mercoledì 18 settembre 2013
 
Stop al lavoro nero
Una testa un reddito
 
Cari,
1) si dovrebbe partire dal *principio democratico* APPLICANDOLO ALLE LEGGI ECONOMICO-SOCIALI: UNA TESTA UN VOTO, UNA TESTA UN REDDITO. Ogni persona, uomo o donna, possono avere UN SOLO REDDITO personale: se è pensionata che si scelga la pensione più alta, se la persona ha più redditi si scelga, liberamente, quello più renumerativo.
2) istituire una UNICA AGENZIA NAZIONALE PER I REDDITI: devono transitare in questa agenzia TUTTI i redditi, salari, pensioni, etc. che ricevono TUTTE le persone.
3) ABBASSARE IL PERIODO DI LAVORO PROGRESSIVAMENTE. Si dovrebbe partire da max 60 anni per andare in pensione e, gradualmente, andarci sempre prima. AFFERMARE IL PRINCIPIO CHE PER OGNI PENSIONATO ENTRANO A LAVORO (O A REDDITO) DUE GIOVANI.
4) agganciare lo stipendio dei parlamentari allo stipendio di un maestro di scuola elementare (con almeno 20 anni di insegnamento).
5) configurare il reato di FALSA DICHIARAZIONE AL FISCO. Colui o colei che incorre in una dichiarazione falsa VIENE SOSPESA DALLA POSSIBILITA' DI USUFRUIRE DEI SERVIZI SOCIALI.
6) istituire la possibilità di scaricare TUTTO (dalle spese di lavoro alle spese di famiglia o casa) dalla propria dichiarazione dei redditi.
agaragar
 
Punire chi impiega al nero
 
Molti stranieri sono arrivati in Italia senza permesso di soggiorno o senza lavoro (leggi quote d’ingresso) perché la maggioranza di loro hanno sempre trovato un lavoro in nero ( venditore porta a porta, muratore, badante, donna delle pulizie, lavoro stagionale in agricoltura,ecc.) che, pur da sfruttato è sempre meglio della fame, della guerra o delle tragedie ambientali dalle quali sono fuggiti. Questa mercato del lavoro in nero è stato tollerato e favorito dalle leggi italiane (Bossi-Fini), ma non solo, che hanno garantito un flusso continuo di stranieri “clandestini”, arricchito molti datori di lavoro e fatto risparmiare migliaia di euro alle famiglie (leggi badante) per la mancanza di servizi sociali, e, fatto non trascurabile, portato qualche milione di voti al centro destra per i problemi causati dalla immigrazione clandestina: povertà, illegalità, insicurezza.
Basterebbe una legge di poche righe che mandasse in galera chi da lavoro ai clandestini (non i clandestini come fanno adesso che spesso sono vittime) per far cessare la domanda del mercato di lavoro in nero nel nostro paese. In questo modo, previa una sanatoria per legalizzare quelli che sono qui facendoli uscire dal mercato del nero, gli stranieri potrebbero cessare di arrivare se non con un contratto di lavoro, perché verrebbe a mancare la domanda del lavoro in nero e i datori di lavoro non darebbero occupazione ai clandestini per non andare in galera. 
Si risparmierebbero le centinaia di milioni per i “Centri di accoglienza ?”, attività e spese della Polizia e dei carabinieri, le carceri, i tribunali, i comuni, legati al fenomeno della immigrazione che tra l’altro intasano la giustizia italiana.
Andrea
invia per email
Segnala l'articolo
al seguente indirizzo email



 
condividi  
 |  invia per email |  stampa
 
Alias:11 settembre, Ground Zero. La guerra in Afghanistan  Ultraoltre: intervista a Massimo Guerrini autore di Murasaki Baby Ultrasuoni: la scena di Manchester Ultrasport Action City, le attrezzature per lo sport nei luoghi pubblici: intervista al prof. Antonio Borgogni
 
    in edicola
sabato 14 settembre
 
Le «maschiette»
di Riyad
Ispirate da serie televisive sia locali che americane, alcune studentesse saudite,indipendentemente dal loro orientamento sessuale, adottano uno stile di abbigliamento androgino. E si autodefiniscono «buya» («maschiette»).

  In edicola
da martedì 17 settembre
 
VENICEBIENNALE
Dream, and It'll Pass
Viewing the 55th Venice Biennale
 
      IN VENDITA su kindle
XX SECOLO
Atlante storico
di Le Monde
Diplomatique
 
    IN VENDITA NELLO STORE
RECENSIONI
 
 
 
 
 
ILSITO
implementazione e sviluppo
Mir
hanno partecipato
Gianni Fotia [ab&c]
Raffaele Mastrolonardo
Nicola Bruno
contatti
 
ILMANIFESTO
direttore responsabile Norma Rangeri
 
consiglio di amministrazione   Benedetto Vecchi (presidente), Matteo Bartocci, Norma Rangeri, Silvana Silvestri, Luana Sanguigni
 
il nuovo manifesto società coop editrice
redazione amministrazione
00153 Roma via A. Bargoni 8
FAX 06 68719573, TEL. 06 687191
redazione@ilmanifesto.it
amministrazione(at)ilmanifesto.it
redazione di Milano
Via Lario 39 - 20159
02/ 89074385
 
Partita IVA: 12168691009
Codice fiscale: 12168691009
 
per la pubblicità su questo sito adv(at)mir.it