Basterà agli elettori progressisti il ricordo di un glorioso passato per rompere lo specchio deformante della politica, che nella nuova "città ducale", ha trasformato i cittadini in sudditi?
*regista






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