mercoledì 18 settembre 2013
Sindaco uscente,
o l'incognita Bonelli?
 
 
Gianmario Leone - il manifesto 2012.05.03

Di «quell'angolo di mondo che più d'ogni altro m'allieta» - come scrisse nelle Odi Quinto Orazio Flacco - a Taranto è rimasta incollata addosso la bellezza dei tramonti, il gioco scintillante dell'acqua dei Due Mari che la avvolgono, la fierezza della gente di mare. Ma dietro questo velo si nasconde una città che ha perso il bene più prezioso: la libertà di essere libera e decidere del proprio destino. Stretta nella tenaglia mortale della grande industria (da fine 800 con l'Arsenale Militare della Marina) oggi rappresentata dai nomi grossi del panorama economico internazionale (Ilva, Eni, Cementir), ha visto negli anni andar via migliaia di giovani e ha pagato e continua a pagare dazio in vite umane per politiche scellerate che hanno sdoganato negli anni un inquinamento senza eguali.
A Taranto città dei paradossi, contraddistinta dal suo dna di molle tarentum, domenica si torna a votare per le amministrative dopo una campagna elettorale da numeri record: 11 candidati sindaco con 32 liste in gara, un esercito che per qualche decina di comparse non tocca quota mille. 

«Tutti» con Stefàno pur di vincere
Ippazio Stefàno, sindaco uscente autoricandidatosi, venne eletto nel 2007 spinto dal vento di una nuova primavera «rossa» tarantina. Con una città a rischio estinzione per il crac finanziario prodotto dalla precedente giunta di centrodestra, gli elettori affidarono il proprio destino al pediatra della porta accanto ed ex senatore, per provare a uscire dalle secche del debito finanziario e dall'asfissia dell'inquinamento. Dopo 5 anni però, le cose non sono cambiate. Il Comune ha ancora gran parte del debito da smaltire (quasi 300 milioni) e il rapporto con la grande industria non ha subito una svolta: unico «risultato» il rilascio, lo scorso 5 luglio, della procedura Aia (Autorizzazione integrata ambientale) all'Ilva. Salutata con giubilo da istituzioni, sindacati e Confindustria, ora la procedura sarà riaperta per «volontà» del ministro dell'ambiente Clini, dopo le due maxi perizie presentate nell'inchiesta che la Procura di Taranto ha avviato contro l'Ilva per una serie di reati, tra cui quello di disastro ambientale. 
Il 37% ottenuto nel primo turno 5 anni, per Stefàno ora è un miraggio. Oltretutto dovrà guardarsi le spalle anche dai franchi tiratori dei suoi più «stretti» alleati: come ad esempio il Partito democratico che si è fatto dettare la linea da Bari (Vendola) e da Roma (Bersani), rinunciando alle primarie e quindi obbligato ad appoggiare il sindaco uscente. Se poi aggiungiamo che Stefàno, oltre che dal Pd, sarà appoggiato da Udc, Fli, Idv, Udeur, Api, Psi e da Sel, è evidente come da queste parti si voglia provare a vedere l'effetto che fa la grande coalizione. Certamente i problemi per Stefàno verranno più dall'interno che dal centrodestra. 

Quel che resta del centrodestra
Sono due le date del doppio tsunami che ha travolto il centrodestra tarantino. Quella del 17 febbraio 2006, quando l'allora sindaco Di Bello si dimise dall'incarico a seguito di una condanna (1 anno e 4 mesi, pena sospesa) per abuso d'ufficio e falso ideologico nell'ambito di un'inchiesta sull'affidamento della gestione dell'inceneritore cittadino alla società Termomeccanica. La seconda, il 4 novembre 2011, quando morì Pietro Franzoso, deputato in carica del Pdl e vero padre padrone del centrodestra ionico, che nel 2004 fu arrestato con l'accusa di aver agevolato la malavita organizzata in cambio di favori elettorali, e nel 2007 venne assolto dal tribunale di Taranto. La prematura scomparsa de lu Pietru, unico in grado di tenere le briglie ai suoi, ha spento le speranze del centrodestra di tornare a essere competitivo. Ecco perché, dopo una serie di rifiuti e candidature sfumate, si è «scelto» di puntare su Filippo Condemi, avvocato, chiamato a limitare i danni.

Il fascino intramontabile di Cito
Guardando un po' più a destra, però, c'è chi ancora oggi può recitare un «pericoloso» ruolo di primo piano. È Mario Cito, figlio del più famoso Giancarlo plurindagato e condannato ex sindaco ed ex parlamentare, tornato agli inizi di aprile in galera per una condanna in via definitiva della Cassazione per l'ennesima storia di tangenti. L'ex estremista di destra (nel 1979 venne espulso dal Msi per il suo estremismo), nonché precursore del «berlusconismo» (alla fine degli anni '80 con il suo Canale 33, poi Antenna Taranto 6, infiammerà gli animi) fa ancora molta presa in città. Alle ultime amministrative gestì la campagna elettorale del figlio candidato, riuscendo a fargli ottenere oltre 17 mila voti, sfondando la soglia del 15%, con il solo partito della Lega d'Azione Meridionale. Cinque anni dopo, con altre due condanne sulle spalle, Cito riprova a mettere nell'angolo la politica dei grandi partiti: con il figlio Mario che rappresenta il più accreditato sfidante di Stefàno. 

La scelta ambientale
Oltre al dissesto economico, è sull'ambiente che si gioca la vera partita. Ed è qui che Angelo Bonelli lancia la sfida. Il presidente della Federazione dei Verdi, ex parlamentare e attuale consigliere regionale del Lazio, è appoggiato dagli ambientalisti e da gran parte della borghesia tarantina. In molti lo ritengono il possibile avversario di Stefàno al ballottaggio, in una guerra all'ultimo voto con il giovane Cito.

Gli outsider
Altri 7 candidati completano il quadro. Dante Capriulo, ex Pd e assessore di Stefàno (in 5 anni sono 17 gli assessori cacciati) appoggiato da Rifondazione Comunista e dal Mjl, corre da solo dopo le primarie negate. C'è Patrizio Mazza, consigliere regionale in rotta con il suo partito, l'Idv, ematologo emiliano trapiantato qui da 20 anni, che ha fondato il movimento Cambiamo Taranto. Mimmo Festinante (ex Pdl ed ex pro Stefàno) del movimento Galesus, Luigi Albisinni per Taranto C'è, i giovanissimi Alessandro Furnari per le Cinque Stelle di Grillo e Massimiliano Di Cuia di Io Sud di Poli Bortone e l'unica donna in corsa, Felicia Bitritto Polignano, del movimento del presidente della provincia di Bari Schittulli. 
Un guazzabuglio incredibile dal quale uscirà vincente, quasi certamente, Stefàno, che però dovrà fare i conti con le pretese dei suoi tanti veri o presunti alleati. Con la grande industria che ringrazierà ancora una volta una politica specchio di una città ancora oggi troppo frammentata e poco fiera di sé stessa. 
invia per email
Segnala l'articolo
al seguente indirizzo email



 
condividi  
 |  invia per email |  stampa
 
Alias:11 settembre, Ground Zero. La guerra in Afghanistan  Ultraoltre: intervista a Massimo Guerrini autore di Murasaki Baby Ultrasuoni: la scena di Manchester Ultrasport Action City, le attrezzature per lo sport nei luoghi pubblici: intervista al prof. Antonio Borgogni
 
    in edicola
sabato 14 settembre
 
Le «maschiette»
di Riyad
Ispirate da serie televisive sia locali che americane, alcune studentesse saudite,indipendentemente dal loro orientamento sessuale, adottano uno stile di abbigliamento androgino. E si autodefiniscono «buya» («maschiette»).

  In edicola
da martedì 17 settembre
 
VENICEBIENNALE
Dream, and It'll Pass
Viewing the 55th Venice Biennale
 
      IN VENDITA su kindle
XX SECOLO
Atlante storico
di Le Monde
Diplomatique
 
    IN VENDITA NELLO STORE
RECENSIONI
 
 
 
 
 
ILSITO
implementazione e sviluppo
Mir
hanno partecipato
Gianni Fotia [ab&c]
Raffaele Mastrolonardo
Nicola Bruno
contatti
 
ILMANIFESTO
direttore responsabile Norma Rangeri
 
consiglio di amministrazione   Benedetto Vecchi (presidente), Matteo Bartocci, Norma Rangeri, Silvana Silvestri, Luana Sanguigni
 
il nuovo manifesto società coop editrice
redazione amministrazione
00153 Roma via A. Bargoni 8
FAX 06 68719573, TEL. 06 687191
redazione@ilmanifesto.it
amministrazione(at)ilmanifesto.it
redazione di Milano
Via Lario 39 - 20159
02/ 89074385
 
Partita IVA: 12168691009
Codice fiscale: 12168691009
 
per la pubblicità su questo sito adv(at)mir.it