mercoledì 18 settembre 2013
alias 31 marzo
AkaB
LUCIANO DEL SETTE
 
Lui traccia così la sua biografia: AkaB «Notte», in lingua Maya) nasce nel fumetto underground degli anni ’90, con il sempre troppo sottovalutato Shok Studio. Poi passa al cinema: film, corti, animazioni, videoclip, toys design.
Il suo primo lungometraggio Mattatoio, è stato selezionato e proiettato alla 60/ma Mostra del Cinema di Venezia. Gli piace sporcarsi le mani, insomma. In senso letterale. Mescola colori, detersivi, umori corporali e demoni maligni, scatenando reazioni chimiche da mancamenti, poi li stende fino a che non emerge qualcosa. Innumerevoli mostre ne portano testimonianza. Dall’anno 2000 pratica e perpetua la Magia Caota. Non ha gatti». Trentasei anni, milanese, AkaB, nella quotidianità anagrafica, fa di nome Gabriele Di Benedetto.
In una recentissima intervista rilasciata al sito di Carta Straccia, etichetta indipendente abruzzese di albi a fumetti e dintorni, ha dichiarato che, sotto il profilo artistico, per lui esiste soltanto ’Un prima e un dopo Egon Schiele’. «Andavo al primo anno di liceo artistico e già i professori erano riusciti a trasformare la mia passione per il disegno in noiosissime sedute quotidiane di copia dal vero di mezzi busti sfasciati... Un pomeriggio, in tram, Fabio Folla (illustratore, storyteller, animatore, ndr) caccia fuori dalla borsa ’sto catalogo di Egon Schiele e per me cambia tutto».
Va da sé che gli anni della scuola sono per AkaB un’esperienza che lui interpreta partendo da un’ottica molto personale. Ancora dall’intervista a Carta Straccia: «... la scuola mi ha insegnato la bontà delle sostanze stupefacenti e che con l’utilizzo della retorica si può evitare di stare in classe. Ero, infatti, rappresentate d’istituto, quindi per me quegli anni sono stati davvero spassosissimi. Avevo una specie di lasciapassare per saltare tutte le lezioni. ’Mi scusi ma c'è la Guerra nel Golfo, dobbiamo assolutamente organizzare un’assemblea’, e giù di chillum».
Sedicenne, è tra i fondatori dello Shok Studio, dove lavorano mostri sacri quali Ponticelli, Di Modica, Scintu, Salvador. Ma disegna poco, dedicandosi a quello che definisce «l’aspetto registico/organizzativo».
Troppo frustrante. Lascia, e se ne va in Islanda. «In quei sei mesi di buio e sei mesi di luce, ho ricominciato a disegnare da zero. Passavo molto tempo con i bambini e ho chili di quaderni riempiti con queste forme infantili... Da lì è ripartito tutto».
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